FUNZIONE   PUBBLICA

 

 

RIVISTA  QUADRIMESTRALE

 

 

ANNO  IX  -  N.N.  2-3 / 2003

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto di copertina: Palazzo Vidoni.

Elaborazione grafica di Romualdo Chiesa


FUNZIONE PUBBLICA

 

Periodico della Presidenza del Consiglio dei ministri

Dipartimento della Funzione pubblica

 

Anno IX – N.N. 2-3/2003 – Nuova serie

 

Proprietà

- Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della Funzione pubblica, in persona del ministro per la Funzione pubblica, LUIGI MAZZELLA

Direttore responsabile

- MARIA CASTRIANNI – Capo dell’Ufficio stampa

Comitato scientifico

- GIACOMO AIELLO – Avvocato dello Stato – Consigliere giuridico

- ENRICO ARENA - Avvocato dello Stato - Capo dell’Ufficio legislativo

- SERGIO BARBANTI – Consigliere diplomatico

- FEDERICO BASILICA - Avvocato dello Stato – Capo del Dipartimento

- FRANCO CARINCI - Ordinario di diritto del lavoro

- ANTONIO CATRICALA' - Consigliere di Stato

- CARLO D'ORTA - Consigliere della Camera dei deputati

- RENATO GRIMALDI – Consigliere giuridico

- MASSIMO MASSELLA DUCCI TERI - Avvocato dello Stato - Capo di Gabinetto

- ROSARIO SCALIA - Consigliere della Corte dei conti  – Consigliere giuridico

Comitato tecnico di redazione

- RUGGIERO FERRARA - Direttore dell’Ufficio per la semplificazione delle norme e delle procedure

- ADRIANA JANIRI – Responsabile per la Comunicazione istituzionale

- PIA MARCONI - Direttore dell’Ufficio per l'innovazione delle pubbliche amministrazioni

- ANTONIO NADDEO - Direttore dell’Ufficio per le relazioni sindacali delle pubbliche amministrazioni

- FRANCESCA RUSSO - Direttore dell’Ufficio per la formazione  del personale delle pubbliche amministrazioni

- FERRUCCIO SEPE - Direttore dell’Ufficio per gli affari generali e per il personale

- FRANCESCO VERBARO – Direttore dell’Ufficio per il personale delle pubbliche amministrazioni

Coordinatore

- ANTONIO BIGI - Dirigente dell’Ufficio legislativo

Coordinatore della segreteria di redazione

- ROMUALDO CHIESA - Funzionario dell’Ufficio stampa e documentazione

Ricerca giuridica ed elaborazione informatica

- ROSSELLA BOCCI, ROMUALDO CHIESA - Funzionari dell’Ufficio stampa e documentazione

Direzione e redazione

- Corso Vittorio Emanuele, 116 - 00186 Roma - Tel. 06.6899.7565, fax 06.6899.7196

Stampa e distribuzione

- Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato

 

 

Registrazione presso il Tribunale civile di Roma n. 263/86 del 18 maggio 1995.

 

Si autorizzano riproduzioni complete o parziali degli elaborati con citazione della fonte, con esclusione del caso in cui l’articolo contenga la clausola “riproduzione riservata” richiesta dall’autore.

La responsabilità delle opinioni espresse negli articoli firmati è assunta dagli autori.



 

SOMMARIO

 

 

Pag.

u   Editoriale di Maria Castrianni

7

 

 

 

 

u   Impegnarsi per una nuova amministrazione pubblica di Luigi Mazzella, ministro per la Funzione Pubblica

9

u   Un progetto politico da governare: la riforma della Pubblica Amministrazione di Learco Saporito, sottosegretario di Stato per la Funzione Pubblica

13

 

 

CONTRIBUTI  E  INTERVENTI

21

_______________________________________

 

u   Il coordinamento delle politiche comunitarie: problemi attuali e prospettive di riforma di Francesco  Astone, professore associato di diritto amministrativo

23

u   La definizione di nuovi strumenti e metodi per migliorare il rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadini di Federico Basilica, avvocato dello Stato, capo Dipartimento della funzione pubblica

46

u   Ruolo della “governance e politiche di inclusione di Giuseppe Cogliandro, consigliere della Corte dei conti

50

u   Rapporti tra pubbliche amministrazioni e imprese di Carlo D’Orta, direttore generale del CNIPA, Centro Nazionale Informatica Pubblica Amministrazione

55

u   Empowerment delle amministrazioni. La strategia di cantieri per un cambiamento tangibile di Pia Marconi, direttore dell’ufficio per l’innovazione delle pubbliche amministrazioni

59

u   La competenza delle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti, dopo la legge n. 131 del 2003 di Rosario Scalia, consigliere della Corte dei conti

65

 

 

 

 

DOCUMENTI

105

_______________________________________

 

u   Convenzione tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Funzione Pubblica e il FORMEZ - Centro di formazione e studi- per l’attuazione del “Progetto a sostegno dell’informazione pubblica e della formazione del personale degli uffici stampa della pubblica amministrazione”.

107

u   Protocollo d’intesa tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica nella persona del Ministro per la Funzione Pubblica e il FIABA (Fondo italiano abbattimento barriere architettoniche)

113


 

u   Memorandum di intesa tra la Scuola superiore della Pubblica Amministrazione, Repubblica italiana e la Graduate School, United States Department of Agriculture

115

u   DPCM 12 settembre 2003: “Fissazione, per le amministrazioni provinciali e comunali, di criteri e limiti per le assunzioni di personale a tempo indeterminato per l’anno 2003

117

u   DPCM 12 settembre 2003: “Fissazione, per le amministrazioni regionali e per gli enti e le aziende appartenenti al servizio sanitario nazionale, di criteri e limiti per le assunzioni di personale a tempo indeterminato per il 2003.”

122

u   DPR 31 luglio 2003: Autorizzazione alle assunzioni di personale nelle pubbliche amministrazioni.”

125

 

 

ESPERIENZE AMMINISTRATIVE

131

 

_______________________________________

 

u   Alcuni esempi di “buone pratiche” nel piano di azione nazionale per l’occupazione dell’anno 2000

133

u   La valutazione delle politiche pubbliche: l’esperienza della Francia

147

 

RUBRICHE

157

 

_______________________________________

 

u   Risposte ai quesiti

159

u   Circolari

241

u   Giurisprudenza

255

u   Normativa

279

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DOCUMENTI



CONVENZIONE TRA LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI - DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA E IL FORMEZ - CENTRO DI FORMAZIONE E STUDI - PER L'ATTUAZIONE DEL "PROGETTO A SOSTEGNO DELL'INFORMAZIONE PUBBLICA E DELLA FORMAZIONE DEL PERSONALE DEGLI UFFICI STAMPA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE".

 

 

Il giorno 20 del mese di dicembre dell'anno 2002 in Roma, presso la sede del Dipartimento della Funzione Pubblica, sita in Largo del Teatro Valle, 6 tra la Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento della Funzione Pubblica (C.F. n. 80243510585), successivamente indicato come Dipartimento, rappresentato dalla dr.ssa Gabriella Salone, nella qualità di dirigente del servizio per la programmazione e gestione dei piani formativi nazionali, nell'ambito dell'Ufficio per la formazione del personale delle pubbliche amministrazioni e il FORMEZ - Centro di Formazione e Studi (C.F. n. 80048080636), con sede legale in Roma, rappresentato dal dr. Carlo Flamment nella qualità di presidente e rappresentante legale pro-tempore del Centro.

 

 

Premesso che:

 

il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 285 - Riordino del centro di formazione studi (FORMEZ) - afferma che il Dipartimento della Funzione Pubblica, nell'ambito delle sue funzioni di coordinamento delle attività di formazione e promozione dell'innovazione organizzativa, si avvale del FORMEZ;

il FORMEZ ha già realizzato interventi di formazione e assistenza alle Pubbliche Amministrazioni in materia di comunicazione istituzionale;

assume particolare rilevanza, in un contesto di forte cambiamento del sistema istituzionale ed amministrativo, lo sviluppo alle strutture deputate alla realizzazione delle attività d'informazione e la creazione dei nuovi profili professionali;

con decreto prot. n. 240 del 18 dicembre 2002, è stata conferita alla dott.ssa Gabriella Salone la delega alla stipula della presente convenzione;

le spese relative all'attuazione della presente convenzione graveranno sul pertinente capitolo di bilancio;

tutto ciò premesso, che costituisce parte integrante e sostanziale del presente atto, si stipula e si conviene quanto segue

 

Art. 1. Oggetto.

II Dipartimento affida al FORMEZ l'attuazione del "Progetto a sostegno dell'informazione pubblica e della formazione del personale degli uffici stampa della pubblica amministrazione" descritto nell'allegato A, parte integrante e sostanziale della presente convenzione.

Il progetto sarà realizzato in conformità al quadro finanziario contenuto nell'allegato B.

 

Art. 2. Progettazione esecutiva e tempi di realizzazione.

II FORMEZ si impegna a realizzare le attività indicate all'articolo 1 entro 12 mesi a decorrere dalla data di sottoscrizione della presente convenzione, secondo l'articolazione temporale riportata nell'allegato C.

Eventuali proroghe potranno essere autorizzate dal Dipartimento, se motivate, purché espressamente richieste dal FORMEZ almeno 30 giorni prima della data di scadenza.

 

Art. 3.Modalità di realizzazione.

II FORMEZ avrà la funzione di soggetto attuatore.

Al Dipartimento è riservata la definizione degli obiettivi operativi e degli indirizzi per la realizzazione del Progetto e l'approvazione di documenti di particolare rilevanza nella strategia progettuale.

 

Art. 4 Finanziamento e Rendicontazione.

Per la realizzazione delle attività oggetto della convenzione, il Dipartimento corrisponderà al FORMEZ un importo massimo globale di € 524.500,00 IVA inclusa nei casi previsti dalle norme vigenti, di cui € 50.000,00 da destinarsi alle attività strumentali e direttamente collegabili agli interventi formativi oggetto della presente convenzione.

L’ importo massimo di € 524.500,00, sarà erogato con le seguenti modalità:

a) una prima erogazione, pari al 10%, su presentazione di una relazione tecnica sulle attività svolte entro trenta giorni dalla firma della presente convenzione;

b) una seconda erogazione, pari al 20%, su presentazione di una relazione sulle attività realizzate e della rendicontazione analitica, attestante pagamenti effettuati pari al 35% del primo acconto, entro il secondo mese di attività;

c) successive erogazioni bimestrali, di importo pari al 20%, su presentazione di una dettagliata relazione sulle attività realizzate e della rendicontazione analitica, attestante il completamento dei pagamenti relativi al penultimo acconto e l'effettuazione di pagamenti per almeno il 35% dell'ultimo acconto;

d) il saldo, pari al 10%, su presentazione di una dettagliata relazione conclusiva sulle attività realizzate e della rendicontazione analitica finale, attestante i pagamenti effettuati.

In occasione di ciascuna rendicontazione, il FORMEZ dovrà dichiarare che il rendiconto è conforme alle proprie scritture contabili.

Le erogazioni degli importi avverranno con accredito a favore del FORMEZ sul conto corrente bancario n. 2640900, Credito Italiano Filiale Roma EUR - cod. ABI 02008 CAB 03232.

 

Art. 5. Obblighi e responsabilità del FORMEZ.

Il FORMEZ solleva il Dipartimento da ogni responsabilità penale e civile verso terzi, ivi comprese le responsabilità derivanti da rapporti di lavoro, comunque connessa alla realizzazione ed all'esercizio delle attività affidate. Nessun ulteriore onere o responsabilità potrà dunque derivare a carico del Dipartimento, oltre al pagamento di quanto stabilito a fronte delle attività effettivamente realizzate.

Il FORMEZ dovrà dichiarare, in occasione di ciascun pagamento, che sono state adempiute tutte le prescrizioni fiscali e previdenziali ed esigere analoghe dichiarazioni dagli enti coinvolti nell'attuazione del progetto.

Il FORMEZ, inoltre, s'impegna a conservare e a mettere a disposizione del Dipartimento tutta la documentazione contabile, comprensiva dei documenti amministrativi originali, per almeno 5 (cinque) anni dal termine di conclusione delle attività.

 

Art. 6. Riduzione del saldo e variazioni di parti del progetto.

Qualora il rendiconto finale presentato dal FORMEZ registri un totale inferiore all'importo massimo globale messo a disposizione dal Dipartimento, il saldo sarà corrisposto fino alla concorrenza del totale effettivamente speso.

Qualsiasi modifica delle attività in corso di attuazione, rispetto a quanto previsto nell'allegato A), dovrà essere preventivamente autorizzata, su richiesta del FORMEZ, dal Dipartimento, che si riserva la facoltà di non riconoscere spese relative a parti del progetto non autorizzate e a non erogare i relativi importi.

 

Art. 7. Diritto di recesso.

Il Dipartimento, previa diffida, potrà recedere in qualunque momento dagli impegni assunti con la presente convenzione nei confronti del FORMEZ, qualora, a proprio giudizio, nel corso di svolgimento delle attività, intervengano fatti o provvedimenti i quali modifichino la situazione esistente all'atto della stipula della presente convenzione e ne rendano impossibile o inopportuna la sua conduzione a termine.

In tale ipotesi saranno riconosciute al FORMEZ le spese sostenute e/o impegnate alla data di comunicazione del recesso.

 

Art. 8. Facoltà di risolvere la convenzione.

II Dipartimento potrà avvalersi della facoltà di risolvere il contratto qualora il FORMEZ non rispetti, per causa imputabile allo stesso FORMEZ, i termini stabiliti nella presente convenzione e nell'allegato A pregiudicando l'assolvimento, da parte del Dipartimento, degli obblighi derivanti dalla normativa comunitaria e dalla relativa disciplina in materia di attuazione, rendicontazione e conseguimento degli obiettivi. Qualora l'inadempienza non pregiudichi, a giudizio del Dipartimento l'assolvimento ei suddetti obblighi, potrà essere ridotto a titolo di penale il corrispettivo complessivo riconosciuto all'affidatario, nella misura del 5% per un mese di ritardo, del 15% per due mesi, trascorsi i quali il contratto potrà essere, previa diffida, risolto unilateralmente dal Dipartimento. In caso di risoluzione, il FORMEZ dovrà restituire le somme già versate dal Dipartimento.


Art. 9. Clausola compromissoria.

Le parti si impegnano a risolvere amichevolmente tutte le controversie che dovessero comunque insorgere tra loro in dipendenza del corrente atto.

In caso di mancato accordo, la risoluzione della controversia insorta, anche in corso di realizzazione del Progetto, sarà devoluta ad un Collegio Arbitrale composto da tre membri, dei quali due saranno designati uno ciascuno dalle parti e il terzo, con funzioni di Presidente, dal Presidente del Consiglio di Stato.

Il Collegio arbitrale, che avrà sede a Roma, deciderà con procedimento rituale secondo equità.

 

Art. 10. Applicabilità della normativa sulla contabilità di Stato.

Per quanto non previsto dal presente atto, saranno applicate le vigenti disposizioni di contabilità generale dello Stato.

 

Art. 11. Cessione dei diritti sugli elaborati prodotti ed eventuale divulgazione.

Gli elaborati originali prodotti, i prodotti informatici, i documenti progettuali, le relazioni, i materiali didattici, la documentazione reperita e sistematicamente organizzata e raccolta in conseguenza del presente contratto, resteranno di proprietà esclusiva del Dipartimento che ne potrà disporre la pubblicazione e la diffusione, con l'indicazione di quanti ne hanno curato la produzione.

Previa espressa autorizzazione del Dipartimento, il FORMEZ potrà utilizzare tale materiale a condizione che sullo stesso venga riportato il logo del Dipartimento della Funzione Pubblica, con l'indicazione di quanti ne hanno curato la produzione.

In particolare, i Ioghi del Dipartimento e di Cantieri dovranno essere messi in grande evidenza sulla home page della banca-dati e durante tutta la navigazione all'interno della stessa. Inoltre, nelle azioni di comunicazione rivolte all'esterno le iniziative oggetto della presente convenzione dovranno essere indicate come "iniziative del Dipartimento della funzione pubblica realizzate in collaborazione con il FORMEZ".

 

Art. 12. Registrazione.

Il presente atto, che è redatto in n. 3 (tre) originali, mentre è vincolante per il FORMEZ dalla data della sua sottoscrizione, lo sarà per il Dipartimento dall'avvenuta registrazione da parte degli organi di controllo.

Tutte le spese saranno in ogni caso a carico del FORMEZ.

 

 

 

 

APPROVAZIONI SPECIFICHE.

 

Il FORMEZ accetta espressamente le clausole contenute negli articoli: 3) Modalità di realizzazione; 6) Riduzione del saldo; 8) Diritto di recesso; 9) Clausola compromissoria.

 

 

 

Allegato A)

 

"Progetto a sostegno dell'informazione pubblica e della formazione del personale degli uffici stampa della pubblica amministrazione"

 

1. PREMESSA

 

La recente normativa in materia di comunicazione (legge n.150 del 7 giugno 2000, regolamento n. 422 del 21 settembre 2001, direttiva a firma del Ministro per la Funzione Pubblica del 7 febbraio 2002) pone alle pubbliche amministrazioni i seguenti obiettivi:

• lo sviluppo di una coerente politica di comunicazione integrata con i cittadini e le imprese;

• la gestione professionale e sistematica dei rapporti con tutti gli organi d'informazione;

• la realizzazione di un sistema di flussi di comunicazione interna incentrato l'intenso utilizzo delle tecnologie informatiche e banche dati;

• la formazione e valorizzazione del personale impegnato nelle attività di informazione e comunicazione.

Per raggiungere lo scopo le amministrazioni pubbliche devono dare avvio e sviluppo alle strutture deputate alla realizzazione delle attività d'informazione, Portavoce e Ufficio stampa, e di comunicazione, Ufficio per le Relazioni con il Pubblico.

Inoltre, nella creazione dei nuovi profili professionali e delle nuove forme di organizzazione del lavoro pubblico e della sua comunicazione interna, deve essere favorita la definizione di adeguati interventi formativi e di aggiornamento che promuovono operatori dell'informazione e comunicazione competenti e motivati.

 

2. IL CONTESTO

I processi di riforma della pubblica amministrazione hanno portato notevoli e significativi cambiamenti nel rapporto tra istituzioni e cittadino.

In questo contesto si è manifestato un accentuato diritto all'informazione e una conseguente consistente crescita della domanda d'informazione da parte dei cittadini.

Con l'affermarsi della modernizzazione è anche aumentata la richiesta di una sempre maggiore trasparenza nell'attività amministrativa che ha finito per influenzare sia la domanda di informazione che i bisogni di comunicazione pubblica.

La modernizzazione essendo stata caratterizzata da un rapido sviluppo delle tecnologie informatiche che sono state strumentalmente acquisite alquanto diffusamente dalla pubblica amministrazione, ha determinato una sostanziale modifica delle modalità di divulgazione e dei tempi di trasmissione dell'informazione.

In questo clima di cambiamenti, i provvedimenti emanati per disciplinare ed indirizzare l'intero processo, hanno impresso una notevole accelerazione allo sviluppo della comunicazione così che, oggi, l'informazione assume una funzione primaria nella modernizzazione della pubblica amministrazione.

Infatti possiamo richiamare i seguenti importanti provvedimenti che sono stati emanati negli ultimi anni:

la legge sulla trasparenza 241/90;

la legge 150 del 7 giugno 2000 che disciplina le attività di informazione e di comunicazione di tutte le amministrazioni dello Stato;

il regolamento recante norme per l'individuazione dei titoli professionali del personale da utilizzare presso le pubbliche amministrazioni per le attività d'informazione e di comunicazione e disciplina degli interventi formativi (D.P.R. n. 422 del 21 settembre 2001);

la direttiva sulle attività di comunicazione delle pubbliche amministrazioni del 7 febbraio 2002;

l'Action Plan sull'e-government del 23 giugno 2000 che pone l'obiettivo di sviluppare un rapporto più rapido, diretto e trasparente tra i vari livelli di governo della cosa pubblica e i cittadini, attraverso l'utilizzo dei sistemi più avanzati dell'informazione e della tecnologia. Prevede, inoltre, che le amministrazioni si attrezzeranno per essere in grado di reperire le informazioni necessarie, ovunque esse siano collocate, attraverso i servizi pubblici on line;

il Piano per lo Sviluppo della società dell'informazione del Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie, approvato nel mese di giugno, prevede consistenti finanziamenti per l'informatizzazione dell'amministrazione centrale, per lo sviluppo della banda larga e pone le premesse per sostenere il macrosettore ICT composto da informatica e telecomunicazioni;

il Progetto Chiaro del Dipartimento della Funzione Pubblica si pone l'obiettivo di operare per la semplificazione del linguaggio amministrativo e di accelerare il processo di conversione linguistica della burocrazia.

In questo quadro si inseriscono le nuove figure professionali dell'amministrazione pubblica che devono curare l'informazione e la comunicazione in senso moderno a servizio delle istituzioni e del cittadino. Nel moltiplicarsi dei linguaggi settoriali e specialistici, è estremamente importante formare queste figure professionali capaci di presentarsi ai cittadini nelle forme comunicative più efficaci, con linguaggi chiari e condivisi che garantiscano l'immagine di una pubblica amministrazione che intende essere trasparente nell'informare e dialogare.

 

3. GLI OBIETTIVI DEL PROGETTO

La differenziazione e specializzazione delle funzioni e delle attività dei diversi attori sociali, il moltiplicarsi di linguaggi settoriali e specialistici, la necessità di un linguaggio condiviso richiede una diffusa e finalizzata azione formativa che favorisca una revisione dei linguaggi e rinnovi le modalità di formulazione dell'informazione per adeguarle ai più avanzati strumenti di informazione.

II linguaggio burocratico tipico di una pubblica amministrazione impegnata a trasferire unilateralmente le informazioni deve essere rinnovato per favorire la comunicazione che si allarga, fra l'altro, a materie quali fisco, legislazione, mercato del lavoro, pensioni, mercato comune europeo.

In questo nuovo scenario, i componenti dell'ufficio stampa delle pubbliche amministrazioni e i comunicatori pubblici devono elaborare un nuovo linguaggio che si adatti ai nuovi mezzi di comunicazione e che sia comprensibile dall'interlocutore.

Un linguaggio condiviso che sia in grado di semplificare, chiarire, introdurre negli astrusi percorsi delle istituzioni i cittadini e le imprese si è reso sempre più necessario agli informatori e comunicatori pubblici.

L'obiettivo principale dell'iniziativa è quello di fornire, attraverso un'attività formativa complessa, le conoscenze derivate dalle maggiori e più autorevoli esperienze svolte da riconosciuti comunicatori iscritti all'Ordine dei giornalisti in modo da fornire quelle caratteristiche e quella professionalità non reperibile fra le esperienze della pubblica amministrazione.

In sintesi, l'iniziativa intende favorire i soggetti che svolgono comunicazione pubblica mediante:

lo sviluppo professionale degli addetti,

la valorizzazione delle attività comunicazionali legate al territorio,

la costruzione dell'informazione anche in base alle richieste, alle aspettative e alle identità locali,

la formazione degli operatori finalizzata all'utilizzo delle più moderne ed efficaci,

la modalità di formulazione e divulgazione dell'informazione.

 

4. I DESTINATARI DEL PROGETTO

I destinatari sono prevalente i funzionari addetti agli uffici stampa delle strutture pubbliche centrali, nonché locali (Regioni, Province, Comuni), e coloro che occupano posti similari nella pubblica amministrazione, in quanto sono le figure professionali più interessate alle nuove modalità di comunicazione e devono essere capaci di utilizzare, come richiesto da una moderna professionalità, i nuovi mezzi di comunicazione (internet, web-tv, teleconferenze, strumenti multimediali, ecc.).

 

5. LE ATTIVITA' DA REALIZZARE

Il progetto si propone di definire e realizzare le seguenti attività:

A. svolgere un'attività informativa-formativa on line che preveda un programma base di alto livello per la preparazione di operatori di uffici stampa. Il programma dovrà favorire la formazione di base a tutti i partecipanti al fine di una migliore partecipazione all'attività corsuale, nonché facilitare l'avvio e il processo di sviluppo della costituenda comunità professionale;

B. svolgere un'attività formativa in aula curata da esperti della comunicazione che presenteranno esperienze e casi di studio esemplari. L'attività d'aula sarà pensata per sviluppare un rapporto costante e diretto tra esperti giornalisti, addetti stampa, comunicatori ed operatori. Nelle pause dell'attività corsuale, verranno alternati collegamenti tra formatori e partecipanti mediante la creazione di aule virtuali e scambi d'informazioni ed esercitazioni on line al fine di abituare gli operatori ai nuovi sistemi di comunicazione.

Nella realizzazione di queste due linee saranno svolte le seguenti tipologie di attività:

- attività di informazione-formazione on line e aule virtuali;

- attività di formazione e trasferimento di competenze, in linea con gli standard e i requisiti minimi previsti dalle scuole pubbliche di formazione e dal FORMEZ, nei confronti dei funzionar! delle amministrazioni coinvolte.

Per la realizzazione del programma sarà istituito un Comitato tecnico scientifico composto da esperti del FORMEZ e dell'Ordine nazionale dei giornalisti. Il Comitato avrà il compito d'indirizzare l'intera attività, approvare il progetto esecutivo, valutare il previsto questionario d'accesso, definire il profilo professionale dei formatori, monitorare il lavoro svolto, suggerire eventuali modifiche e/o integrazioni del percorso formativo.

Per la definizione delle attività corsuali si farà ricorso anche alle raccomandazioni contenute all'art. 7 del Regolamento (DPR. n. 422 del 21/9/2001), per cui saranno trattati i seguenti temi:

1) tendenza ed evoluzione della comunicazione e dell'informazione istituzionale e di interesse generale; analisi dei processi di trasformazione dei sistemi amministrativi;

2) quadro normativo riguardante l'informazione, la comunicazione pubblica, la stampa, la privacy;

3) le tecniche e strumenti della comunicazione e dell'informazione, l'utilizzo delle nuove tecnologie le qualità della comunicazione pubblica su internet;

  4) la predisposizione dei piani annuali di comunicazione e delle campagne d'informazione;

  5) il marketing nel sistema pubblico;

  6) la comunicazione interna e la comunicazione organizzativa;

  7) le logiche organizzative e le strategie comunicative;

  8) le tecniche di relazioni pubbliche;

  9) la comunicazione interpersonale;

10) i new media;

11) le tecniche di elaborazione dei messaggi e prodotti di comunicazione;

12) le tecniche di vantazione dei progetti e prodotti comunicativi.

Le attività di formazione in aula verranno svolte, prevalentemente nelle sedi dell'Ordine al fine di valorizzare le varie realtà locali e vedranno coinvolti come relatori principalmente esperti iscritti all'Ordine al fine di rispondere meglio ai diversi bisogni formativi favorendo anche l'approfondimento dei più importanti aspetti della cultura giornalistica locale.

La formazione on line verrà curata dal FORMEZ che si avvarrà, per la scelta dei contenuti, principalmente di esperti dell'Ordine. Tale attività si sviluppa in un percorso individuale controllato che include tests di valutazione e di verifica.

I relatori saranno scelti soprattutto fra i professionisti e i giornalisti più qualificati ovvero fra i testimoni privilegiati dei vari settori operativi dell'informazione e della comunicazione. L'attività d'aula, rivolta ad un massimo di 20 partecipanti, si sviluppa soprattutto nel presentare le singole esperienze in modo da animare dibattiti e condurre ad esercitazioni che inducano alla formulazione di progetti operativi della comunicazione nelle sue varie forme verbale, scritta, on line.

La formazione on line prevede un programma di base di livello elevato, formulato sui risultati derivanti da un apposito questionario distribuito on line, prima della definizione delle attività, per individuare il grado medio di preparazione dei partecipanti e promettere di valutarne le competenze professionali.

Saranno obbligati di svolgere completamente il corso coloro che non posseggono una esperienza superiore ai due anni, gli altri potranno seguire gli approfondimenti che ritengano più opportuni. A ogni partecipante verrà fornito un codice di accesso che permetterà di seguire un percorso di autoapprendimento, con tests predisposti per valutare l'eventuale livello di apprendimento raggiunto attraverso l'uso di una piattaforma che permetta il tracciamento dell'attività formativa effettuata.

La creazione della comunità professionale è creata al fine di sviluppare la comunicazione on line in modo che avvenga un interscambio di esperienze tra gli stessi operatori.

La comunità professionale costituita nell'ambito delle attività corsuali e on line, verrà allargata, al termine delle attività formativa, ad altri operatori degli uffici stampa ed esperti della comunicazione che potranno arricchire il dibattito che si sviluppa nella comunità.

Alla fine dell'attività verrà svolta una prova finale assegnando, ad ogni partecipante, una tesina che sarà oggetto di valutazione.

Successivamente le tesine saranno presentate e discusse nell'ambito della comunità professionale con lo scopo di mettere a confronto gli stessi partecipanti sui risultati raggiunti.

Al termine del corso verrà rilasciato un diploma-attestato nel quale saranno evidenziati sia i risultati relativi alla partecipazione all'attività on line che quella in aula.


PROTOCOLLO D’INTESA TRA LA

 

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI–DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA

NELLA PERSONA DEL MINISTRO PER LA FUNZIONE PUBBLICA

 

E IL

 

FIABA - FONDO ITALIANO ABBATTIMENTO BARRIERE ARCHITETTONICHE

NELLA PERSONA DEL PRESIDENTE

 

 

Premesso:

 

1   che il Dipartimento della Funzione Pubblica ha fra i compiti e le attività istituzionali di competenza la realizzazione di processi e strategie opportune per la modernizzazione della Pubblica Amministrazione, al fine di renderla sempre più rispondente alle esigenze amministrative e gestionali del Paese e per renderla sempre più vicina ai bisogni dei Cittadini;

 

2   che il Dipartimento della Funzione Pubblica, realizza processi di formazione volti alla modernizzazione dei procedimenti e alla loro semplificazione anche con la finalità di promuovere la crescita della società civile e politica, a garanzia dei crescenti spazi di cittadinanza reale a tutti i cittadini;

 

3   che, in data 27/07/2000 si è costituito il FIABA con atto notarile (Studio Notarile – Dr. Antonio Mosca – n. repertorio 57.622 – n. 9678 di raccolta), con sede in via Achille Russo, 18 – 00134 Roma – C.F. 97240590584 presieduta da Giuseppe Trieste;

 

4   che con direttiva n. 96 del 28/02/03, pubblicata in G.U. n. 85 del 11/04/2003, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, su proposta del  FIABA, ha indetto la giornata nazionale di sensibilizzazione all’abbattimento delle barriere architettoniche (FIABA DAY) che si terrà la prima domenica di ottobre di ogni anno;

 

5   che il FIABA si pone quale obiettivo primario l’abbattimento delle barriere culturali che impediscono qualità di vita e pari opportunità per le persone con disabilità anche attraverso l’abbattimento delle barriere architettoniche;

 

6   che, la citata associazione esplicita ed individua i diversi livelli di responsabilità e coinvolgimento di persone, enti, istituzioni ed aziende prendendo come modello di riferimento quella della “rete”, in cui le relazioni tra gli attori pubblici e privati siano ispirate al principio della sussidiarietà e non più della delega e dell’assistenzialismo;

 

7   che, il CNEL sostiene il FIABA ed ha costituito, su sollecitazione dello Stesso, opportuno Gruppo di lavoro per lo studio delle problematiche di che trattasi;

 

8   che, in questo nuovo quadro “politico-culturale”, assume rilevanza particolare il ruolo che viene assegnato ai Ministeri, agli enti locali, agli operatori privati e alle associazioni per concorrere attivamente alla presa in carico e alla risoluzione della problematica;

 

9   che il FIABA ha già firmato protocolli d’intesa in tema di barriere architettoniche con Regioni, Province e Comuni in occasione del FIABA Tour; e successivamente con Enti pubblici e privati e associazioni;

 

10      che, pertanto, è intendimento del Dipartimento della Funzione Pubblica incoraggiare la riflessione e discussione delle misure necessarie alla promozione di pari opportunità, anche aumentando l’attenzione e la consapevolezza dei diritti delle persone con disabilità per il pieno raggiungimento dei loro diritti, d’intesa con l’associazione FIABA attraverso opportune strategie formative dei funzionari nello specifico ambito per migliorare la qualità dei servizi, della relazione e la vigilanza di concerto con il FIABA.


Tutto ciò premesso,

 

tra i soggetti sopra indicati si è stabilito di stipulare il presente protocollo d’intesa quale strumento partecipativo con l’obiettivo di:

 

- impedire il sorgere e la diffusione di nuove barriere culturali anche attraverso processi atti a fondare una cultura diffusa di pari opportunità per tutti e stimolando la vigilanza degli organi preposti per garantire l’osservanza della normativa esistente;

 

- promuovere lo studio di snellimento ed armonizzazione della normativa esistente e la diffusione della stessa per garantire a tutti i cittadini la conoscenza dei diritti sanciti della stessa e dei protocolli d’accesso ai servizi previsti;

 

- attuare in sinergia azioni atte a diffondere la cultura della diversità come ricchezza della società con il coinvolgimento attivo e fattivo di persone, associazioni, enti e istituzioni;

 

- organizzare giornate di promozione dell’attività svolta dal Dipartimento della Funzione Pubblica e dal FIABA per coinvolgere cittadini, forze sociali e produttive per la presa di coscienza delle problematiche di che trattasi e inoltre rappresentare “le buone pratiche”;

 

- il Dipartimento della Funzione Pubblica nell’esercizio delle proprie competenze, in ragione del patto d’intesa e in armonia con la determina della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 96 del 28/02/2003 costituisce opportuno gruppo di lavoro di concerto con il FIABA sulle problematiche della tutela delle parità e pari opportunità per tutti i cittadini, per creare in sinergia azioni efficaci volte alla concretizzazione delle rispettive missioni che hanno scopi e finalità ricche di punti di coerenza.

 

 

Roma, 11 settembre 2003


MEMORANDUM DI INTESA

 

tra la

 

Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, Repubblica italiana

 

e la

 

Graduate School, United States Department of Agriculture

 

 

 

1. La Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, un’autonoma istituzione della Presidenza del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana, Dipartimento della Funzione Pubblica (qui di seguito denominata SSPA) è la principale istituzione pubblica per la formazione e lo sviluppo professionale dei funzionari e dei dirigenti pubblici ed ha lo scopo di migliorare l’efficienza, la produttività e la qualità del servizio pubblico italiano.

 

2. La Graduate School, United States Department of Agriculture (qui di seguito denominata Graduate School) è un ente del Governo degli Stati Uniti. La Graduate School è la principale istituzione educativa dedicata allo sviluppo professionale degli impiegati e al miglioramento delle prestazioni delle agenzie del governo federale degli Stati Uniti.

 

3. Considerati gli scopi e gli interessi comuni di queste due istituzioni e il ruolo che rivestono nello sviluppo della qualità della pubblica amministrazione è reciprocamente vantaggioso per entrambe le istituzioni sottoscrivere questo accordo.

 

4. Lo scopo principale di questo Memorandum d’Intesa tra la SSPA e la Graduate School è di tracciare le linee-guida per gli scambi professionali di dipendenti pubblici tra i due Paesi. Lo scopo di questo programma di scambio è di:

- favorire la cooperazione internazionale e la mutua conoscenza tra i due Paesi tramite le opportunità di scambio professionale nel settore della pubblica amministrazione;

- offrire opportunità ai leaders emergenti delle amministrazioni pubbliche italiana e statunitense di acquisire un’effettiva esperienza e conoscenza della pubblica amministrazione nei loro rispettivi settori.

 

5.Coloro che prenderanno parte al programma di scambio della pubblica amministrazione avranno l’opportunità di essere assegnati ad uno specifico incarico o progetto e saranno integrati il più possibile nell’organizzazione ospitante. I partecipanti dovranno conoscere bene la lingua del Paese ospitante in modo da poter espletare produttivamente i compiti che saranno assegnati loro.

 

6. Per quanto è possibile, sarà mantenuta una parità numerica di partecipazione nei rispettivi scambi per assicurare un equilibrio di benefici e contributi per ciascun governo. E’ auspicabile che siano effettuati circa 10 scambi (in ogni senso) all’anno. Gli scambi non saranno di norma fra posti corrispondenti ma lo potranno essere in caso di accordo in tal senso.

 

7. Il programma sarà rivolto ai dipendenti pubblici emergenti della pubblica amministrazione italiana e statunitense e a specialisti tecnici che dimostrino di avere una particolare potenzialità. I partecipanti dovranno dimostrare di sapere assumere un livello appropriato di responsabilità e di capacità decisionale o di competenza tecnica nel loro settore di servizio. Il programma sarà aperto anche ai funzionari italiani e statunitensi che hanno completato, con ottimi risultati, il periodo iniziale di formazione. La durata degli scambi sarà oggetto di accordo tra i partecipanti e l’organizzazione ospitante, ma presumibilmente sarà dai 6 ai 12 mesi.

 

8. La SSPA e la Graduate School provvederanno a promuovere il programma con i rispettivi governi, a sollecitare le domande dei partecipanti e a facilitare la definizione degli incarichi di scambio. Nel fare questo, le organizzazioni collaboreranno nel preparare e realizzare i progetti individuali di scambio e amministreranno e risolveranno, nella misura del possibile, problemi personali e tecnici che si presenteranno nel corso del programma.

9. La SSPA e la Graduate School prepareranno e si scambieranno la documentazione opportuna, compresi i curricula di ciascun partecipante nonché le informazioni necessarie per i controlli relativi alla sicurezza. Inoltre, saranno fornite informazioni sui settori di interesse dei partecipanti e sugli obiettivi di sviluppo professionale. Sarà fatto ogni sforzo per garantire l’assegnazione dell’incarico di scambio entro 4 mesi dalla ricezione delle domande.

 

10. I partecipanti riceveranno dalla loro organizzazione lo stipendio, il rimborso delle spese di viaggio tra i due Paesi e le relative indennità. I costi relativi ai viaggi o alle prestazioni svolte nell’ambito dell’incarico di lavoro, autorizzate dall’organizzazione ospitante, saranno sostenuti da quest’ultima.

 

11. La SSPA e la Graduate School forniranno l’orientamento per i singoli o i gruppi prima dell’inizio degli incarichi e organizzeranno incontri periodici con i partecipanti al programma di scambio per valutare il programma e le esperienze dei partecipanti.

 

12. L’amministrazione e il coordinamento delle disposizioni contenute nel MOU spetteranno alla Divisione Rapporti Internazionali della SSPA e al Graduate School’s International Institute.

 

 

 

 

 

Questo MOU entrerà in vigore alla firma delle parti autorizzate per le rispettive organizzazioni.

 

Il presente documento rappresenta l’intesa raggiunta tra la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione della presidenza del Consiglio della Repubblica italiana, Dipartimento della Funzione Pubblica e la Graduate School, United States Department of Agricolture.

 

Fatto a Roma il 24 luglio 2003 in due originali ciascuno nelle lingue italiana e inglese; i due testi facenti ugualmente fede.

 

 

 

Per la Scuola Superiore della                                             Per la Graduate School, United States

   Pubblica Amministrazione                                                        Department of Agriculture

 

Prof. Angelo Maria Petroni                                                                   Dr. Jerry Ice

Direttore                                                                              Direttore Esecutivo


FISSAZIONE, PER LE AMMINISTRAZIONI PROVINCIALI E COMUNALI, DI CRITERI E LIMITI PER LE ASSUNZIONI DI PERSONALE A TEMPO INDETERMINATO PER L'ANNO 2003.

 

(DPCM 12 settembre 2003 - GU n. 239 del 14-10-2003)

 

 

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

 

Vista la legge 27 dicembre 2002, n. 289, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato» (legge finanziaria 2003);

visto, in particolare, l'art. 34, comma 11 della citata legge 27 dicembre 2002, n. 289, il quale prevede che, ai fini del concorso delle autonomie regionali e locali al rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, previo accordo tra Governo, regioni e autonomie locali da concludere in sede di Conferenza unificata, sono fissati per le amministrazioni regionali, per le province e i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti che abbiano rispettato le regole del patto di stabilità interno per l'anno 2002, per gli altri enti locali e per gli enti del Servizio sanitario nazionale, criteri e limiti per le assunzioni a tempo indeterminato per l'anno 2003;

considerato che l'art. 34, comma 11, della legge n. 289/2002 stabilisce che le assunzioni che riguardano le amministrazioni regionali, le province e i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti che abbiano rispettato le regole del patto di stabilità interno per l'anno 2002 e gli altri enti locali e gli enti del Servizio sanitario nazionale devono comunque, fatto salvo il ricorso alle procedure di mobilità, essere contenute entro percentuali non superiori  al 50 per cento delle cessazioni dal servizio verificatesi nel corso dell'anno 2002, ad eccezione delle assunzioni per il personale infermieristico del Servizio sanitario nazionale, tenuto conto, in relazione alla tipologia di enti, della dimensione demografica, dei profili professionali del personale da assumere, dell'essenzialità' di servizi da garantire e dell'incidenza delle spese del personale sulle entrate correnti;

considerato, inoltre, che il citato art. 34, comma 11, della legge n.  289/2002 prevede che venga definito per le regioni, per le autonomie locali le per gli enti del Servizio sanitario nazionale l'ambito applicativo delle disposizioni relative ai commi 1, 2 e 3 del  medesimo art. 34, concernenti le dotazioni  organiche delle amministrazioni pubbliche;

ritenuto di dover procedere alla individuazione per le province e per i comuni dei criteri e dei limiti relativi alle assunzioni a tempo indeterminato nell'anno 2003, nonché alla definizione dell'ambito applicativo delle disposizioni relative alla rideterminazione degli organici;

visto il decreto-legge 31 marzo 2003, n. 50, convertito nella legge 20 maggio 2003, n. 116, recante: «Disposizioni urgenti in materia di bilanci degli enti locali»;

visto l'accordo sancito, nella  seduta del 19 giugno 2003, dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano unificata, ai sensi dell'art. 9, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, con la Conferenza Stato, città ed autonomie locali;

vista la nota (prot. n. 3552/03/2.2.1 in data 1° luglio 2003) della Conferenza unificata della Presidenza del Consiglio dei Ministri concernente l'Accordo tra Governo, regioni ed autonomie locali per la fissazione di criteri e limiti per le assunzioni di personale a tempo indeterminato nell'anno 2003 per le regioni, le province e i comuni, per gli altri enti locali e per gli enti del Servizio sanitario nazionale, ai sensi dell'art. 34, comma 11, della legge 27 dicembre 2002, n. 289;

acquisiti i pareri dei Ministeri dell'economia e delle finanze, dell'interno, della salute e del  Dipartimento per gli affari regionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri rispettivamente con note n. 13607 del 28 luglio 2003, uf. Gab. del 3 luglio 2003, n. 100/275.0/10546 del 6 agosto 2003 e n. 1248/590 del 7 agosto 2003;

vista la legge 23 agosto 1988, n. 400;

visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2002, registrato alla Corte dei conti il 4 dicembre 2002, concernente delega di  funzioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di funzione pubblica al Ministro senza portafoglio avv. Luigi Mazzella;


Decreta

 

 

Art. 1.

Ambito di applicazione

 

1. Il presente decreto, ai sensi dell'art. 34, comma 11, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, individua, per le amministrazioni provinciali e comunali, i criteri e i limiti per le assunzioni di personale a tempo indeterminato per l'anno 2003, nonché definisce l'ambito applicativo delle disposizioni relative alla rideterminazione degli organici ai sensi dei commi 1, 2 e 3 del citato art. 34, in attuazione dell'Accordo tra Governo, regioni e autonomie locali sancito in data 19 giugno 2003 in sede di Conferenza unificata.

 

 

Art. 2.

Rideterminazione degli organici dei comuni e delle province

 

1. I comuni e le province procedono alla rideterminazione delle rispettive dotazioni organiche in applicazione di quanto previsto dall'art. 34, commi 1, 2 e 3 della legge 27 dicembre 2002, n. 289.

2. Sono esclusi dagli adempimenti di cui al comma precedente i seguenti enti:

a) gli enti terremotati e quelli colpiti da calamità naturali;

b) gli enti in dissesto finanziari di cui all'art. 244 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;

c) le unioni di comuni e le comunità montane.

3. I comuni appartenenti alla fascia demografica fino a 10.000 abitanti, nel provvedere alla determinazione delle dotazioni organiche, possono fare riferimento al rapporto dipendenti-popolazione della fascia demografica di appartenenza di cui all'art. 119, comma 3, del decreto legislativo 25 febbraio 1995, n. 77 e successive modificazioni ed integrazioni, anziché ai criteri ed ai  limiti di cui all'art. 34, comma 2, della legge 27 dicembre 2002, n. 289.

4. Le province appartenenti alla fascia demografica fino a 299.999 abitanti, nel provvedere alla rideterminazione delle dotazioni organiche, possono fare riferimento al rapporto dipendenti-popolazione della fascia demografica di appartenenza di cui all'art. 119, comma 3, del decreto legislativo 25 febbraio 1995, n. 77, anziché ai criteri ed ai limiti di cui all'art. 34, comma 2, della legge 27 dicembre 2002, n. 289.

5. Gli enti istituiti nel corso del quadriennio 1999-2002 possono provvedere alla rideterminazione definiva della dotazione organica sulla base dei posti in organico complessivamente vigenti alla data del 31 dicembre 2002.

6. Ai fini del calcolo per la determinazione delle dotazioni organiche di cui al comma 2 dell'art. 34 della citata legge 27 dicembre 2002, n. 289, va tenuto conto dei posti formalmente istituiti, successivamente al 29 settembre 2002 ma comunque entro il 31 dicembre 2002, per l'esercizio di funzioni trasferite dallo Stato e dalle regioni ai comuni ed alle province. Detti posti sono fatti salvi anche ai fini della provvisoria individuazione delle dotazioni organiche di cui al comma 3 del medesimo art. 34.

7. Qualora la provvisoria individuazione delle dotazioni organiche come determinate secondo le modalità di cui al comma 3 dell'art. 34 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, risultasse numericamente superiore a quella di cui al comma 2 del citato art. 34, i comuni e le province possono rideterminare definitivamente gli organici prendendo come riferimento le dotazioni provvisoriamente individuate al 31 dicembre 2002.

 

 

Art. 3.

Criteri e limiti per le assunzioni di personale nelle amministrazioni comunali

 

1. Per l'anno 2003, fermo restando quanto previsto dai commi 2 e 3 dell'art. 34 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, per le assunzioni di personale a tempo indeterminato nelle amministrazioni comunali, ai sensi del comma 11 del citato art. 34, le classi demografiche sono le seguenti:

oltre 65.000 abitanti;

da 10.001 a 65.000 abitanti;

fino a 10.000 abitanti.

2. I comuni con popolazione superiore a 65.000 abitanti possono procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato entro percentuali non superiori ai limiti della spesa annua lorda corrispondente al 48 per cento delle cessazioni dal servizio verificatesi nel corso del 2002, ovvero al 20 per cento nei casi previsti dal quarto periodo del comma 11 dell'art. 34 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (allegata Tabella A).

Detti enti, nel rispetto della programmazione triennale dei fabbisogni di cui all'art. 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, procedono nella scelta della tipologia e della distribuzione di personale da assumere, in relazione a specifici fabbisogni ed esigenze, tenendo conto dei profili professionali del personale da assumere e dell'essenzialità' dei servizi da garantire.

3. I comuni con popolazione fino a 65.000 abitanti possono procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato entro un numero di unità pari al 50 per cento, ovvero al 20 per cento nei casi previsti dal quarto periodo del comma 11 dell'art. 34 della legge n. 289/2002 (allegata tabella A), delle cessazioni dal servizio verificatesi nel corso dell'anno 2002 moltiplicato per i valori numerici attribuiti ai seguenti parametri:

a) classe demografica:

enti con popolazione fino a 14.999 abitanti, parametro 1,15;

enti con popolazione da  15.000 a 24.999 abitanti, parametro 1,05;

enti con popolazione da 25.000 a 49.999 abitanti, parametro 1,00;

enti con popolazione da 50.000 a 65.000 abitanti, parametro 0,80;

b) incidenza  della spesa del personale sulle entrate correnti accertata nell'ultimo consuntivo approvato nel corso del 2000:

inferiore o uguale al 30%, parametro 1,15;

superiore al 30%, parametro 0,85;

c) tipologia di servizi:

servizi sociali, scolastici ed assistenziali, parametro 1,20;

servizi tecnici ed ambientali, parametro 1,10;

servizi amministrativi, contabili e di vigilanza, parametro 1,00;

servizi culturali e sportivi, parametro 0,90;

altri servizi, parametro 0,70.

4. Ai fini del calcolo per la determinazione delle unità di personale da assumere nell'anno 2003 e' consentito agli enti l'arrotondamento per eccesso.

5. I comuni con popolazione da 10.001 a 65.000 abitanti non possono, comunque, assumere a tempo indeterminato un numero di dipendenti superiore al 50 per cento, ovvero al 20 per cento nei casi previsti dal quarto periodo del comma 11 dell'art. 34 della legge n. 289/2002 (allegata tabella A), delle cessazioni dal servizio verificatesi nell'anno 2002, anche se dal calcolo di cui al comma 3 dovessero risultare percentuali superiori.

6. I comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti, fermo restando l'applicazione dei parametri previsti dal comma 3, sono esclusi dai limiti di cui al precedente comma 5.

7. Ai comuni il cui turn over relativo all'anno 2002 sia pari a zero o ad una unità e' consentita comunque l'assunzione di una unità.

 

 

Art. 4.

Criteri e limiti per le assunzioni di personale nelle amministrazioni provinciali

 

1. Per l'anno 2003, fermo restando quanto previsto dai commi 2 e 3 dell'art. 34, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, per le assunzioni di personale a tempo indeterminato nelle amministrazioni provinciali, ai sensi del comma 11 del citato art. 34, le classi demografiche sono le seguenti:

oltre 2.000.000 abitanti;

da 300.000 a 2.000.000 abitanti;

fino a 299.999 abitanti.

2. Le province con popolazione superiore ai 2.000.000 di abitanti possono procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato entro percentuali non superiori ai limiti della spesa annua lorda corrispondente al 48 per cento delle cessazioni al servizio verificatesi nel corso del 2002 ovvero al 20 per cento nei casi previsti dal quarto periodo del comma 11 dell'art. 34 della legge n. 289/2002 (allegata Tabella B).

Detti enti, nel rispetto della programmazione triennale dei fabbisogni di cui all'art. 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, procedono nella scelta della tipologia e della distribuzione di personale da assumere, in relazione agli specifici fabbisogni ed esigenze, tenendo conto dei profili professionali del personale da assumere e dell'essenzialità' dei servizi da garantire.

3. Le province con popolazione fino ai 2.000.000 di abitanti, possono procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato entro un numero di unità pari al 50 per cento, ovvero al 20 per cento nei casi previsti dal quarto periodo del comma 11 dell'art. 34 della legge n. 289/2002 (allegata Tabella B), delle cessazioni dal servizio verificatesi nel corso dell'anno 2002 moltiplicato per i valori numerici attribuiti ai seguenti parametri:

a) classe demografica:

enti con popolazione fino a 299.999 abitanti, parametro 1,15;

enti con popolazione da 300.000 a 499.999 abitanti, parametro 1,05;

enti con popolazione da 500.000 a 999.999 abitanti, parametro 1,00;

enti con popolazione da 1.000.000 a 2.000.000 abitanti, parametro 0,80.

b) incidenza della spesa del personale sulle entrate correnti accertata nell'ultimo consuntivo approvato nel corso del 2000:

inferiore o uguale al 24%, parametro 1,15;

superiore al 24%, parametro 0,85.

c) tipologia di servizi:

servizi istruzione, formazione e lavoro, parametro 1,20;

servizi tecnici ed ambientali, parametro 1,15;

servizi di vigilanza, parametro 1,10;

servizi culturali e sportivi, parametro 0,85;

servizi amministrativi e contabili, parametro 0,90;

altri servizi, parametro 0,80.

4. Ai fini del calcolo per la determinazione delle unità di personale da assumere nell'anno 2003 e' consentito alle province l'arrotondamento per eccesso.

5. Le province con popolazione da 300.000 a 2.000.000 abitanti non possono, comunque, assumere a tempo indeterminato un  numero di dipendenti superiore al 50 per cento, ovvero al 20 per cento nei casi previsti dal quarto periodo del comma 11 dell'art. 34 della legge n. 289/2002   (allegata Tabella B), delle cessazioni dal servizio verificatesi nell'anno 2002, anche se dal calcolo di cui al comma 3 dovessero risultare percentuali superiori.

6. Le province con popolazione fino a 299.999 abitanti, fermo restando l'applicazione dei parametri previsti dal comma 3, sono escluse dai limiti di cui al precedente comma 5.

7. Alle province il cui turn over relativo all'anno 2002 sia pari a zero o ad una unità, e' consentita comunque l'assunzione di una unità.

 

 

Art. 5.

Assunzione di personale nelle unioni di comuni e nelle comunità montane

 

1. Le unioni di comuni e le comunità montane, per l'anno 2003, possono procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato entro percentuali non superiori ai limiti della spesa annua lorda corrispondente al 50 per cento delle cessazioni dal servizio verificatesi nel corso del 2002.

Detti enti, nel rispetto della programmazione triennale dei fabbisogni di cui all'art. 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, procedono nella scelta della tipologia e della distribuzione di personale da assumere, in relazione agli specifici fabbisogni ed esigenze, tenendo conto dei profili professionali del personale da assumere e dell'essenzialità' dei servizi da garantire.

2. Le unioni di comuni istituite nel corso dell'anno 2002 possono assumere nel limite delle dotazioni organiche vigenti alla data del 31 dicembre 2002.

 

 

Art. 6.

Passaggi di funzioni e competenze agli enti locali

 

1. Fermo restando quanto previsto dal terz'ultimo periodo del comma 11 dell'art. 34 - con cui si consentono, in ogni caso, le assunzioni connesse a passaggi di funzioni e competenze alle regioni ed agli enti locali il cui onere risulta coperto da trasferimenti erariali compensativi  della mancata assegnazione delle unità di personale -, e' consentita, in caso di trasferimento di funzioni e competenze previsto con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri con relativa assegnazione di personale, l'assunzione, in deroga alle disposizioni del presente decreto, di un numero di unità pari a quello definito dal citato decreto presidenziale nel caso in cui le previste procedure di mobilità non siano mai state attivate.

Il presente decreto e' trasmesso alla Corte dei conti per gli adempimenti di competenza ed e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

 

Roma, 12 settembre 2003

p. Il Presidente: Mazzella

 

Registrato alla Corte dei conti il 7 ottobre 2003.


FISSAZIONE, PER LE AMMINISTRAZIONI REGIONALI E PER GLI ENTI E LE AZIENDE APPARTENENTI AL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE, DI CRITERI E LIMITI PER LE ASSUNZIONI DI PERSONALE A TEMPO INDETERMINATO PER L'ANNO 2003.

 

(DPCM 12 settembre 2003 - GU n. 239 del 14-10-2003)

 

 

 

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

 

Vista la legge 27 dicembre 2002, n. 289 recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” ( legge finanziaria 2003 );

visto l’art. 34, comma 11 della citata legge 27 dicembre 2002, n. 289 il quale prevede che, ai fini del concorso delle autonomie regionali e locali al rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, previo accordo tra Governo, regioni e autonomie locali da concludere in sede di Conferenza unificata, sono fissati per le amministrazioni regionali, per le province e i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti che abbiano rispettato le regole del patto di stabilità interno per l’anno 2002, per gli altri enti locali e per gli enti del Servizio sanitario nazionale, criteri e limiti per le assunzioni a tempo indeterminato per l’anno 2003;

considerato, in particolare, che l’articolo 34, comma 11, della legge n. 289/2002 stabilisce che le assunzioni che riguardano le amministrazioni regionali, le province e i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti che abbiano rispettato le regole del patto di stabilità interno per l’anno 2002 e gli altri enti locali e gli enti del Servizio sanitario nazionale devono comunque, fatto salvo il ricorso alle procedure di mobilità, essere contenute entro percentuali non superiori al 50 per cento delle cessazioni dal servizio verificatesi nel corso dell’anno 2002, ad eccezione delle assunzioni per il personale infermieristico del Servizio sanitario nazionale, tenuto conto, in relazione alla tipologia di enti, della dimensione demografica, dei profili professionali del personale da assumere, dell’essenzialità di servizi da garantire e dell’incidenza delle spese del personale sulle entrate correnti;

considerato, inoltre, che il citato articolo 34, comma 11, della legge n. 289/2002 prevede che venga definito per le regioni, per le autonomie locali e per gli enti del Servizio sanitario nazionale l’ambito applicativo delle disposizioni relative ai commi 1, 2 e 3 del medesimo articolo 34, concernenti le dotazioni organiche delle amministrazioni pubbliche;

ritenuto di dover procedere alla individuazione per le regioni e per gli enti del Servizio sanitario nazionale dei criteri e dei limiti relativi alle assunzioni a tempo indeterminato nell’anno 2003, nonché alla definizione dell’ambito applicativo delle disposizioni relative alla rideterminazione degli organici;

visto l’accordo sancito, nella seduta del 19 giugno 2003, dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano unificata, ai sensi dell’articolo 9, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, con la Conferenza Stato, città ed autonomie locali;

vista la nota (prot. N. 3552/03/2.2.1 in data 1 luglio 2003) della Conferenza unificata della Presidenza del Consiglio di Ministri concernente l’Accordo tra Governo, regioni ed autonomie locali per la fissazione di criteri e limiti per le assunzioni di personale a tempo indeterminato nell’anno 2003 per le regioni, le province e i comuni, per gli altri enti locali e per gli enti del servizio sanitario nazionale, ai sensi dell’articolo 34, comma 11, della legge 27 dicembre 2002, n.

289;

acquisiti i pareri dei Ministeri dell’economia e delle finanze, dell’Interno, della Salute e del Dipartimento per gli affari regionali della Presidenza del Consiglio dei ministri rispettivamente con note n. 13607 del 28 luglio 2003, uf. Gab. Del 3 luglio 2003, n. 100/275.0/10546 del 6 agosto 2003 e n. 1248/590 del 7 agosto 2003;

vista la legge 23 agosto 1988, n. 400;

visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2002, registrato alla Corte dei conti il 4 dicembre 2002, concernente Delega di funzioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di funzione pubblica al Ministro senza portafoglio avv. Luigi Mazzella;


Decreta

 

 

Articolo 1.

Ambito di applicazione

 

1. Il presente decreto, ai sensi dell’art. 34, comma 11, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 individua, per le amministrazioni regionali e per gli enti e le aziende appartenenti al Servizio sanitario nazionale, i criteri e i limiti per le assunzioni di personale a tempo indeterminato per l’anno 2003, nonché definisce l’ambito applicativo delle disposizioni relative alla rideterminazione degli organici ai sensi dei commi 1, 2 e 3 del citato articolo 34, in attuazione dell’accordo tra Governo, regioni e autonomie locali sancito in data 19 giugno 2003 in sede di Conferenza unificata.

2. La individuazione dei criteri e dei limiti per le assunzioni e la definizione dell’ambito applicativo della rideterminazione degli organici di cui al precedente comma è effettuata distintamente per il personale delle regioni e per quello del Servizio sanitario nazionale.

3. Le regioni e i rispettivi enti strumentali e dipendenti delle medesime per i quali sussistono provvedimenti che dichiarano lo stato di emergenza derivante da terremoti o calamità naturali sono esclusi dagli adempimenti previsti dall’articolo 34, comma 11 della legge n. 289/2002.

4. Le disposizioni del presente decreto non si applicano, ai sensi dall’articolo 95, comma 2, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, alle Regioni a Statuto Speciale e alle Province autonome.

 

 

Articolo 2.

Rideterminazione degli organici della Regione

 

1. Le regioni procedono alla rideterminazione delle rispettive dotazioni organiche nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 34, commi, 1, 2 e 3 della legge 27 dicembre 2002, n. 289.

2 Ai fini del calcolo per la determinazione delle dotazioni organiche di cui al comma 2 dell’art. 34 della citata legge 27 dicembre 2002, n. 289, va tenuto conto dei posti formalmente istituiti, successivamente al 29 settembre 2002 ma comunque entro il 31 dicembre 2002, per l’esercizio di funzioni trasferite dallo Stato alle regioni. Detti posti sono fatti salvi anche ai fini della provvisoria individuazione delle dotazioni organiche di cui al comma 3 del medesimo articolo 34. Qualora si procedesse, nel corso dell’anno 2003, ad ulteriori passaggi di personale dallo Stato alle regioni, queste potranno procedere alla rideterminazione delle rispettive dotazioni organiche integrandole con i posti necessari ai fini dei predetti trasferimenti.

3 Le regioni determinano gli indirizzi applicativi relativi alle assunzioni di personale a tempo indeterminato, per l’anno 2003, per i rispettivi enti strumentali o dipendenti della medesima Regione in armonia con quanto previsto dal presente decreto.

 

 

Articolo 3.

Rideterminazione degli organici degli enti del Servizio sanitario nazionale

 

1. Le amministrazioni statali, per quanto di competenza, e quelle regionali possono autorizzare, in attuazione dell’articolo 34, commi 1 e 2 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, la rideterminazione delle dotazioni organiche degli enti e delle aziende appartenenti al Servizio sanitario nazionale e operanti nella singola regione, tenendo conto prioritariamente delle risorse umane necessarie ad erogare le prestazioni dei livelli essenziali di assistenza (LEA), fermo restando il numero complessivo dei posti di organico vigenti alla data del 29 settembre 2002 in tutte le strutture sanitarie della regione, nonché i vincoli finanziari posti dalle medesime regioni, in attuazione dell’Accordo tra Governo, regioni e province autonome dell’8 agosto 2001.


Articolo 4.

Assunzione di personale nelle Regioni

 

1. Per l’anno 2003, le regioni, fermo restando quanto previsto dai commi 2 e 3 , dell’art. 34, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 e dall’articolo 2 del presente decreto, possono procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato entro percentuali non superiori ai limiti della spesa annua lorda corrispondente al 50% delle cessazioni dal servizio verificatesi nel corso del 2002.

2. Ogni regione, nel rispetto della programmazione triennale dei fabbisogni di cui all’articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, procede autonomamente nella scelta della tipologia e della distribuzione di personale da assumere, in relazione agli specifici fabbisogni ed esigenze, tenendo conto dei profili professionali del personale da assumere, dell’essenzialità dei servizi da garantire e dell’incidenza delle spese del personale sulle entrate correnti.

3 Le regioni determinano, inoltre, gli indirizzi applicativi relativi alle assunzioni di personale a tempo indeterminato, per l’anno 2003, per i rispettivi enti strumentali o dipendenti della medesima regione in armonia con quanto previsto dal presente articolo.

 

 

Articolo 5.

Assunzione di personale negli enti del Servizio sanitario nazionale

 

1. Le regioni, fermo restando quanto previsto dai commi 2 e 3 dell’art. 34, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 e dall’articolo 3 del presente decreto, possono autorizzare, per l’anno 2003, gli enti e le aziende del Servizio sanitario nazionale operanti nell’ambito della rispettiva regione, ad assumere personale a tempo indeterminato entro il limite e secondo i criteri stabiliti dall’articolo 34 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e comunque entro i limiti delle risorse finanziarie previste nell’Accordo tra Governo, regioni e province autonome dell’8 agosto 2001.

2. Ogni regione nel rispetto della programmazione triennale dei fabbisogni di cui all’articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, procede autonomamente nella scelta della tipologia e della distribuzione di personale da assumere, in relazione agli specifici fabbisogni ed esigenze degli enti e delle aziende del Servizio sanitario nazionale operanti nell’ambito della medesima regione, tenendo conto dei profili professionali del personale da assumere, dell’essenzialità dei servizi da garantire e dell’incidenza delle spese del personale sulle entrate correnti. Il presente decreto è trasmesso alla Corte dei conti per gli adempimenti di competenza ed è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

 

Roma,12 settembre 2003

p. Il Presidente: Mazzella

 

Registrato alla Corte dei conti il 7 ottobre 2003


AUTORIZZAZIONE ALLE ASSUNZIONI DI PERSONALE NELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

 

(DPR 31 luglio 2003 - GU n. 198 del 27-8-2003)

 

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

Vista la legge 27 dicembre 2002, n. 289, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2003);

visto, in particolare, il comma 4 dell'art. 34 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, il quale stabilisce che alle amministrazioni pubbliche di cui agli articoli 1, comma 2, e 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, ad esclusione dei comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti, ivi comprese le Forze armate, i Corpi di polizia ed il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, è fatto divieto, per l'anno 2003, di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato, fatte salve le assunzioni di personale relative a figure professionali non fungibili la cui consistenza organica non sia superiore all'unita', nonché le assunzioni relative alle categorie protette;

visto il comma 5 dell'art. 34 della citata legge 27 dicembre 2002, n. 289, il quale stabilisce che, in deroga al divieto di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato, per effettive, motivate ed indilazionabili esigenze di servizio e previo esperimento delle procedure di mobilità, le amministrazioni dello Stato anche ad ordinamento autonomo, le agenzie, gli enti pubblici non economici, le università e gli enti di ricerca possono procedere ad assunzioni nel limite di un contingente di personale corrispondente ad una spesa annua lorda a regime pari a 220 milioni di euro e che, a tale fine, è costituito un apposito fondo nello stato di previsione della spesa del Ministero dell'economia e delle finanze con uno stanziamento pari a 80 milioni di euro per l'anno 2003 e a 220 milioni di euro a decorrere dall'anno 2004;

visto l'art. 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, ed, in particolare, il comma 3-ter del medesimo articolo;

visto, il comma 6, dell'art. 34, della citata legge 27 dicembre 2002, n. 289, il quale prevede che le deroghe al divieto di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato siano autorizzate secondo la procedura di cui all'art. 39, comma 3-ter, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e che è prioritariamente considerata l'immissione in servizio degli addetti a compiti connessi alla sicurezza pubblica, al rispetto degli impegni internazionali, alla difesa nazionale, al soccorso tecnico urgente, alla prevenzione e vigilanza antincendi, alla ricerca scientifica e tecnologica, al settore della giustizia ed alla tutela dei beni culturali, nonché dei vincitori di concorsi espletati alla data del 29 settembre 2002 e di quelli in corso di svolgimento alla medesima data che si concluderanno con l'approvazione della relativa graduatoria di merito entro e non oltre il 31 dicembre 2002;

considerato che dall'istruttoria prevista dall'art. 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni ed integrazioni, risulta che le richieste di assunzioni pervenute dalle amministrazioni interessate nel corso dell'anno 2003, comporterebbero una spesa annua lorda a regime non compatibile con le risorse finanziarie previste dal fondo di cui al citato art. 34, comma 5, della legge 27 dicembre 2002, n. 289;

considerate le richieste di assunzioni di personale a tempo indeterminato pervenute dalle amministrazioni interessate tutte prioritarie secondo i criteri ed i limiti previsti dall'art. 34, comma 6, della legge 27 dicembre 2002, n. 289;

ritenuto di assicurare il rispetto del limite di spesa derivante dal fondo di cui al comma 5 del citato art. 34;

considerato che occorre tenere conto prioritariamente delle richieste delle Forze armate, dei Corpi di polizia e del Corpo dei vigili del fuoco riguardanti la sicurezza pubblica, la difesa nazionale ed il soccorso tecnico urgente, la prevenzione e vigilanza antincendi espressamente richiamate dall'art. 39 della legge n. 449 del 1997 e dall'art. 34, comma 6, della legge n. 289 del 2002;

considerato che le assunzioni di personale richieste dall'ACI non debbano gravare sul fondo di cui al comma 5 dei citato art. 34, in quanto detto istituto non rientra nell'elenco degli enti facenti parte dell'aggregato amministrazioni pubbliche definito secondo i criteri di contabilità nazionale (SEC 95);

ritenuto che occorre dare priorità ai vincitori di concorsi pubblici, ad un numero prefissato di assunzioni per le sedi maggiormente carenti di personale, alle assunzioni di professionalità del settore informatico, della ricerca, legale, tecnico e sanitario; quindici unità in mobilità provenienti dalle ex basi Nato per le esigenze dei Ministeri dei beni ed attività culturali e del Ministero della giustizia - Dipartimento degli archivi notarili; ai vincitori del terzo corso-concorso dirigenziale bandito dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione per le esigenze delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici non economici;

ritenuto che, ai fini della determinazione e del calcolo dell'onere finanziario complessivo, si tiene conto del differenziale concernente la spesa annua lorda nel caso di assunzione di personale già dipendente di pubbliche amministrazioni;

ritenuto, pertanto, di dover autorizzare, in deroga al divieto di cui al comma 4 dell'art. 34 della citata legge n. 289 del 2002, le amministrazioni dello Stato anche ad ordinamento autonomo, le agenzie, gli enti pubblici non economici, le università e gli enti di ricerca a procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato, nel limite di un contingente di personale corrispondente ad una spesa annua lorda a regime pari a 220 milioni di euro da far valere sul fondo appositamente costituito nello stato di previsione della spesa del Ministero dell'economia e delle finanze con uno stanziamento pari ad 80 milioni di euro per l'anno 2003 e a 220 milioni di euro a decorrere dall'anno 2004;

vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 25 luglio 2003;

sulla proposta del ministro per la funzione pubblica e del ministro dell'economia e delle finanze,

 

Decreta:

 

1. Le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le agenzie, gli enti pubblici non economici, le università e gli enti di ricerca di cui alle tabelle l e 2 allegate al presente decreto, sono autorizzate, ai sensi dell'art. 34, commi 4, 5 e 6 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, ad assumere, nell'anno 2003, un contingente di personale a tempo indeterminato pari a complessive seimilanovecentosessantasette unità corrispondente ad una spesa complessiva annua lorda a regime pari a 219.783.023 euro, di cui 57.969.404 euro quale onere relativo all'anno 2003 e 219.783.023 euro corrispondente alla spesa complessiva annua lorda a regime per l'anno 2004, da far valere sul fondo di cui all'art. 34, comma 5 della legge 27 dicembre 2002, n. 289.

2. Alle Forze armate, ai Corpi di polizia ed al Corpo dei vigili del fuoco è assegnato, per l'anno 2003, un contingente di personale pari a cinquemilaseicentouno unità, come risulta dalla tabella 1 allegata al presente decreto, nel limite di spesa, per l'anno 2003, di 27.377.376 euro, e di 165.216.174 euro a decorrere dall'anno 2004. Per l'anno 2003 è posto a carico del fondo di cui all'art. 34, comma 5, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, la spesa di 10.464.828 euro relativa ai richiami in servizio autorizzati ai sensi della normativa vigente per le Forze armate, l'Arma dei carabinieri e la Guardia di finanza.

3. Nell'ambito del contingente di cui al comma 1, le amministrazioni di cui alla tabella 2 allegata al presente decreto, sono autorizzate, a decorrere dal 1° settembre 2003, ad assumere a tempo indeterminato milletrecentosessantasei unità di personale corrispondente ad una spesa complessiva annua lorda a regime pari a 54.566.849 euro, di cui 20.127.200 euro quale onere relativo all'anno 2003 e 54.566.849 euro corrispondente alla spesa complessiva annua lorda a regime per l'anno 2004.

4. Il contingente di assunzioni di personale di cui alla citata tabella 2 autorizzato in favore delle università è ripartito tra i singoli istituti universitari su proposta del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca scientifica, mediante istruttoria prevista dall'art. 39, comma 3-ter, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, tenendo conto delle richieste e delle esigenze dei singoli atenei, fermo restando il limite delle risorse finanziarie assegnate al settore dell'università dal presente decreto.

5. Nell'ambito del contingente di cui al comma 3, è autorizzata l'immissione di quindici unità di personale provenienti dalle ex basi Nato presso i Ministeri dei beni ed attività culturali e della giustizia - Direzione degli archivi notarili.

6. Le amministrazioni, con esclusione di quelle di cui al precedente comma 2, che hanno presentato richiesta di autorizzazione all'assunzione avvalendosi della deroga concernente le priorità che non riguardano l'assunzione dei vincitori di concorsi espletati alla data del 29 settembre 2002 e di quelli in corso di svolgimento alla medesima data che si sono conclusi con l'approvazione della relativa graduatoria di merito entro e non oltre il 31 dicembre 2002, sono autorizzate ad assumere personale a tempo indeterminato nel limite del contingente di cui al comma 3, fermo restando quanto previsto dall'art. 34, commi 1, 2 e 3 della legge 27 dicembre 1997, n. 289.

7. Nell'ambito del contingente di personale di cui al comma 6, è autorizzata l'assunzione di quarantacinque unità di personale a tempo indeterminato presso l'ACI e l'ACI Terni il cui onere finanziario è posto direttamente a carico dei bilanci autonomi dei predetti istituti.

8. Nell'ambito del contingente di cui al comma 3, è autorizzata la spesa annua lorda a regime di 4.399.167 euro relativa all'assunzione di novantatre vincitori del terzo corso-concorso dirigenziale bandito dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione per le esigenze delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici non economici;

9. Le amministrazioni di cui ai commi 2 e 3 che, per esigenze organizzative e gestionali sopravvenute, intendano assumere unità di personale appartenenti a categorie e professionalità diverse rispetto a quelle autorizzate con il presente decreto, ovvero utilizzare graduatorie concorsuali diverse rispetto a quelle considerate nel corso dell'istruttoria prevista dall'art. 39, comma 3-bis, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, sono autorizzate ad avviare le relative assunzioni, nel rispetto di quanto previsto dall'art. 34 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e fermo restando il limite delle risorse finanziarie assegnate a ciascuna amministrazione dal presente decreto.

10. Le amministrazioni di cui al comma 1 sono tenute, entro e non oltre il 15 novembre 2003, a trasmettere per le necessarie verifiche alla Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica, ufficio per il personale delle pubbliche amministrazioni, e al Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della ragioneria generale dello Stato, IGOP, i dati concernenti il numero dei dipendenti assunti e in corso di assunzione, distinti per profili professionali ed area di appartenenza, specificando se a tempo pieno o ridotto, indicando in tale caso la tipologia e la quota percentuale del part-time, nonché l'eventuale amministrazione di provenienza, ivi inclusa la relativa qualifica funzionale o area professionale, la spesa per l'anno 2003, nonché quella annua lorda a regime effettivamente da sostenere. Al completamento delle procedure di assunzione va, altresì, fornita dimostrazione, da parte delle amministrazioni interessate, del rispetto dei limiti di spesa previsti dal presente decreto.

11. Alla copertura dell'onere a carico delle amministrazioni interessate, con esclusione di quella di cui al comma 7, si provvede mediante utilizzo delle risorse iscritte nell'Unità previsionale di base (UPB) 4.1.5.4. Fondi da ripartire per oneri di personale - cap. 3032, dello Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2003 e corrispondenti capitoli per esercizi successivi.

 

Il presente decreto sarà inviato alla Corte dei conti per la registrazione e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

Dato a Roma, addì 31 luglio 2003

 

CIAMPI

Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Mazzella, Ministro per la funzione pubblica

Tremonti, Ministro dell'economia e delle finanze

Registrato alla Corte dei conti il 22 agosto 2003


Tabella 1 

 

 

SETTORE SICUREZZA

Autorizzazioni

assunzioni

Oneri 2003 (euro)

Oneri 2004 (euro)

FORZE ARMATE

1043

3.525.205

34.029.593

CARABINIERI

1435

7.110.206

42.994.135

POLIZIA PENITENZIARIA

120

158.632

3.533.476

GUARDIA DI FINANZA

882

2.792.378

24.699.655

CORPO FORESTALE DELLO STATO

98

662.124

3.980.432

POLIZIA DI STATO

1465

9.357.394

40.575.684

VIGILI DEL FUOCO

558

3.771.437

15.403.199

SUBTOTALE SETTORE SICUREZZA

5.601

27.377.376

165.216.174

ONERI RELATIVI AI RICHIAMI

 

Oneri 2003 (euro)

 

FORZE ARMATE

 

1.664.007

 

CARABINIERI

 

7.731.131

 

GUARDIA DI FINANZA

 

1.069.690

 

TOTALE SETTORE SICUREZZA

5.601

37.842.204

165.216.174

 

 

 

 

Tabella 2

 

 

MINISTERI

Autorizzazioni

assunzioni

ONERI 2003 (euro)

ONERI 2004 (euro)

ATTIVITA' PRODUTTIVE

3

35.872

95.658

AFFARI ESTERI

70

1.403.186

3.741.829

AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO

18

204.149

544.396

BENI ED ATTIVITA' CULTURALI

40

386.040

1.029.441

ISTRUZIONE, UNIVERSITA' E RICERCA

75

593.100

1.581.600

POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI (ISPETTORATO CENTRALE REPRESSIONE FRODI)

70

842.523

2.246.727

GIUSTIZIA - Organizzazione giudiziaria

140

1.438.434

3.835.823

GIUSTIZIA - Dipartimento giustizia minorile

2

29.619

78.983

GIUSTIZIA - Dipartimento dell'amministrazione pnitenziaria

30

295.059

786.824

GIUSTIZIA - Ufficio Centrale degli Archivi Notarili

4

44.091

117.577

Commissariato del governo – Provincia aut. di Bolzano

5

88.004

234.676

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

1

14.672

39.125

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

64

584.517

1.558.713

INTERNO

15

188.787

503.433

ECONOMIA E FINANZE

56

738.416

1.969.110

Economia e finanze – Amm. auton. Monopoli di stato

14

127.574

340.196

SALUTE

20

404.631

1.079.015

CORTE DEI CONTI

10

139.575

372.200

AUTORITA' BACINO DEL SERCHIO

8

80.632

215.019

AUTORITA' BACINO DEL VOLTURNO

1

16.008

42.689

DIFESA

160

1.951.986

5.205.296

Presidenza Cons. Min. - SSPA (3° concorso dirigenziale)

93

1.649.688

4.399.167

A) TOTALE MINISTERI

899

11.256.562

30.017.497

ENTI PUBBLICI NON ECONOMICI

Autorizzazioni

assunzioni

ONERI 2003

ONERI 2004

I.N.P.A.D.A.P.

12

380.522

1.014.725

I.N.P.S.

92

3.094.856

8.252.948

I.P.O.S.T.

20

222.440

593.173

E.N.A.C.

2

24.297

68.443

E.N.I.T.

2

27.354

72.944

ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI

1

12.758

34.022

PARCO NAZIONALE DELL'ASPROMONTE

2

20.181

53.816

PARCO NAZIONALE DEL CILENTO E VALLO DI DIANO

2

18.504

49.345

B) TOT. ENTI PUBBLiCI NON ECONOMICI

133

3.800.912

10.139.416

 

 

 

 

ENTI DI RICERCA

Autorizzazioni

assunzioni

ONERI 2003

ONERI 2004

I.S.T.A.T.

18

380.192

1.013.845

Istituto naz.le di alta matematica «Francesco Severi»

1

10.888

29.035

ISTITUTO NAZIONALE DI ASTROFISICA

11

200.371

534.322

ISTITUTO NAZIONALE DI ECONOMIA AGRARIA (INEA)

6

129.389

345.038

ISTITUTO NAZIONALE DI FISICA NUCLEARE

10

316.387

843.699

INSEAN

2

18.581

49.550

ISTITUTO ITALIANO DI MEDICINA SOCIALE

1

30.909

82.425

E.N.E.A.

15

164.178

437.809

ENTE NAZIONALE DELLE SEMENTI ELETTE

1

19.263

51.368

AGENZIA SPAZIALE ITALIANA

5

134.007

357.353

ISTITUTO PAPIROLOGICO «G. VITELLI»

1

26.802

71.471

I.C.R.A.M.

2

53.603

142.941

Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia

14

300.958

802.554

ISTITUTO NAZIONALE OTTICA APPLICATA

5

84.031

224.082

Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale

2

53.603

142.941

CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE

9

182.341

486.242

ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA'

16

298.223

795.261

C) TOTALE ENTI DI RICERCA

119

2.403.726

6.409.936

D) A.C.I.

45

 

 

E) UNIVERSITA'

170

2.666.000

8.000.000

TOT. GENERALE

1.366

20.127.200

54.566.849

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ESPERIENZE AMMINISTRATIVE

Alcuni esempi di “buone pratiche” nel Piano di Azione Nazionale per l’Occupazione dell’anno 2000
*

 

 

 

 

1. L'esperienza del SIO di Ravenna

 

Nel settembre 1997 è stato avviato il progetto sperimentale per l'attivazione del Servizio Integrato di Orientamento (SIO). Tale progetto ha consentito, nel corso degli anni 1998 e 1999, di elaborare, sperimentare e mettere a regime un modello organizzativo e una serie di attività operative che prefigurano in maniera molto precisa 1a configurazione del Centro per l'Impiego.

 

·         Accoglienza: il funzionamento del servizio e l'utenza

 

All'accoglienza è affidata la funzione di illustrare il servizio all'utente, individuarne il bisogno, rinviarlo ad altri servizi interni e/o territoriali. Deve garantire un primo approccio senza tempi di attesa troppo lunghi. Gli operatori dell'accoglienza fissano gli appuntamenti per il servizio di consulenza orientativa, di preselezione, di informazione guidata. L'approccio con l'utente rispetta modalità relazionali comuni tra tutti gli operatori e si qualifica come relazione caratterizzata da apertura, disponibilità all'ascolto e attenzione al bisogno della singola persona. Nell'arco dei due anni di sperimentazione si sono rivolti all'accoglienza del SIO oltre 38.000 utenti con un'affluenza media di oltre 70 persone al giorno.

 

·         Informazione

 

Tale servizio reperisce ed elabora materiali di informazione con la finalità. di fornire agli utenti maggiori strumenti per la ricerca del lavoro e la elaborazione di progetti professionali. L’erogazione del servizio di informazione può avvenire con tre modalità: auto-consultazione, informazione guidata in accoglienza, informazione guidata su appun-tamento.

 

Il monitoraggio sugli accessi al servizio evidenzia che oltre il 50% di coloro che si rivolgono all'accoglienza consulta autonomamente i materiali messi a disposizione negli spazi attrezzati per tale scopo e che tale modalità di fruizione del servizio è in continuo aumento. Il servizio di informazione ha inoltre ricevuto (nel ‘98 e ‘99) circa 200 utenti in percorsi di informazione guidata o per la consultazione di banche dati su appuntamento.

 

Gli operatori dell'informazione si dedicano ad attività di back-office con la ricerca di materiali informativi di interasse locale, nazionale e europeo. Le informazioni raccolte vengono poi elaborate {per renderle più facilmente fruibili dall'utenza), catalogate e sistemate negli appositi raccoglitori a disposizione degli utenti. Gli operatori provvedono anche a mantenere aggiornati i cataloghi, così come si occupano dell'aggiornamento degli indirizzari e della schedatura informatizzata dei materiali acquisiti.

 

Il catalogo dei materiali disponibili è consultabile anche attraverso il sito Internet del SIO (http://www.racine.ra.it/sio).

 

È a disposizione del pubblico una postazione informatica attrezzata per la consultazione di banche dati e la compilazione del CV e di lettere di auto-candidatura. Nel corso dell'anno 1999 è stata avviata una attività specifica per l'allestimento di uno spazio di informazione in auto-consultazione sul territorio provinciale.

 

·         Orientamento e sostegno all'inserimento lavorativo

 

L'area orientamento è dedicata alle persone che hanno bisogno di un sostegno nella scelta professionale e per pianificare il proprio percorso di inserimento formativo/lavorativo ed offre la possibilità sia di una consulenza individuale sia di attività di gruppo. L'attività orientativa individuale si ispira a un modello di consulenza breve che si articola, di norma, su tre incontri. Nel corso della sperimentazione (alla data del 15/12/99) hanno fruito della consulenza orientativa individuale 379 utenti. Si è potuto così definire in maniera precisa quello che è il ruolo di tale servizio all'interno di un Centro per l'impiego e configurarlo in modo da rispondere al meglio ai bisogni degli utenti (l'esperienza del SIO è stata utilizzata dalla Regione Emilia-Romagna come caso di studio per la elaborazione del modello di consulenza orientativa breve). Nel corso della sperimentazione si sono evidenziati  i seguenti aspetti:

a) la consulenza orientativa si trova a dover far fronte a "richieste orientative" molto diversificate, (dai giovani drop-out che vogliono transitare nel mondo del lavoro ad utenti cinquantenni con bassa professionalità); per questo è fondamentale durante il primo incontro riuscire a decodificare chiaramente la richiesta d'aiuto e a valutare quale patto di cooperazione proporre all'utente perché possa aderirvi;

b) di fronte alla richiesta di trovare lavoro espressa dall'utente, l'utente deve sentire che ha ricevuto anche un aiuto spendibile subito; per tale motivo nel corso del secondo anno di sperimentazione sono state attivate iniziative specifiche:

-    la promozione di tirocini formativi;

-    la sperimentazione di brevi percorsi formativi individualizzati, realizzati in accordo con aziende alla ricerca di personale.

 

Gli incontri di gruppo tra utenti vengono programmati a cadenza regolare; dall'apertura del SIO al 15 dicembre 1999 sono stati realizzati 63 incontri di gruppo incentrati prevalentemente sulle tecniche di ricerca attiva del lavoro (compilazione del CV e lettera di accompagnamento, il colloquio di selezione).

 

·         Incontro domanda offerta di lavoro

 

Sono il complesso di attività finalizzate a reperire personale per le aziende e ad offrire ai lavoratori opportunità di inserimento lavorativo.

 

Il servizio si occupa del reperimento di candidati, in possesso dei requisiti richiesti, da segnalare alle aziende in cerca di personale. Tali candidature vengono reperite attraverso la gestione di una banca dati di lavoratori disponibili o, nel caso questa prima modalità non dia esito positivo, attraverso la diffusione delle richieste di personale tramite i mezzi di comunicazione (stampa e di R@cine) e gli sportelli di alcuni servizi pubblici (URP, circoscrizioni, informa-giovani).

 

Si sono rivolte a questo servizio 1.143 aziende che hanno effettuato oltre 2.500 richieste di personale (1.196 nel 1998 e 1.373 al 15/12/99). Sono stati segnalati alle aziende 6.752 candidati nel corso del 1998 e 5.376 nel corso del 1999.

 

Gli esiti del servizio vengono costantemente monitorati ricontattando le aziende a due mesi di distanza dalla richiesta per verificare come si è conclusa la ricerca di personale.

 

Tale attività ha evidenziato nel corso del tempo un progressivo miglioramento dei risultati passando dal 32% di assunzioni di personale segnalato dal SIO nel 1998 all’ 8% del 1999. Il SIO ha qualificato i servizi alle aziende introducendo una specifica figura addetta alla consulenza nella definizione del profilo professionale ricercato e sulle assunzioni agevolate ed adottando modalità di erogazione del servizio orientate al cliente-azienda sovente trascurato nei tradizionali servizi di incontro domanda offerta di lavoro.

 

Relativamente al settore turistico-alberghiero è stato inoltre avviato un progetto finalizzato al reperimento di personale stagionale. Tale servizio ha operato attraverso il reperimento di auto-candidature di lavoratori da tutto il territorio nazionale così da fronteggiare il fabbisogno relativo al periodo estivo.

 

Si sono rivolti al SIO per richieste di personale stagionale nel settore turistico-alberghiero, nel 1998, 560 aziende che hanno formulato 1.785 richieste corrispondenti a 2.179 posti di lavoro. Nel 1999 le richieste sono state 1.859 corrispondenti a 2.228 posti di lavoro.

Analogo servizio è stato attivato, anche se con minor successo, per il settore agricolo. Le richieste di personale per l'anno 1999 nel settore agricolo sono state 70, ed hanno interessato 43 aziende agricole.


2. Il progetto integrato per l’anno 2000.  Inserimento lavorativo dei rifugiati in Italia.

 

Il progetto, realizzato con il contributo finanziario della Commissione Europea, Fondo Sociale Europeo, e del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, ha previsto l’articolazione dei suoi interventi in quattro regioni: in Puglia attraverso la collaborazione CTM-MOVIMONDO, in Umbria con il CIDIS, in Lombardia con l'Ufficio Stranieri del Comune di Milano e nel Lazio, con l'Associazione Centro Astalli ed il CIR (Consiglio Italiano peri rifugiati), che ha svolto la funzione di coordinamento dell'intero progetto.

 

 

DESTINATARI

 

I rifugiati, pur beneficiando degli stessi diritti dei cittadini italiani in materia di accesso al lavoro, devono affrontare una molteplicità di ostacoli che si aggiungono al già difficile inserimento occupazionale nel mercato italiano. Oltre ai problemi linguistici ed alla scarsa conoscenza del nuovo contesto culturale ed istituzionale, si somma l'errata omologazione dello status di rifugiato alla condizione dell'immigrato, con la conseguente disapplicazione delle normative sull’inserimento lavorativo autonomo e dipendente, in particolare di quelle specificamente rivolte si rifugiati.

 

Ulteriori ostacoli all'inserimento lavorativo sono, inoltre, dovuti alla difficoltà di ottenere il riconoscimento dei titoli di studio, delle qualifiche e professionalità acquisite, anche per la frequente impossibilità di fornire una documentazione.

 

Le possibilità di inserimento sociale e lavorativo (dipendente o autonomo) sono complicate dalla difficoltà di accesso ai servizi territoriali ed alle informazioni.

 

Rispetto ai destinatari dell'intervento, un problema rilevante è rappresentato dalla difficoltà di garantire la partecipazione dei rifugiati ai percorsi formativi a fronte di una indennità inadeguata ai loro bisogni di sostentamento.

 

Le risorse rese disponibili dall'attuazione di questo progetto sono state integrate con finanziamenti provenienti dal Programma di integrazione locale dei rifugiati, promosso e finanziato congiuntamente dal Ministero dell’Interno e dall’ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati).

 

 

OBIETTIVO

 

L’obiettivo del progetto è stato quello di promuovere l’inserimento nel mercato del lavoro italiano dei rifugiati sia attraverso interventi diretti ai rifugiati stessi (orientamento, formazione, sostegno alla ricerca del lavoro dipendente, consulenza per il lavoro autonomo) sia attraverso contatti e attività di sensibilizzazione rivolte alle istituzioni pubbliche e del privato sociale.

 

 

RISULTATI

 

BANCA DATI

 

E' stata creata una banca dati contente circa 1000 schede personali, compilate nelle 4 regioni coinvolte nel progetto. Il programma è stato realizzato con lo scopo di ottenere dati statistici, ulteriore strumento di comprensione del fenomeno dei rifugiati, così come interrogazioni mirate volte ad individuare profili professionali nel caso di specifiche offerte di lavoro, e ad attivare una più efficiente programmazione delle attività di formazione professionale.

 

RICERCA-INTERVENTO

 

La ricerca-intervento, basata sul coinvolgimento attivo di 5 rifugiati, selezionati e seguiti dagli operatori delle quattro organizzazioni partner del progetto, ha avuto come obiettivo quello di individuare le esigenze, problematiche ed ostacoli che i rifugiati incontrano durante il loro percorso di inserimento socio-lavorativo e, quindi, di predisporre progetti individuali di inserimento professionale. E' stata, inoltre, effettuata un'analisi del mercato del lavoro e delle possibili risposte all'offerta di lavoro da parte dei rifugiati attraverso interviste ad attori chiave (imprenditori, sindacalisti, rappresentanti di categorie professionali).

 

CORSI DI FORMAZIONE

 

In collaborazione con il Centro Astalli, partner operativo del progetto, sono stati realizzati i seguenti corsi di qualificazione professionale:

gestione di lavanderia

operatori del settore edile

pizzaioli

videoscrittura (I livello).

videoscrittura (II livello)

personale alberghiero (in fase di realizzazione).

 

Questa attività ha coinvolto in totale 73 rifugiati.

 

ORIENTAMENTO

 

Attraverso un'utenza limitata, si è cercato di individuare percorsi di integrazione lavorativa personalizzati ed elaborati con i rifugiati. In molti casi il ruolo degli operatori è quello di aiutare i rifugiati a comprendere il contesto italiano e a progettare il proprio futuro professionale sulla base delle effettive possibilità di impiego.

 

Il servizio di "Guida al Lavoro", costituito presso gli uffici del CIR di Roma, è diviso in tre aree, formazione, lavoro dipendente, lavoro autonomo, ciascuna delle quali si è occupata della raccolta di informazioni e documentazione, contatti con gli enti pubblici e privati e sensibilizzazione. Ha svolto inoltre un'attività di front office, attraverso la quale il rifugiato è stato accompagnato e sostenuto nella ricerca del lavoro: elaborazione dei curriculum vitae, individuazione di possibilità di impiego, tirocini e stages, borse lavoro ecc..

 

DOCUMENTAZIONE

 

E’ stata realizzata una guida multilingue per i rifugiati sulla formazione e riqualificazione professionale, lavoro dipendente e lavoro autonomo, che ha lo scopo di fornire le principali informazioni necessarie per orientarsi nel mercato del lavoro italiano.


ACCORDI E PROTOCOLLI D'INTESA CON ENTI PUBBLICI E PRIVATI

 

La metodologia del progetto quindi, pur avendo previsto l’istituzione di un servizio ad hoc interno ai nostri uffici, è stata fondamentalmente quella di cercare di sensibilizzare gli uffici istituzionalmente responsabili delle politiche del lavoro. Ciò anche al fine di rendere i risultati ottenuti dal progetto sostenibili nel tempo. Con il servizio si sono voluti sperimentare metodi e percorsi di inserimento lavorativo, da diffondere e replicare aia a livello locale che all’interno delle istituzioni.

 

CILO

 

La possibilità di dare una concreta continuità al servizio di orientamento avviato all'interno degli uffici del CIR è stata offerta dall'accordo con il Comune di Roma che si: impegna alla specializzazione di due Centro di Iniziativa Locale per l’Occupazione (CILO) sulla tematica dei lavoratori stranieri ed in particolare dei rifugiati.

 

L’accordo prevede l’inserimento negli uffici dei CILO individuati di cinque rifugiati in uno stage formativo. Allo stesso tempo gli operatori presenti verranno preparati sulle normative e sulle principali tematiche sociali relative ai rifugiati. Alla fine del percorso formativo, i rifugiati dovranno essere inseriti nei CILO come operatori.

 

CONFCOMMERCIO NAZIONALE

 

Con la CONFCOMMERCIO NAZIONALE è stato siglato un accordo in base al quale i rifugiati potranno usufruire della consulenza amministrativa e legale per l'avvio e consolidamento di attività commerciali.

 

CONFINDUSTRIA REGIONE LAZIO

 

In collaborazione con l'associazione di categoria degli industriali dei Lazio, è in corso di realizzazione un accordo per la realizzazione di percorsi formativi comprensivi di corsi di lingua e cultura italiana, ma soprattutto stage presso le stesse aziende che fanno parte dell'associazione.

In questo modo si creeranno figure professionali effettivamente richieste dal mercato del lavoro, superando un tipico problema dell'offerta formativa italiana non sempre adeguata alle esigenze delle aziende.

 

CNA

 

Con la CNA (Confederazione delle piccole e medie imprese artigiane) è stato siglato un accordo che prevede la collaborazione con il CIR sia per interventi nella formazione professionale che per la consulenza legale ed amministrativa per l'avvio di attività autonome nel settore artigianale.


la valutazione delle politiche pubbliche*

 

Marcel Pochard, Direttore generale dell’Amministrazione e della Funzione Pubblica:

“Ogni azione pubblica può avere i suoi strumenti di misurazione”.

 

 

D.: La prassi della valutazione, in materia di politiche pubbliche, non è particolarmente recente: in un modo o in un altro, ad essa si è fatto ricorso. In che cosa, dunque, la valutazione è considerata di grande attualità?

 

M.P.: è vero ed è positivo che nell’amministrazione la valutazione della qualità delle azioni pubbliche non ha un passato recente. La novità consiste nel fatto che quell’aspetto, nelle problematiche più ricorrenti, è impiegato secondo metodi predefiniti, sistematici, secondo criteri sia quantitativi che qualitativi. È necessario puntualizzare che l’aspetto qualitativo deve essere indagato sul campo.

 

Quando abbiamo domandato a Hervé Seyriex di valutare i progetti dei servizi, lanciati negli anni 1990-1991, egli ha fatto riferimento alle classiche inchieste e, qualche volta, si é recato sul posto, per avere un’idea più obiettiva e precisa delle ragioni del successo di questi progetti di servizio.

 

Alcune forti constatazioni sono state riproposte, riassunte nella seguente formula, che la dice lunga sul cammino da percorrere: “gli utenti sono i passeggeri clandestini dei progetti dei servizi”….

 

D.: Quello che voi stessi considerate una vostra aspirazione, è ciò che induce ad osservare che la cultura e gli effetti della funzione pubblica dello Stato sono ancora relativamente lontani dalle esigenze di una valutazione più sistematica,?

 

M.P.: diciamo, più esattamente, che noi non siamo ancora organizzati per condurre delle politiche che permettano, realmente, una valutazione. Ciò presuppone, in effetti, che fin dall’inizio gli obiettivi ed i mezzi siano chiaramente fissati. Pertanto, al sopraggiungere di un certo termine, è possibile esaminare i risultati.

 

Oppure, in un certo numero di casi, le politiche sono attuate, senza che i loro obiettivi siano determinati piuttosto chiaramente né fissati quantitativamente. Da qui scaturisce, per esempio, l’interesse per la generalizzazione degli studi d’impatto.

 

Tuttavia, è noto che il procedimento della valutazione non rileva particolarmente, né nelle politiche nazionali, né nelle politiche locali. Uno degli elementi, che condurrà a sviluppare la cultura della valutazione, è la moltiplicazione dei dispositivi che coordinano l’attività dell’amministrazione centrale e degli uffici decentrati.

 

Ciò permetterà di agire prima, attraverso la definizione delle missioni e, poi, attraverso la stipulazione dei contratti.

 

È piuttosto difficile poter valutare la politica globale urbana, la politica di lotta contro la disoccupazione, che rappresentano delle politiche globali, integrative l’un l’altra, a livello nazionale.

 

Al contrario, ai fini pratici, fissare gli obiettivi per i capi ufficio o per i prefetti, determinare con loro i mezzi da utilizzare, tutto ciò permette di avere una moltiplicazione di effetti.

 

D.: La vostra direzione ha creato un “circolo per la valutazione”. Di cosa si tratta, esattamente?

 

M.P.: alla Funzione Pubblica, noi abbiamo creato dodici circoli con questo stile, tutti basati su un semplice principio: l’amministrazione non si evolverà mai, se non attraverso lo scambio di esperienze.

 

Per la valutazione (vedere, anche, le pagine successive), noi cerchiamo di “mutuare” alcune esperienze, di successo e fallimentari. Io credo, infatti, alla importanza degli insuccessi. Ho lavorato molto insieme ad Edgar Faure, fervente seguace di Karl Popper, che ha attribuito a quel nome la nozione di “sperimentazione”.

 

Un insuccesso non è mai completamente tale, esso può dimostrare in che cosa consiste un approccio sbagliato. Si tratta di una constatazione, in riferimento ad un dato momento e ad una determinata azione.

 

D.: La valutazione ha, inoltre, una finalità: quella di incidere concretamente sulle decisioni. La Francia è ancora lontana dalla realizzazione di questo obiettivo?

 

M.P.: esiste, certamente, un rischio legato alle evoluzioni divergenti, del settore privato che impiega, non senza commettere errori, degli sforzi per la produttività, la redditività ed un settore pubblico che non impegnerà, con altrettanta intensità, gli stessi sforzi.

 

Pertanto, gli effetti di un miglioramento del funzionamento dei servizi, si moltiplicano. Nella maggior parte dei ministeri, si assiste ad una presa di coscienza. Essa è uno dei molteplici aspetti della modernizzazione della funzione pubblica. Si assiste, dunque, ad una serie di cambiamenti di fondo.

 

D.: Come credete che evolverà il tema della valutazione?

 

M.P.: innanzitutto, con la responsabilizzazione. Il sistema amministrativo francese è stato, per troppo lungo tempo, un sistema di irresponsabilità generalizzata. In un sistema di questo tipo, ogni valutazione è, evidentemente, impossibile.

 

Occorre creare dei poli di responsabilità, ovvero persone incaricate di missioni da portare a compimento, che dispongano di mezzi, dei quali debbono rendere conto. In questo modo, la valutazione ne costituirà una naturale conseguenza.

 

 


per la valutazione delle politiche pubbliche, la creazione di un “circolo” produttore di idee.

 

Lontano da ogni  preoccupazione gerarchica o di struttura, il circolo sulla valutazione delle politiche pubbliche, costituito presso la direzione generale dell’amministrazione e della funzione pubblica, permette un fruttuoso scambio di esperienze e di riflessioni.

 

 

Da sei anni, la sera dalle cinque alle sette, due o tre volte ogni trimestre, una ventina di individui riservati, si introduce nel seminterrato dell’albergo nel quale si trova la direzione generale dell’amministrazione della Funzione Pubblica, al numero 32, di via Babilonia.

 

Malgrado le loro attività possano turbare la quiete di alcune abitudini amministrative, non si tratta di cospiratori. Semplicemente, essi sono gli esperti del laboratorio della valutazione (n.d.t.: sottinteso: delle politiche pubbliche).

 

Inizialmente, nel 1991, essi non erano che «cinque o sei appassionati», spiega Catherine Toussaint, organizzatrice delle attività del laboratorio, costituito presso la DGAFP (Direzione Generale dell’Amministrazione della Funzione Pubblica).

 

Il laboratorio è sorto sulla falsariga del CSE (Consiglio scientifico di valutazione), fondato dal Primo Ministro Michel Rocard. «Successivamente, molte persone, con responsabilità in materia di valutazione, si sono domandate come fosse possibile assicurarne il suo sviluppo», ricorda Bernard Perret, membro fondatore e, inoltre, relatore ufficiale al CSE.

 

L’importante iniziativa non prevede nessuna struttura gerarchica, ma la presenza di professionisti indipendenti; ciò significa che la formula originale deve essere mantenuta. «Quando qualcuno di noi esprime la propria opinione, non si cerca di sapere di chi si tratti, né da dove parli», afferma Claire Guignard-Hamon, membro del gruppo di animazione del circolo e relatore generale aggiunto al CSE.

 

Fanno parte del circolo, ovviamente, dei professionisti; degli esperti, i quali vengono liberamente a partecipare ai dibattiti che vi si svolgono, ma il loro “biglietto da visita” non è preso in considerazione.

 

La professione del valutatore è, del resto, piuttosto difficile da delimitare, in considerazione della novità dell’iniziativa. Non esistono (a dispetto dei progressi compiuti) delle scuole di valutazione, non esistono dei valutatori istituzionali ed il circolo ha, come ambizione, precisamente quella di colmare questo vuoto.

 

La valutazione delle politiche pubbliche consiste, in generale, nel constatare se i mezzi amministrativi e finanziari impiegati hanno permesso di realizzare gli obiettivi prefissati; ma essa va ben oltre il semplice bilancio obiettivi-mezzi. «Valutare è una nuova maniera di iscrivere la ricerca nelle scienze sociali, nell’ambito del funzionamento degli organismi pubblici e del sistema politico», precisa Bernard Perret.


Partire dal concreto

 

La ristrutturazione nell’edilizia popolare, per esempio, costituisce una risposta ad obiettivi che sono, nello stesso tempo, tecnici, urbanistici, sociali, sociologici. La valutazione in materia dovrà, indubbiamente, verificare che le ristrutturazioni programmate, siano state realizzate a regola d’arte ma, al contempo, occorre verificare se l’ambiente sociale ha cognizione dei mutamenti, se la struttura della popolazione si è evoluta…

 

Al momento delle sue riunioni, il circolo inizia a trattare sempre aspetti concreti. Il tema del dibattito è scelto da un gruppo di animatori, costituito da sei membri, portavoce della classe dirigente.

 

È contattato uno specialista, il quale presenta una valutazione reale, in corso di svolgimento o, meglio, già compiuta, al fine di «scongiurare le digressioni astratte», precisa Bernard Perret. Se il relatore, convocato per un solo giorno, non è membro del circolo egli, di fatto, lo diventa.

 

La sua prestazione è stimolata da un dibattito estremamente aperto; qui vengono inevitabilmente messe a punto le ristrutturazioni in questione. «Noi ci sforziamo di non mascherare le difficoltà; gli intervenuti devono essere capaci di riconoscere le loro debolezze, e ciò non è facile», ammette Danièle Lamarque, consigliere referendario alla Corte dei conti e membro del gruppo di animazione del circolo.

 

Nessun rapporto, nemmeno quello di natura contabile, è reso ufficiale in questo contesto, al solo scopo di favorire uno scambio di esperienze. «A ciascuno, il compito di conoscere le tecniche, i contatti, gli indirizzi che possono essergli utili», conclude Danielle Lamarque.

 

Il successo del circolo, è basato sulla sua utilità. Esso è uscito dall’anonimato nel 1992, dopo avere organizzato a Chantilly un incontro sulla valutazione delle prassi amministrative, con la partecipazione di un centinaio di invitati.

 

All’inizio, i suoi membri erano sei, oggi sono duecento. Si tratta, per lo più, di funzionari parigini, ma ne fanno parte anche i membri del Consiglio economico e sociale, revisori dei conti, politici locali…. Per ogni appuntamento, Catherine Toussaint invia duecento inviti.

 

«Ogni volta, sono coinvolte una ventina di persone, quelle interessate al tema che, di volta in volta, deve essere affrontato. Tuttavia, i temi sono talmente diversi tra loro che, durante l’anno, ci incontriamo tutti».

 

Sette anni di lavoro

 

Dal 1990, si sono tenute non meno di trenta riunioni del circolo della valutazione, sui temi più diversi (valutazione delle politiche locali, valutazione dell’azione di modernizzazione, presso il Ministero della Giustizia, livelli di qualità, problemi metodologici, valutazione della politica di monopolio dell’energia…), con la partecipazione di prestigiosi relatori, provenienti da ogni settore (professori universitari, esperti incaricati di una missione speciale, ricercatori…). La prossima riunione, dell’11 dicembre 1997, si baserà sulla testimonianza di Jacques Horaist, il quale presenterà l’esperienza di collaborazione vissuta nel Nord del Passo-del-Calais (vedi più avanti).


la valutazione delle politiche pubbliche

anche i ministeri sono valutati

 

Il Comitato interministeriale di valutazione (CIME) è stato creato nel 1990. Lunghi lavori delicati, che richiedono, per i loro autori, una grande diplomazia. Un’alta posta in gioco, vincoli e risultati.

 

 

Michel Rocard, con decreto del 22 gennaio 1990, ha creato il Comitato interministeriale di valutazione (CIME), dipendente direttamente dal Presidente del Consiglio dei Ministri, l’unico Organismo istituzionale autorizzato a decidere delle valutazioni interministeriali delle politiche pubbliche.

 

Il CIME, elabora dei progetti, li prepara insieme ai ministeri interessati, li propone al Primo Ministro. Per realizzare i suoi lavori, esso crea degli “organismi di valutazione”, gruppi di circa venti professionisti, che lavorano per diversi anni, ordinano degli studi ad organismi esterni, finanziati dal Fondo nazionale di sviluppo della valutazione (FNDE) e dai ministeri interessati.

 

Una valutazione interministeriale deve sempre riguardare più dipartimenti ministeriali. «Per lanciare questa iniziativa, noi procediamo con l’accordo del Gabinetto del Primo ministro e dei Ministeri in questione», precisa Nicolas Tenzer, capo del servizio della valutazione e della modernizzazione dello Stato, presso il Commissariato generale del progetto, che assicura il segretariato del CIME.

 

Una presidenza indipendente

 

È a Nicolas Tenzer, insieme ai gabinetti interessati – anche a quello del Primo ministro -, che è stato assegnato il compito delicato di costituire un organismo di valutazione. Esso comprende circa venti membri: esperti indipendenti (professori universitari, per esempio), rappresentanti delle amministrazioni coinvolte, rappresentanti politici (possibilmente, di tendenze politiche differenti) e, qualche volta, anche sindacalisti…, tutti designati “intuitu personae”.

 

Una particolare attenzione è rivolta alla scelta del presidente. Tale personalità deve essere quanto più indipendente possibile: magistrati di provata esperienza, alti funzionari, alla fine della loro carriera o all’inizio del pensionamento….

 

Questo organismo non è una commissione ufficiale e il suo rapporto non vincola il Commissariato del piano: esso non impegna che i suoi autori; questo è l’aspetto che lascia loro una grande libertà di comportamento.

 

Ma si tratta, ugualmente, di giudicare l’efficienza della pubblica amministrazione e di tradurre tale valutazione in un documento ufficiale, ma tale organismo non è al riparo da pressioni. Queste valutazioni hanno qualche impatto?

 

Il numero delle iniziative fallite nella fase progettuale o, perfino, delle interruzioni (su 140 redatti, soltanto 14 rapporti sono stati pubblicati), dimostra, quanto meno, che esse arrecano un certo scompiglio o che non sempre sono il risultato di una chiara volontà politica. «Nessuno può costringere un ministro ad essere valutato».

 

Ora, anche se tutti i rapporti di valutazione affrontano tematiche cruciali, altri aspetti molto importanti della vita pubblica non sono mai stati trattati. Essi riguardano: la previdenza sociale, la difesa, la politica economica, l’istruzione pubblica ….

 

Altra riserva: anche se una valutazione richiede un certo lasso di tempo, (una durata di sei mesi è inevitabile, secondo Nicolas Tenzer), impiegare quattro anni per valutare una politica, significa incorrere nel rischio che la valutazione non interessi più a nessuno e sia in ritardo con i tempi della politica.

 

Da ciò ne è conseguito l’intendimento del governo di correggere i suoi metodi e dare, così, nuovo respiro alla valutazione, riformando il dispositivo del 1990. Probabilmente, conducendo le loro indagini su dei punti più circoscritti, gli organismi potrebbero produrre rapporti più frequenti.

 

Per il momento, le valutazioni sfociano su delle analisi, perfino (sebbene questa non sia la loro precipua funzione) su delle proposte che, qualche volta, conducono a dei cambiamenti politici. «Anche quando questi cambiamenti non sono ufficiali, si perviene ad una migliore conoscenza del settore, ad un maggiore dialogo e ad una migliore collaborazione tra le amministrazioni coinvolte», conclude Nicolas Tenzer.

 

I RAPPORTI PUBBLICATI

 

Dal 1990, il CIME ha pubblicato i seguenti studi:

- Il sistema informatico nello Stato

- La legge quinquennale sull’impiego, il lavoro e la formazione professionale

- La regolazione dei ritmi della vita del bambino

- Le zone umide

- La politica sociale dello Stato in favore dei suoi operatori

- La riforma dello Stato sociale

- L’inserimento degli adolescenti disagiati

- La valutazione degli aiuti per l’incentivazione dell’attività d’impresa (al di fuori del CIME)

- L’accesso delle persone meno abbienti ai servizi pubblici

 

 

I RAPPORTI IN CORSO DI PUBBLICAZIONE

 

Il monopolio del sistema energetico

I rischi naturali maggiori


A SCUOLA, SI APPRENDE. PROVE ALLA MANO

 

Creata nel 1987, la Direzione della valutazione e dell’evoluzione del Ministero della pubblica istruzione svolge la missione di valutazione dello stato del sistema dell’istruzione in Francia e prepara, per gli operatori del settore, tutte le direttive necessarie per il miglioramento delle loro prassi. Essa svolge, altresì, il compito di correggere numerosi comportamenti preconcetti.

 

 

Regolarmente, viene messo in evidenza lo stesso convincimento: «I bambini non sanno più leggere, non sanno più contare…Il livello del crollo…». Vero, falso? Falso, si indigna la pubblica istruzione. Come tanti altri settori, quello dell’istruzione provoca, spesso, nel grande pubblico questa fantasmatica visione de: “la situazione era migliore nel passato”.

 

Intensa e diffusa nostalgia, non recente, sulla quale storici e sociologi potrebbero interrogarsi a lungo. In ogni caso, se si afferma che le situazioni non sono peggiori rispetto al passato, ma semplicemente diverse, se non migliori, occorre sempre dimostrarlo in modo pertinente.

 

Questo è il tema sul quale è impegnata la Direzione della valutazione e dell’evoluzione (DEP) dell’istruzione pubblica, diretta da Claude Thélot. La posta è alta: in effetti, la Francia destina, oggi, quasi 580 miliardi di franchi per l’insegnamento.

 

Questa valutazione deve, innanzitutto, partire da parametri quantitativi essenziali. La più completa documentazione di questo lavoro, svolto dalla DEP, è pubblicata nello “Stato della scuola”, una rivista annuale che, in 30 brevi capitoli, arricchiti da numerosi grafici e schede, presenta un’immagine d’insieme dello stato e dell’evoluzione del sistema dell’istruzione francese, dalla scuola materna alle scuole superiori, senza dimenticare la formazione continua.

 

Tutte le direttive sono, per quanto è possibile, il risultato di una combinazione di confronti internazionali (sono stati presi in considerazione undici paesi). Per un livello di spesa, che la situa in una posizione media, la Francia fa parte dei Paesi dove le aspettative di scolarizzazione di un bambino sono fra le più elevate.

 

I risultati, ottenuti dagli studenti francesi, al momento delle indagini internazionali, sono soddisfacenti: nella lettura, nella matematica, «il sistema d’istruzione francese testimonia una buona efficienza», stima lo stato della scuola. I risultati del sistema educativo sono, complessivamente, migliorati.

 

Effetto specchio

 

Oggi, il doppio dei giovani è titolare di un diploma di scuola media superiore, all’età di vent’anni. Diploma, di cui “Lo stato della scuola” sottolinea il valore: «esso accresce le opportunità di lavoro». Rimangono due nei: gli studenti sono deboli in scienza; circa il 10% degli studenti di prima media, non possiede nessuna padronanza nella lettura di base e nel calcolo, e 53.000 giovani escono dal sistema educativo senza nessuna qualificazione.

 

Ma non bisogna dimenticare che, all’età di vent’anni, un quarto degli studenti che abbandona la scuola senza un diploma trova, ciò nonostante, lavoro. Oggi, anche chi possiede un diploma incontra difficoltà d’inserimento nel mondo del lavoro. Valutare, significa anche guardare in prospettiva….

 

La DEP, d’altronde, non si accontenta di effettuare una semplice constatazione della situazione. «Le nostre direttive hanno ugualmente un effetto specchio: esse riflettono lo stato della scuola, per meglio svolgere l’attività d’indirizzo», stima Claude Thélot, direttore della DEP.

 

Per esempio, grazie agli indicatori per effettuare un accertamento, i presidi possono apprezzare i risultati raggiunti, inquadrare la loro posizione nel loro ambiente e adottare gli indirizzi appropriati, per migliorare la loro prestazione. Peraltro, la DEP elabora, dal 1992, delle banche-dati per la valutazione, messe a completa disposizione del corpo insegnanti.

 

Si tratta di strumenti che comprendono esercizi destinati a conoscere meglio quanto gli studenti hanno appreso, oltre che dei commenti, di ordine pedagogico, che devono permettere all’insegnante di elaborare delle strategie di risposta, adatte alla personalità di ogni allievo.

 

«Da tre anni, il sistema educativo non migliora più quantitativamente. I suoi progressi riguardano ormai il solo aspetto qualitativo delle prassi, dell’aspetto pedagogico e gestionale e, in particolare, dell’adattamento dell’insegnamento al singolo destinatario. Da qui, la necessità di fare circolare l’innovazione: è questa la strada da percorrere per fare progredire il sistema dell’istruzione», conclude il direttore della DEP.

 

 

Per saperne di più sulla DEP.

 

La DEP pubblica:

Lo stato della scuola, geografia della scuola, riferimenti e rapporti statistici: riviste annuali sull’insegnamento e la formazione.

La rivista Educazione e formazione, quattro numeri ogni anno.

Le inchieste sull’istruzione e la formazione, dodici numeri ogni anno.

Note informative, da quattro a sei pagine, da cinquanta a sessanta numeri ogni anno.

Queste pubblicazioni sono consultabili su internet:

http://www.cri.ensmp.fr/de. E possono essere reperite presso la DEP A2

 

Diffusione di vendita, tel.: 01.40.65.72.04.

 

Su videotel, 3615 EDUTEL (1,01 franchi, per ogni minuto di collegamento), sono presentati gli indicatori delle prestazioni, nelle scuole secondarie superiori statali (codice IVAL).


LA VALUTAZIONE DELLE POLITICHE PUBBLICHE

VALUTARE PIÙ A MONTE LE MISURE PER L’OCCUPAZIONE

 

Le spese d’intervento per l’incentivazione dell’occupazione e dell’inserimento, rappresentano un onere sempre più gravoso per il bilancio dello Stato. La loro valutazione è, più che mai, indispensabile. Sempre puntuale da quindici anni, questa valutazione è ormai diventata molto più metodica.

 

 

Complessivamente, più di 300 miliardi di franchi nel 1996, ossia il 4% del prodotto interno lordo: la spesa totale per l’occupazione è cresciuta considerevolmente dal 1973, quando rappresentava appena lo 0,3 % del PIL. Allo stesso tempo, i soggetti destinatari delle politiche specifiche sono cresciuti numericamente, da 100.000 individui, nel 1973, a 2,3 milioni di persone, nel 1996….

 

Di fronte a queste cifre vertiginose, si comprende l’imprescindibile necessità di conoscere quale impatto ed efficacia provocano le numerose misure di lotta alla disoccupazione. Questo compito di valutazione grava, per lo più, su una delle direzioni del Ministero del lavoro e della solidarietà sociale, la Dares (Direzione per l’incentivazione della ricerca, degli studi e della scienza statistica), costituita nel 1993, su sollecitazione di Martine Aubry, precisa il direttore di questa direzione, Claude Seibel.

 

La missione della direzione succitata, consiste anche nell’espandere il ruolo e le competenze del servizio degli studi e della scienza statistica, già esistente dal 1975. Ma gli studi, avviati a partire dal 1976, in seguito ad un netto aumento delle spese pubbliche per l’occupazione (la crisi petrolifera lo impone…), sono sempre stati, per numerosi anni, analitici, successivamente ad un graduale rodaggio della metodologia adottata.

 

Ovviamente, questi tentativi di partenza non possono stupire: essi sono legati all’estrema complessità della nozione delle politiche per l’occupazione, i cui obiettivi sono, per loro stessa natura, eterogenei.

 

Alcune misure, per esempio, mirano a diminuire il livello della disoccupazione, favorendo la creazione di nuovi impieghi. Altre misure, qualitativamente migliori e più mirate, si sforzano di ridistribuire le opportunità di accesso all’impiego, in favore di “soggetti in difficoltà economica e sociale”. I soggetti interessati sono numerosi.

 

Le interazioni di misure differenti sono piuttosto delicate da gestire. Gli effetti di una determinata misura, in rapporto alla congiuntura economica generale, sono molto difficili da delineare…. Queste difficoltà, non hanno impedito alle procedure di valutazione di evolversi considerevolmente.

 

A poco a poco, si è compreso come collegare, nel modo migliore, studi macroeconomici e dati microeconomici. L’interesse non si focalizza più soltanto sui puri e semplici risultati di una misura, ma anche sulle condizioni della sua applicazione.

 

Vengono sviluppati degli approcci “multidirezionali” e viene completata la nozione di “tasso di accesso all’impiego”, con osservazioni sul comportamento dei beneficiari o sull’evoluzione del loro percorso professionale. È così che, a forza di ritocchi, le pubblicazioni della Dares sono utili tanto agli operatori delle politiche per l’occupazione che alle stesse imprese ed indicano che, se nessuna misura fosse stata adottata, circa altri 500.000 disoccupati sarebbero comparsi dalla metà del 1980.

 

Verso valutazioni quasi permanenti

 

Tuttavia, restano dei miglioramenti da apportare: la Dares non lo nasconde. In rapporto alle valutazioni straniere, le ricerche francesi lasciano uno spazio ancora troppo ristretto ai problemi dell’efficienza, in particolare alla nozione di “costo sostenuto per avere evitato la presenza di un disoccupato in più”.

 

In particolare, ed anche se le valutazioni sono sempre più spesso previste al momento in cui è adottata una nuova misura (nella legge quinquennale del 1993, per esempio, o nella più recente legge sull’”occupazione giovanile”), sarà vantaggioso sostituire le valutazioni effettuate in un momento determinato, con delle procedure quasi permanenti.

 

In effetti, una delle grandi lezioni di questi ultimi anni, è che una misura specifica non produce gli stessi effetti, a breve termine e a medio termine. A breve termine, le incentivazioni al prepensionamento agiscono più sui tassi di disoccupazione, che sugli aiuti alle imprese, per esempio, attraverso la promozione dei contratti per lo sviluppo dell’occupazione (CIE). Ma, a medio termine, accade l’inverso…

 

Rivelare gli ostacoli

 

Infine, un problema di particolare importanza è rappresentato dalla concreta influenza delle valutazioni sulle decisioni dei rappresentanti del governo. «Non c’è sempre concordanza tra la conoscenza precisa degli effetti di una misura e le scelte politiche. Un esempio classico, è quello del RMI: alcune raccomandazioni dei valutatori, dalla loro pubblicizzazione, per esempio, non sono state eseguite».

 

Tuttavia, il fatto che alcune valutazioni non producano cambiamenti automatici di una politica, ha anche il suo risvolto positivo. Si rileva, in modo significativo, l’esistenza di ostacoli nell’espletamento dell’azione pubblica, per alcuni tipi di misure.

 

Alla Dares, è maturata la convinzione che i processi di valutazione stiano conquistando un posto sempre più rilevante. La creazione prossima di una sotto-direzione, incaricata esclusivamente delle valutazioni, costituisce un nuovo segnale di un futuro impegnativo, per queste procedure.


esiste un modello britannico di valutazione?

 

In termini cronologici e, spesso, d’impatto, le tecniche di valutazione anglosassoni sono risultate più avanzate di quelle francesi. Tuttavia, questa affermazione non perché valida nella sua interezza, anche se la visione francese si sottrae, spesso, con abilità ed astuzia ad ogni difficile confronto.

 

 

“La Francia è in vantaggio, rispetto ad altri paesi, come la Gran Bretagna, impegnati nella gestione e nell’organizzazione del mercato della valutazione”. Questa citazione è stata estratta da un articolo vendicativo del Financial Times? Nient’affatto. Essa è ricavata, più semplicemente, dall’introduzione al rapporto 1996 del Consiglio scientifico della valutazione e sembrerebbe indicare che, agli occhi degli esperti francesi, i nostri vicini d’Oltre-Manica operino meglio di noi…

 

Infatti, secondo Bernard Perret, relatore in questo Consiglio, «con il termine di ‘valutazione’ s’intendono prassi piuttosto differenti da un paese all’altro. La concezione britannica è, quasi esclusivamente, “gestionale”, allorché la finalità della valutazione in Francia s’iscrive, per lo più, in una prospettiva democratica, piuttosto che in una dimensione puramente manageriale».

 

La svolta degli anni ’80

 

È incontestabile che il popolo britannico sia più avanzato, rispetto a noi, in materia di valutazione. In Gran Bretagna, le prassi di valutazione sono una costante e vengono formalizzate dal 1970, anche se il decreto costitutivo risale al 1990[1]. I primi studi, promossi Oltre-Manica, in un contesto di crescita economica, si interrogano sui mezzi per rispondere al meglio ai bisogni della società, attraverso lo sviluppo dei programmi socio-educativi o della sanità.

 

Gli anni ’80 hanno segnato una svolta: la valutazione si trasforma in strumento di verifica sistematica del costo e dell’utilità degli interventi dell’autorità pubblica. Questa costante preoccupazione di rendimento s’iscrive fra i principi fondamentali della dottrina della “Nuova gestione pubblica”, che preconizza il fenomeno delle privatizzazioni, lo sviluppo dei meccanismi di mercato e l’instaurazione di un rapporto fornitore/cliente (laddove la Francia preferisce il termine di “utente”), in seno al settore pubblico.

 

Questi importanti orientamenti riguardano la creazione di agenzie, incaricate di assicurare, in modo autonomo, alcune funzioni amministrative, come il versamento delle prestazioni sociali. L’autonomia di queste agenzie facilita il controllo del loro rendimento; ma la valutazione si applica anche ai diversi interventi economici dello Stato, sia che si tratti di sovvenzioni o di aiuti alle imprese.

 

Infine, sempre all’interno di questa logica gestionale, è stata creata una “commissione di controllo”, incaricata di valutare i servizi pubblici locali.

 

 

Uno strumento di gestione

 

In Francia, lo sviluppo della valutazione si svolge in un altro contesto: quello della modernizzazione del servizio pubblico. Sono state fissate, volontariamente, delle finalità ben precise: aiutare i sostenitori d’iniziative politiche a valorizzare i risultati delle loro decisioni.

 

La valutazione è anche uno strumento al servizio dell’attività gestionale degli operatori, quasi una formazione professionale. Non è esclusa la finalità del bilancio, ma essa rimane secondaria, probabilmente a causa degli insuccessi registrati nella “razionalizzazione delle scelte di bilancio”…

 

In Francia, inoltre, è privilegiato lo studio delle politiche generali, complesse e, spesso, eterogenee: l’inserimento, l’istruzione, la salute, laddove la valutazione britannica, più sistematica e più mirata, tocca misure e programmi ben definiti.

 

Tuttavia, in finale, quale uso, il governo e la politica dei due paesi, fanno dei risultati delle loro valutazioni? In Gran Bretagna, a priori, politica e amministrazione giungono, molto spesso, a decisioni di riforma del bilancio o di ridefinizione dei programmi, quando i risultati sulle politiche seguite appaiono insoddisfacenti.

 

«Ma, sottolinea Bernard Perret, prima di attribuire agli uni o agli altri un trofeo di efficienza, bisogna sottolineare le differenze culturali, spesso profonde». Il parlamento britannico, contrariamente al nostro, ha sempre privilegiato la sua missione di controllo della spesa pubblica, sostitutiva delle conclusioni tratte dalle valutazioni.

 

Gli anglosassoni hanno il culto della trasparenza, mentre in Francia l’interesse reale dell’amministrazione per i processi valutativi si scontra spesso con la volontà di proteggere il suo ambito d’intervento. Ma, malgrado la sua giovane età e le sue peculiarità, la valutazione in Francia presenta, secondo Bernard Perret, un bilancio piuttosto positivo.

 

Se essa non si è imposta come una tecnica di rinnovamento del lavoro del governo ha, nondimeno, dato prova della sua efficacia nel ridare senso al lavoro dei funzionari.


la valutazione delle politiche pubbliche

l’occhio del privato

 

Le grandi istituzioni (società) di controllo sono spesso chiamate a sostegno della valutazione delle politiche pubbliche. È quanto è accaduto, per esempio, a Ginevra.

 

 

Da qualche mese, i responsabili politici ginevrini dispongono di un voluminoso studio, intitolato: “Controllo globale dello Stato di Ginevra”. Di che cosa si tratta? Non è altro che una valutazione d’insieme delle politiche pubbliche, condotte nel Cantone svizzero, accompagnata da circa 250 raccomandazioni, per migliorare la sua efficacia.

 

Questo studio, che ha richiesto un anno di lavoro, presenta due particolarità. Da una parte, esso è il risultato della volontà degli stessi amministrati; esso è stato, infatti, lanciato in seguito ad una “votazione”, una sorta di referendum ad iniziativa popolare. Dall’altra parte, questo studio è stato commissionato, dopo una licitazione pubblica, ad un organismo privato per il controllo finanziario: la società internazionale “Arthur Andersen”.

 

«Noi abbiamo, dopo diversi anni, spiega Bruno Kern, uno degli avvocati associati del Gabinetto, un dipartimento per i servizi pubblici e la collettività, specializzato nella valutazione delle politiche pubbliche. In effetti, privato o pubblico, la problematica differisce poco. Bisogna rispondere alla domanda che gli anglosassoni formulano in questi termini: “quale valore dare al denaro”».

 

È facile rispondere a questo quesito? Probabilmente, no. Infatti, gli indicatori variano quando si controlla un’impresa e quando si valuta una politica pubblica. «Nel primo caso, riconosce Pilippe Puech, altro associato allo studio Andersen, gli strumenti di misura sono evidenti: si tratta di indici che prendono in considerazione il rendimento dei capitali investiti. Nel secondo caso, la situazione è più complessa. L’aspetto qualitativo si mescola a quello quantitativo. Inoltre, è difficile misurare alcuni parametri come, per esempio, l’immagine che gli amministrati percepiscono di una politica realizzata …».

 

Occorre, dunque, trovare gli strumenti idonei, atti a quantificare “l’immissione d’informazioni” e “le risposte ottenute”, in altri termini: i mezzi adottati e i risultati ottenuti. Per questi specialisti del controllo, d’ora in avanti, la regola d’oro prima di lanciarsi è, perciò, di impegnare il tempo a disposizione nella definizione della metodologia e di assicurarsi che questa metodologia sia condivisa dagli operatori di una politica pubblica.

 

«Per il controllo dello Stato di Ginevra, precisa Philippe Puech, ci siamo preoccupati di affiancare, al comitato pilota, alcuni responsabili dell’amministrazione. Ad ogni tappa, l’insieme dei funzionari ha ricevuto, insieme al cedolino dello stipendio, un rendiconto del nostro procedimento».

 

Infine, il valutatore deve imparare a non oltrepassare il suo ruolo: quello di ausilio ai servizi pubblici. Rimettere in discussione gli obiettivi di una parte della politica o di un’altra, non è di sua competenza. Pertanto, la valutazione non deve limitarsi ad essere una semplice constatazione, ma deve essere accompagnata anche a delle raccomandazioni, contenenti proposte di modifica precise.

 

«La nostra forza, conclude Philippe Puech, è la nostra indipendenza e la nostra neutralità». Si tratta, insomma, di realizzare un percorso di “semplificazione dei procedimenti di valutazione”; in questo senso gli organismi privati concepiscono il loro ruolo. Senza dubbio, una pista da seguire.


ISPEttorati GENERALI: DAL CONTROLLO ALLA VALUTAZIONE

 

Dalle più datate, che risalgono agli inizi del XIX secolo (come quelle delle finanze), alle più recenti, come l’IGAS (Ispettorato generale degli affari sociali, creato trent’anni fa), «tutti gli Ispettorati generali svolgono, ovviamente e innanzitutto, una funzione di controllo, di verifica della regolarità delle procedure e della contabilità», spiega Jacky Richard, capo ufficio dell’Ispettorato generale dell’amministrazione della pubblica istruzione.

 

 

Eppure, sempre più spesso, la loro missione si orienta anche verso la valutazione, considerata «una nozione più ampia, più flessibile, più moderna», rispetto a quella di controllo. Un esempio? «La valutazione, consisterà non soltanto nell’assicurarsi che un’istituzione, una scuola, siano in regola, ma anche che funzionino bene».

 

La procedura si basa, dunque, sul principio di un “dibattito in contraddittorio”. Dal suo arrivo a questo ufficio, da poco più di un anno, Jacky Richard si è impegnato nel perfezionamento di questo principio. Prima di essere inviati al Ministro, i rapporti che egli fa effettuare sono, innanzitutto, sottoposti alla persona o alla struttura controllate, «perché possa esprimere il suo punto di vista». Ciò malgrado, l’ultima parola resta al controllore.

 

Recentemente, è stato effettuato uno studio sullo spreco di ore supplementari nelle università. Queste ultime, hanno spiegato con quale rigidità regolamentare sono disciplinate: «i diversi punti di vista possono incontrarsi, anche prendendo in considerazione una modifica della normativa», spiega Jacky Richard.

 

«Bisogna superare la dicotomia tra controllo e valutazione, considerando il primo termine come una delle modalità con cui si esprime il secondo», conclude Jacky Richard: «ogni operatore di un’istituzione deve potere, ad un certo punto, valutare il suo operato. Le direzioni specializzate nella valutazione, sono create proprio per fornirgli gli strumenti necessari».


quale formazione per la valutazione?

 

Fino ad oggi, l’insegnamento della valutazione delle politiche pubbliche è stato piuttosto dispersivo. L’università e gli istituti di formazione hanno, successivamente, iniziato ad organizzarsi. La valutazione è, dunque, diventata sempre più una disciplina autonoma.

 

 

Esistono delle scuole di formazione, che si indirizzano non soltanto agli stessi “valutatori”, ma anche agli amministratori, preoccupati di mettere a frutto una valutazione in corso, nella loro istituzione.

 

Esse sono di recente costituzione, anche se ancora poco diffuse, ma progrediscono, con la finalità della formazione iniziale e di quella continua. Per quanto concerne la formazione iniziale, i due organismi guida sono: l’università e il CNFPT (Centro nazionale dell’amministrazione pubblica locale).

 

Nell’università, a settembre 1997, avrà inizio il primo corso di studenti, titolari del Dess (diploma di studi superiori specialistici), dell’Università di Rennes, denominato “Valutazione e analisi finanziaria negli enti territoriali”.

 

Interesse del diploma: un corso teorico-pratico che, sottolinea uno dei responsabili, Alain Guengant, permette agli studenti di «partecipare a perizie valutative all’interno – in seno alle collettività locali – di studi privati o di strutture, come il Cemaref (Centro nazionale delle macchine agricole del genio rurale delle acque e delle foreste), per valutare, per esempio, i programmi di trattamento dei vari tipi di residui».

 

Il CNFPT, la cui funzione consiste nella valutazione delle politiche pubbliche, organizza corsi di formazione per alcuni amministratori locali. «Questi corsi teorico-pratici obbligatori, spiega Michel Pastor, direttore della formazione presso il CNFPT, permettono loro di acquisire i metodi e gli strumenti necessari».

 

In occasione di uno di questi corsi, per esempio, i praticanti hanno elaborato un progetto preliminare di valutazione delle azioni condotte dal distretto di Rennes.

 

I corsi di formazione nelle amministrazioni

 

Numerose strutture offrono insegnamenti sulla valutazione. «Ma, constata Jean-Paul Mazion, capo della missione valutazione presso il segretariato di Stato dell’Industria, essi costituiscono sempre pretesto per lo studio di altre materie. In Francia, la valutazione rappresenta, ormai sempre più raramente, una disciplina autonoma: il suo insegnamento è, generalmente, integrato con altre materie, di cui essa costituisce una componente secondaria. La Dess di Rennes, a questo riguardo, costituisce un’eccezione».

 

La valutazione è, perciò, approdata “trasversalmente” all’Ena, negli Ira (Istituti amministrativi regionali), negli istituti di scienze Po, in altre unità amministrative… Esistono, anche, laboratori di ricerca ( alle Mines di Parigi, alla Normale Sup di Cachan, al CNRS), in cui si sono formati studenti-ricercatori e in cui è stata elaborata una riflessione teorica.

 

In materia di formazione continua, l’insegnamento della valutazione delle politiche pubbliche è, relativamente, informale. La Dess di Rennes, sarà in grado di organizzare la formazione continua fra, circa, uno o due anni. Alcuni funzionari locali e consulenti negli organismi di controllo, l’hanno già fatto.

 

Numerose amministrazioni hanno, peraltro, organizzato dei corsi di formazione. Per esempio, da quando una circolare del 1994 obbliga le regioni a valutare le politiche applicate, nel quadro degli accordi di programma Stato-regioni, il commissariato generale, preposto al programma, organizza dei seminari di formazione specifici.

 

«Tuttavia, nonostante tutti questi sforzi per lo sviluppo, la parte essenziale delle competenze in valutazione, si acquisisce con gli scambi tra i tirocinanti, constata Jean-Paul Mazion. Gli specialisti si tengono continuamente in contatto tra loro, per conoscere le prassi a livello nazionale, ma anche fuori dal proprio territorio, tanto più che la Francia è ancora in ritardo, in questo campo. Tutte queste esperienze sono confrontate regolarmente, per migliorare e sviluppare nuovi metodi. Inoltre, in occasione di incontri, di conferenze, di seminari, ciascuno comunica le proprie capacità professionali specifiche».

 

In questo modo ed anche se l’amministrazione invia sempre più spesso dei tirocinanti ad acquisire esperienza nella valutazione, resta ancora molto da fare, in due direzioni essenziali. Innanzitutto, occorre intervenire affinché la valutazione diventi, com’è il caso dei paesi anglosassoni e scandinavi, una disciplina autonoma, appartenente al ramo delle scienze economiche e/o sociali. Successivamente, bisognerà costruire e sviluppare dei veri e propri percorsi formativi, per tutti i potenziali destinatari.


la valutazione attraverso LA NEGOZIAZIONE nel nord di passo del calais.

 

«Il mio obiettivo è di impiantare una prassi perenne». È in questi termini che Jacques Horaist, consigliere alla Camera regionale dei conti di Rhônes-Alpes, arrivato ad ottobre 1995 alla direzione del programma e della valutazione, del consiglio regionale del Nord di Passo del Calais, definisce la sua missione.

 

Certamente, la Regione aveva già in passato adottato dei procedimenti di valutazione, in materia di formazione professionale e di politica urbanistica. «È mancato, tuttavia, un quadro organizzativo», sottolinea Jacques Horaist. «Chi decide i settori da valutare? Chi pilota il procedimento e i lavori? Come si procede nelle validazioni dei metodi di lavoro?».

 

La prima tappa è consistita, dunque, nel 1996, nel presentare al governo regionale e alla commissione permanente un quadro organizzativo per lo svolgimento delle valutazioni, suddiviso in tre settori: le politiche d’iniziativa regionale, l’accordo di programma Stato/Regione e i fondi europei. Approvato a maggio dall’esecutivo, a giugno dalla commissione del progetto e ad ottobre dalla commissione permanente, il quadro ha previsto la ratifica di una convenzione, esecutiva della valutazione dell’accordo di programma con lo Stato, il 9 dicembre 1996.

 

Chi ha il compito dell’attuazione? Innanzitutto, all’interno del nucleo di valutazione, ci sono dei funzionari (uno alla Regione e due al SGAR – segretariato generale per gli affari regionali – almeno fino al mese di gennaio). La loro azione sarà sostituita da garanti, preposti agli uffici competenti. Successivamente, saranno previste alcune figure di esperti, in virtù di un’apertura progressiva verso forme di collaborazione, stabilite fin dall’inizio.

 

Già, tre valutazioni (impatto ambientale, azioni economiche, formazione professionale) hanno dato luogo ad una elaborazione concertata dell’avviamento dei loro capitolati d’oneri e delle loro licitazioni pubbliche. Le prime due hanno i loro beneficiari: rispettivamente, il BCEOM-BIPE e Ernst & Young.

 

Una memoria collettiva

 

Al di sopra del nucleo di valutazione, il comitato pilota (organo consultivo e di validazione tecnica) comprende il segretariato generale agli affari regionali, il direttore generale dei servizi della Regione e i direttori dei servizi, dello Stato o della Regione.

 

Ancora al di sopra, il comitato ristretto permanente, per l’attuazione dell’accordo di programma (costituito dal prefetto, dal Presidente di regione, dall’intendenza di finanza, dal consiglio economico e sociale della Regione…), corrisponde all’Organo decisorio.

 

All’inizio, ben inteso, il progetto di valutazione, che serve anche da «memoria collettiva del procedimento», afferma Jacques Horaist, è dovuto essere elaborato con particolare cura. Alcune riunioni tematiche di gruppi di lavoro hanno permesso «di mettere in  luce aspetti fino ad allora non affrontati, non ancora chiariti, punti vista inediti…», il cui confronto ha permesso l’adozione di nuovi approcci di lavoro in comune.

 

«Non si tratta, per la Regione, di produrre una valutazione fine a se stessa», continua Jacques Horaist. Il procedimento si iscrive in un’autentica capitalizzazione di esperienze e nell’animazione della strategia, in particolare negli orientamenti del piano regionale e del progetto regionale di pianificazione del territorio, da cui la creazione della direzione del piano e della valutazione della responsabilità.

 

Questa valutazione è particolarmente importante, in vista del futuro accordo di programma Stato/Regione, nella misura in cui sarà possibile raggiungere una migliore percezione della situazione delle materie trattate, delle conseguenze degli interventi della Regione e dello Stato ed una formulazione più precisa degli obiettivi.

 

Pragmatica, costante, determinata, modesta, la valutazione è uno degli atti che permettono alla Regione di comprendere l’adagio di Edgar Pisani: «il breve termine urlante non deve occultare il lungo termine silenzioso», conclude Jacques Horaist.

 

 

 

 

 

A Rhône-Alpes, la politica pubblica dello sviluppo della città sottoposta a valutazione.

 

Sono le società di Ten Conseil (a Lione) e di Cerat (a Grenoble) che, in seguito ad una licitazione pubblica lanciata, insieme dalla Regione e dalla Prefettura, sono impegnati ad intraprendere a Rhône-Alpes una valutazione dell’attuazione della politica della città e dei suoi strumenti, specialmente regionali, cognitivi e permanenti (quadro degli strumenti dei quartieri, centro di risorse dello sviluppo sociale urbano, informazione…).

 

Tra l’altro, un’analisi del sistema degli operatori dovrà permettere di studiare come i servizi pubblici si sono meglio organizzati, per adattarsi alla situazione dei quartieri. Una sintesi finanziaria, apporterà dati quantitativi significativi. Lanciate prima dell’estate, le valutazioni saranno condotte fino al mese di novembre 1998.

 

A metà percorso, un seminario permetterà di dibattere sui primi risultati. Senza dubbio, fin d’ora, essi avranno un impatto sulla politica pubblica dello sviluppo della città, fino alla conclusione dell’accordo di programma.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RUBRICHE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RISPOSTE AI QUESITI



 

 

Indice

 

 

 

 

 

Pag.

 

 

 

 

 

 

 

 

Area dirigenziale

165

 

 

 

 

Accesso

167

 

 

 

 

n.

129/02

Inquadramento nella qualifica dirigenziale.

169

n.

169/03

Accesso alla dirigenza presso le Camere di commercio.

171

 

 

 

 

 

 

 

 

Collocamento a disposizione

175

 

 

 

 

n.

106/02

Procedura di utilizzazione e di conferimenti di incarichi.

177

 

 

 

 

 

 

 

 

Incarichi

179

 

 

 

 

n.

108/02

Incarichi di II fascia.

181

n.

134/02

Conferimento incarico a soggetto esterno all'Amministrazione, già in trattamento di quiescenza.

181

n.

170/03

Incarichi di II fascia - Applicazione dell'art. 53 del d.lgs n. 165/2001- Partecipazione in qualità di docente a corsi di formazione, il cui pagamento è stato fatturato come docenza legata al diritto d'autore.

182

n.

174/03

Applicazione dell'art. 53 del d.lgs. n. 165/2001 a rapporti di lavoro instaurati sotto la disciplina pubblicistica.

183

n.

176/03

Conferimento di incarichi di ricerca, di consulenza e di supporto ad esperti, consulenti esterni per lo svolgimento delle attività istituzionali.

184

 

 

 

 

 

 

 

 

Mobilità

185

 

 

 

 

n.

99/02

Dirigente AUSL – Trasferimento nel ruolo unico dei dirigenti dello Stato – Condizioni.

187

n.

103/02

Dirigente dello Stato - Comando presso il Senato della Repubblica.

187


 

n.

119/02

Mobilità intercompartimentale.

188

 

 

 

 

 

 

 

 

Trattamento giuridico ed economico

189

 

 

 

 

n.

100/02

Trattamento economico e normativo della dirigenza - Dirigente di seconda fascia - Contratto individuale di lavoro – Risoluzione - Necessità di un nuovo contratto.

191

n.

101/02

Trattamento economico e normativo della dirigenza - CCNL – Area I della dirigenza - Art. 14 onnicomprensività del trattamento economico dei dirigenti.

191

n.

102/02

Trattamento economico e normativo della dirigenza - Diniego di riammissione in servizio.

192

n.

104/02

Trattamento economico e normativo della dirigenza - Dirigenti in comando presso il C.O.N.I.

193

n.

107/02

Trattamento economico e normativo della dirigenza - Autorizzazione espletamento incarico esterno – Autorità competente.

193

n.

110/02

Trattamento economico e normativo della dirigenza - Onnicomprensività del trattamento economico- Disciplina transitoria.

194

n.

112/02

Trattamento economico e normativo della dirigenza - Posti di funzione dirigenziale all'estero – Conferimento.

195

n.

113/02

Trattamento economico e normativo della dirigenza - Onnicomprensività del trattamento economico dei dirigenti.

195

n.

114/02

Trattamento economico e normativo della dirigenza - Retribuzione individuale di anzianità.

196

n.

115/02

Trattamento economico e normativo della dirigenza - Dirigente di prima fascia del ruolo unico collocato in posizione di fuori ruolo presso l'AGEA.

197

n.

118/02

Trattamento economico e normativo della dirigenza - Fondo di previdenza per il personale del Ministero delle finanze - Direttiva PCM 1.3.2000 – Onnicomprensività del trattamento economico dei dirigenti- Compensi corrisposti dal Fondo di previdenza per il Ministero delle finanze.

198

n.

122/02

Applicazione art. 13 CCNL Dirigenza Area I – Trattamento economico.

199

n.

123/02

Retribuzione di posizione parte variabile e retribuzione di risultato.

200

n.

133/02

Trattamento economico e normativo della dirigenza - Onnicomprensività del trattamento economico dei dirigenti dell'area 1^ dirigenza.

201

n.

137/02

Trattamento economico e normativo della dirigenza - Indennità di bilinguismo per i dirigenti statali.

202

n.

171/03

Onnicomprensività del trattamento economico dei dirigenti - Art.16 legge n. 448/2001.

202

n.

172/03

Onnicomprensività del trattamento economico - Richiesta di inquadramento nel ruolo di dirigenti di prima fascia.

203

n.

173/03

Corresponsione emolumenti per incarichi aggiuntivi a dirigenti di prima e seconda fascia.

204

n.

175/03

Dirigente ammesso al dottorato di ricerca - Trattamento economico.

205


 

Area non dirigenziale

207

 

 

 

 

Assunzioni

209

 

 

 

 

n.

157/02

Autorizzazione ad assumere a tempo determinato, ai sensi dell'art. 36 del d.lgs. n. 165/2001.

211

n.

161/02

Riammissione in servizio di un ex dipendente presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

212

n.

165/02

Assunzione di tre dirigenti chimici di secondo livello del ruolo sanitario presso il Ministero della Salute relativa ad un concorso riservato al personale in servizio, appartenenti allo stesso ruolo.

213

n.

167/02

Assunzione di una unità di personale con qualifica di funzionario informatico (area C - Posizione economica C2).

215

n.

179/03

Comunicazione preventiva allo scorrimento di graduatorie di concorso ai fini dell'assunzione di personale, ai sensi dell'art. 34 bis del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, introdotto dall'art. 7 della legge 16 gennaio 2003, n. 3.

216

 

 

 

 

 

 

 

 

Mobilità

217

 

 

 

 

n.

54/02

Amministrazioni diverse - Passaggio diretto di personale - Mobilità (art. 30 d.lgs. n. 165/2001).

219

n.

177/03

Corpo nazionale dei vigili del fuoco - Mobilità - Personale operativo e navigante – Esclusione.

220

n.

178/03

Personale - Mobilità - Art. 30 d.lgs. 165/2001 – Inapplicabilità.

220

 

 

 

 

 

 

 

 

Permessi

223

 

 

 

 

n.

168/03

Modalità di concessione dei permessi retribuiti per motivi di studio al personale fuori ruolo.

225

 

 

 

 

 

 

 

 

Trattamento giuridico ed economico

229

 

 

 

 

n.

4/02

Comando - Rimborso oneri finanziari (art. 4, comma 12, CCNL 16/5/2001 integrativo del CCNL del personale del comparto ministeri sottoscritto in data 16.2.1999).

231

n.

22/02

Personale Federconsorzi assunto - Presidenza del Consiglio dei ministri - Posizione economica “super” - Attribuibilità (art. 5 d.l. n. 552/96).

232


 

n.

30/02

Dipendenti Federconsorzi - Trasferimento ruoli Ministero dell'ambiente - Decorrenza giuridica inquadramento (art.5 d.l. n. 552/96).

232

n.

31/02

Ex dipendenti Ente Poste - Mobilità - Trattamento economico spettante.

233

n.

180/03

Possibilità di corrispondere buoni pasto al personale con rapporto di lavoro a tempo determinato e ai collaboratori coordinati e continuativi

234

n.

182/03

Incarico di collaborazione coordinata e continuativa a dipendente pubblico

235

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

AREA DIRIGENZIALE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ACCESSO



R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

n. 129/02

 

 

 

Al Ministero delle attività produttive

ROMA

 

 

Oggetto: inquadramento nella qualifica dirigenziale.

 

Sintesi: se un funzionario frequenta il corso di formazione dirigenziale e raggiunge l'età della pensione prima della conclusione del corso, non potrà essere inquadrato come dirigente.

 

Con riferimento ai quesiti concernenti l'argomento indicato in oggetto, lo scrivente ufficio ritiene opportuno che codesta Amministrazione si conformi al parere del Consiglio di Stato n. 26/88, reso in data 27 gennaio 1988, non potendosi rilevare nella fattispecie in esame ragioni giuridiche che consentano di discostarsene.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 3 giugno 2002

 

 

 

 

ALLEGATO

 

 

CONSIGLIO DI STATO

 

Sezione I

 

 

Parere n. 26/88 del 27.01.1988

 

Oggetto: quesito relativo all’ammissibilità al corso di formazione dirigenziale di pensionandi per limiti di età.

 

Vista la relazione con la quale la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Funzione Pubblica- ha chiesto il parere di questo Consiglio di Stato in ordine ad un quesito concernente l’ammissibilità al corso- concorso, di cui all’art. 3 della legge 10 luglio 1984, n. 301 (contenente norme di accesso alla dirigenza statale), di un dipendente, che dovrà essere collocato a riposo prima della conclusione del corso medesimo;

 

esaminati gli atti ed udito il relatore;

 

PREMESSO

 

La Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della Funzione Pubblica chiede se sia possibile ammettere al corso-concorso, indetto per posti vacanti nella qualifica di primo dirigente al 31 gennaio 1984, un funzionario risultato primo nella graduatoria del relativo concorso preliminare per titoli, che dovrà essere collocato a riposo per raggiunti limiti di età prima della conclusione del corso medesimo.


CONSIDERATO

 

1- L’Amministrazione referente prospetta il quesito indicato in quanto ritiene che sussistano argomentazioni valide a sorreggere sia la soluzione negativa sia quella positiva.

In particolare la Presidenza ritiene che “il nodo del problema” sia nella rilevanza da attribuire al superamento del concorso per titoli, che all’interno del procedimento complesso istituito dall’art. 3 della legge 301/1984, costituisce il momento conclusivo della prima fase. Tale conclusione si esprime in un provvedimento - l’approvazione della graduatoria - che verrebbe a costituire titolo, concreto, non solo per l’ammissione al corso-concorso, bensì per la conseguente nomina a primo dirigente.

La Sezione ritiene, al contrario, che tale tesi non sia da condividere.

Va, anzitutto, precisato, che la questione sottoposta all’esame di questa Sezione, non è nuova. La giurisprudenza del Consiglio di stato si è già pronunciata in merito, affermando che “i requisiti per la partecipazione al concorso (primo fra tutti l’appartenenza alla amministrazione in costanza di rapporto di servizio) debbano sussistere non solo all’inizio del concorso (presentazione della domanda) ma anche al momento della nomina”.

Tale orientamento, ormai consolidato, va seguito, a parere della sezione, anche in relazione all’ipotesi “de qua agitur”. E ciò sia in quanto non sussistono, allo stato, motivi validi per discostarsene, sia, soprattutto, perché l’Amministrazione ha prospettato, a favore della tesi contraria, argomentazioni prive di consistenza. Non può invero seguirsi la Presidenza allorché afferma che l’approvazione della graduatoria per titoli, di cui al secondo comma dell’art. 3 legge n. 301/1984, costituisce l’atto, che sebbene non concluda l’intera procedura del corso-concorso, “determina, in pratica, l’esito dell’intero procedimento, poiché, aggiunge l’Amministrazione, “ammettendosi al corso un numero di candidati pari ai posti da ricoprire, avviene ben di rado che un candidato ammesso al corso non superi, poi, l’esame finale”. Al riguardo è agevole rilevare che nella specie non si tratta di un atto di inquadramento, né di una promozione rappresentante uno sviluppo necessario e garantito che trova titolo immediato e diretto nella graduatoria per titoli. Si tratta, invece, di un vero e proprio concorso (per esami e a partecipazione facoltativa “a domanda”, recita, il 1° comma dell’art. 3) per l’accesso alla dirigenza statale, cioè ad una carriera diversa da quella di provenienza e, quindi, con l’attribuzione di un nuovo “status”. Ciò è comprovato dal fatto che i candidati ammessi al corso di formazione dirigenziale, devono partecipare al medesimo corso per la durata di mesi sei. Al termine di tale periodo devono essere applicati per tre mesi presso grandi imprese pubbliche o private, per compiervi studi comparativi sull’organizzazione e gestione aziendale. Al termine di tale ulteriore periodo di applicazione debbono “redigere una relazione scritta illustrativa degli aspetti critico-analitici.., e avanzando osservazioni e proposte in ordine alla migliore organizzazione dei servizi della pubblica amministrazione, ed al miglioramento dell’azione amministrativa al servizio dei cittadini”. A ciascuna relazione, a conclusione del seminario, verrà assegnato un punteggio in trentesimi, e solo nell’ipotesi che il candidato avrà ottenuto sulla relazione un punteggio non inferiore a 24 trentesimi, egli è ammesso a sostenere l’esame finale. Esame che consisterà in due prove scritte e in un colloquio.

Da tutto ciò consegue che solo il provvedimento di nomina, all’esito della complessa procedura indicata, determinerà la nascita del nuovo status di dirigente. Il fatto poi che, per i vincitori, gli effetti della nomina siano fatti retroagire alla data del 1° gennaio dell’anno successivo, a quello in cui si sono verificate le vacanze, rappresenta solo una particolarità dell’efficacia dell’atto di nomina; efficacia che si risolve in un vantaggio aggiuntivo per i vincitori, non significando, affatto, che il nuovo “status” si costituisca a quella data. Pertanto proprio il criterio della retroattività, fissato dal citato art. 6, e la identificazione del titolo, per l’ammissione alla dirigenza, nel superamento del corso-concorso escludono che la nomina coincida con l’inizio dell’anno, immediatamente successivo a quello della vacanza. Né può valere a scalfire tale conclusione l’ulteriore argomentazione addotta dalla Amministrazione a sostegno della tesi contraria, e cioè la circostanza che il funzionario di cui si discute avrebbe potuto partecipare in costanza di rapporto di servizio all’intera procedura prevista per il corso-concorso, se l’Amministrazione avesse proceduto tempestivamente al suo avvio. Tale asserita “possibilità” se vale ad evidenziare una eventuale inerzia dell’Amministrazione, nell’adempimento di determinate specifiche incombenze non vale certamente a invalidare la procedura medesima di corso-concorso, trattandosi di termini aventi, in mancanza di espressa contraria previsione, natura meramente sollecitatoria. Senza tacere, poi, che l’accoglimento della tesi prospettata dall’Amministrazione, condurrebbe all’assurdo di considerare irrilevante l’intera procedura selettiva per esami prevista.

A parere della Sezione le giustificate aspettative di coloro che, come il funzionario di cui si tratta nel quesito, si trovano alla fine della carriera esclusi da un beneficio che avrebbe modificato favorevolmente il loro trattamento di quiescenza, potrebbero costituire oggetto di specifica valutazione in sede di un procedimento legislativo sulla dirigenza.

Esula certo dall’ambito della funzione consultiva del Consiglio di stato la indicazione di soluzioni, ai problemi amministrativi, di soluzioni difformi dall’ordinamento vigente.

 

P.Q.M.

 

Esprime il parere nei sensi di cui in motivazione.

 

 

 

 

Ufficio P. P. A.

Servizio Programmazione assunzioni e reclutamento

 

 

Parere n. 169/2003

 

 

 

Alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura

Ufficio per il personale delle pubbliche amministrazioni

Roma,

 

e p.c. al Ministero dell'Economia e delle Finanze

RGS – IGOP

Via XX settembre

Roma

 

 

Oggetto: accesso alla dirigenza presso le Camere di commercio.

 

La Camera di commercio, cui si risponde, chiede un parere in merito alla inderogabilità dei principi fissati dall'articolo 28 del d.lgs 165/2001 nella parte in cui è previsto il possesso del Diploma di laurea per l'accesso alla dirigenza. Al riguardo deve ritenersi applicabile l'articolo 27 dello stesso decreto il quale prevede che le PP.AA., nell'esercizio della propria potestà statutaria e regolamentare, adeguano i propri ordinamenti, tenendo conto delle relative peculiarità, alle norme contenute nel Capo II del medesimo decreto legislativo. Previsione integralmente riprodotta dall'articolo 111 del d.lgs 267/2000. La specifica disciplina contenuta nell'articolo 91, comma 3, del d.lgs 267/200, in base alla quale gli EE. LL. possono prevedere concorsi interamente riservati al personale dipendente in relazione a professionalità acquisite all'interno dell'Ente, ha carattere derogatorio rispetto al principio del concorso pubblico e non può essere generalizzata, bensì applicata solo quando la figura professionale sia acquisibile esclusivamente mediante una formazione interna all'Ente.

 

In riferimento alla nota con la quale Codesta Camera di commercio ha richiesto un parere in merito all'accesso alla dirigenza, si rappresentano le considerazioni dello scrivente.

 

Le Camere di commercio sono pubbliche amministrazioni destinatarie delle norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche dettate dal decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (si veda l'articolo 1, comma 2) ed hanno natura di enti autonomi di diritto pubblico, come statuito dalla legge 29 dicembre 1993, n. 580, recante riordinamento della camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura. Al suo personale si applicano le norme previste dalla legge 23 ottobre 1992, n. 421 e del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, ora confluito nel citato d.lgs 165/2001, come previsto dall'articolo 19 (rubricato Personale delle camere di commercio) della stessa legge 580/1993. Il comparto di contrattazione collettiva è quello denominato del personale delle regioni e delle autonomie locali, previsto dall'articolo 2, comma 1, lett. B) del DPCM 30 dicembre 1993, n. 593.

 

Per quanto concerne i requisiti per l'accesso alle qualifiche dirigenziali nella Pubblica Amministrazione è oramai opinione consolidata in dottrina e giurisprudenza (si veda in particolare Corte dei Conti, Sezione centrale del controllo di legittimità, deliberazione n. 22 del 23 maggio 2000) che non si possa prescindere dal possesso del diploma di laurea, come previsto dall'articolo 28 del d.lgs n. 165 del 2001. Sul punto recentemente il Consiglio di Stato, in un parere espresso dalla Prima sezione (il n. 117 del 20 febbraio 2002), ha ribadito il principio della necessità del possesso del titolo di studio, in base al quale, in sede di concorso, non è consentito prevedere un titolo di studio inferiore, neanche in virtù dell'autonomia riconosciuta agli enti locali e neanche in presenza del possesso di altri requisiti, quali l'anzianità di servizio.

La posizione dell'Amministrazione si basa essenzialmente su un parere pro veritate espresso in ordine alla legittimità del regolamento di accesso alla dirigenza camerale, espresso dall'avvocato ………. del Foro di ………. . Tale parere si basa sul presupposto che il principio generale contenuto nell'articolo 28 del decreto legislativo n. 165 del 2001 (già articolo 28 del d.lgs 29/93) fosse applicabile esclusivamente alle Amministrazioni dello Stato, con esclusione delle altre indicate nel secondo comma dell'articolo 1 del medesimo decreto. Tale interpretazione non è condivisibile ed appare contrastante con il dettato normativo e con quanto affermato, ormai pacificamente dalla giurisprudenza amministrativa.

 

Inoltre tale impostazione si basa su una interpretazione non corretta del disposto dell'articolo 13 del d.lgs 29/93, il quale subordina l'applicazione delle disposizioni alla previa verifica, ove necessario, degli ordinamenti delle Amministrazioni nel termine di sei mesi, superato il quale la nuova normativa è operante e prevale, in forza del principio della gerarchia delle fonti, sulle norme secondarie, quale quella degli ordinamenti locali (si veda al riguardo TAR Lazio, sede di Roma, Sez. II, 16 ottobre 1995 n. 1555, 22 ottobre 1997 n. 1635, nonché 23 gennaio 2002, n. 596 e TAR Campania, sede di Napoli, 21 settembre 2000 n. 3466).

 

Infine si sottolinea che il riferimento all'articolo 12 della legge 11 maggio 1999, n. 140 è fuorviante, poiché anche tale norma riveste carattere derogatorio e, pertanto, è di stretta interpretazione. Inoltre la Corte Costituzionale, con sentenza 22-29 maggio 2002, n. 218 ne ha dichiarato l'illegittimità per contrasto con l'articolo 97 della Costituzione, in quanto deroga ingiustificatamente alla regola del pubblico concorso, senza neppure prevedere alcuna verifica del possesso dei requisiti per l'attribuzione della qualifica superiore.

 

Pertanto deve ritenersi applicabile l'articolo 27 del citato d.lgs n. 165 del 2001, il quale prevede che le pubbliche amministrazioni, nell'esercizio della propria potestà statutaria e regolamentare, adeguano i propri ordinamenti, tenendo conto delle relative peculiarità, alle norme contenute nel capo II del medesimo decreto legislativo. La medesima previsione è integralmente riprodotta anche dall'articolo 111 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, recante testo unico sull'ordinamento degli enti locali, testo unico che può essere ulteriore elemento di riferimento in considerazione del fatto che al personale delle camere di commercio e gli enti locali hanno il medesimo comparto di contrattazione.

 

Per quanto concerne il punto relativo alle selezioni interne si osserva che il loro fondamento normativo si rinviene nelle disposizioni contenute nell'articolo 6, comma 12, della legge n. 127/97, ora confluito nell'articolo 91, comma 3, del d.lgs n. 267 del 2000 e nell'articolo 36 bis del decreto legislativo n. 29/93, ora confluito nell'articolo 35 del d.lgs. n. 165 del 2001 rubricato Reclutamento.

 

Nello specifico la disciplina contenuta nell'articolo 91, comma 3, del d.lgs. n. 267 del 2000, in base alla quale gli enti locali possono prevedere concorsi interamente riservati al personale dipendente in relazione a professionalità acquisite all'interno dell'Ente, ha carattere derogatorio rispetto al criterio del concorso pubblico di cui all'articolo 35 del d.lgs. n. 165 del 2001, pertanto, non può essere generalizzata, ma applicata al solo caso in cui la figura professionale sia acquisibile esclusivamente mediante una formazione interna all'Ente. Inoltre, la possibilità che il regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei servizi degli enti locali disciplini i requisiti per l'accesso è subordinato al rispetto dei principi fissati dal medesimo articolo.

 

Il carattere eccezionale di quest'ultima disposizione è, infine, indirettamente confermato dalle note pronunce della Corte Costituzionale, n. 1 del 1999 e n. 194 del 2002, le quali hanno ribadito la regola dell'accesso tramite pubblico concorso, in quanto tale sistema di selezione del personale è quello maggiormente rispondente alla necessità di tutelare l'interesse pubblico al buon andamento della Pubblica Amministrazione sancito dall'articolo 97 della Costituzione.

 

 

Il direttore dell'ufficio

 

 

Roma, 15 gennaio 2003


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COLLOCAMENTO A DISPOSIZIONE



R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 106/2002

 

 

 

Ufficio del giudice di pace

Milano

 

 

Oggetto: procedura di utilizzazione e di conferimenti di incarichi.

 

Sintesi: gli incarichi dei dirigenti collocati a disposizione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri sono temporanei, possono essere dati con semplice lettera d'incarico e permettono al dirigente messo a disposizione di cercare un nuovo incarico presso altre amministrazioni.

 

In relazione alle richieste formulate concernenti la tematica in oggetto, si forniscono alcune informazioni e chiarimenti in merito.

 

L'ipotesi di mancata conferma nell'incarico è disciplinata dall'articolo 6, comma 2 del DPR n. 150/99. La norma prevede che i dirigenti che non abbiano avuto incarichi di direzione di un ufficio o ispettivi, di consulenza, studio e ricerche o di altri specifici incarichi previsti dall'ordinamento, sono posti a disposizione della Presidenza del Consiglio dei Ministri per essere utilizzati nell'ambito di specifici programmi di ispezione, verifica, ricerca, studio e monitoraggio del grado di attuazione delle riforme legislative e delle innovazioni amministrative.

 

Trattasi ovviamente di funzioni temporanee alle quali non corrispondono posti di funzione specificatamente individuati dai singoli ordinamenti.

 

Con circolare del ministro per la Funzione pubblica del 5 agosto 1999 è stato stabilito che i conferimenti di incarichi ai sensi dell'articolo 6, comma 2, possano esplicitarsi, in ragione della temporaneità dell'incarico, anche con semplice lettera. L'articolo 24, comma 2, del CCNL ha previsto che l' utilizzazione può svolgersi anche presso amministrazioni esterne al Rud.

 

Si fa presente, inoltre, che l'Ufficio del ruolo unico ha il compito di promuovere ogni opportuna iniziativa intesa alla più ottimale utilizzazione del dirigente collocato a disposizione. Tale attività è espletata attraverso una finestra nel sistema informativo automatizzato, con il quale si rendono pubblici i nominativi dei dirigenti a disposizione, con l'indicazione di un sintetico curriculum dal quale si evincono le professionalità e le esperienze lavorative di ognuno.

 

Gli indicati dati possono essere consultati esclusivamente dalle Amministrazioni del Rud a mezzo di una specifica password assegnata personalmente ai soggetti che ne hanno titolo.

 

L'Ufficio provvede, altresì, a promuovere l'utilizzazione del detto personale, formulando proposte specifiche di incarichi sulla base dei curricula dei dirigenti in relazione alle esigenze e/o alle aree di interesse delle amministrazioni.

 

Si evidenzia, infine, che alcuna norma vieta il potere di iniziativa del dirigente a richiedere l'attribuzione di uno specifico incarico, anche in considerazione dell'ulteriore obbligo dello scrivente Ufficio di rendere pubblici i posti di funzione dirigenziali che vengono segnalati dalle amministrazioni del Rud.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 18 febbraio 2002


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INCARICHI



R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 108/2002.

 

 

 

Al Ministero per i beni e le attività culturali.

 

 

Oggetto: incarichi di II fascia.

 

Sintesi: gli incarichi di seconda fascia a persone esterne all'amministrazione devono essere preceduti da un'autorizzazione del Ministro al direttore dell'ufficio in cui sarà svolto l'incarico.

 

Facendo seguito ai contatti intercorsi nelle vie brevi, si fa presente che l'attribuzione di incarichi di II fascia a personale estraneo all' amministrazione, ai sensi dell'art. 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165/2001, secondo consolidata giurisprudenza della Corte dei conti, richiede una preventiva autorizzazione del Ministro diretta al dirigente titolare del centro di responsabilità presso cui dovrà essere esplicato l'incarico. La richiesta di autorizzazione al RUD, che dovrà pervenire dal medesimo soggetto titolare, dovrà essere corredata da ogni opportuna notizia riguardante la titolarità dell'ufficio che si intende affidare, nonché del curriculum dell'interessato.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 7 marzo 2002

 

 

 

 

R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 134/2002

 

 

 

Alla regione Lazio

 

 

Oggetto: conferimento incarico a soggetto esterno all'Amministrazione, già in trattamento di quiescenza

 

Sintesi: può essere conferito un incarico dirigenziale ad una persona esterna all'amministrazione anche se ha superato il limite d' età previsto per i dirigenti dello Stato.

 

Si fa riferimento alla nota di codesto Ente con la quale si chiede il parere di questo Dipartimento circa la possibilità di conferire un incarico dirigenziale ad un soggetto esterno all'Amministrazione regionale, già in trattamento di quiescenza e con età superiore a 67 anni. Al riguardo, si fa osservare che non sussiste alcuna disposizione normativa che osti al conferimento di incarichi a soggetti estranei all'amministrazione e che preveda limiti di età o che rinvii ai limiti fissati per il personale di ruolo della Pubblica Amministrazione. L'art. 19, comma 6 del d.lgs. 165/2001, infatti, nel disciplinare i casi di conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti esterni, dotati di particolare e comprovata qualificazione professionale (… ;omissis), non contempla tra i requisiti richiesti a tal fine il limite dell'età del candidato. Si segnala che la Corte dei conti, sezione centrale di controllo di legittimità su atti del Governo e delle amministrazioni centrali, con la decisione n. 27/2001/P del 7 giugno 2001, ha espresso il medesimo avviso dello scrivente Ufficio.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 6 giugno 2002

 

 

 

 

R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 170/2003

 

 

 

Ispettorato della Funzione pubblica

 

 

Oggetto: incarichi di II fascia - Applicazione dell'art. 53 del d.lgs n. 165/2001. Partecipazione in qualità di docente a corsi di formazione, il cui pagamento è stato fatturato come docenza legata al diritto d'autore

 

Sintesi: anche al personale dirigenziale si applica il principio di carattere generale dell'art. 53. L'amministrazione presso la quale il dirigente presta servizio può segnalare l'eventuale incompleta o erronea fatturazione al Ministero dell'Economia e delle Finanze

 

Il quesito attiene ad un aspetto di ordine generale dell'ordinamento giuridico riguardante il personale delle pubbliche amministrazioni, non circoscritto meramente al personale dirigenziale.

 

In particolare, si tratta di stabilire se, in materia di incarichi per attività svolte nell'ambito di enti diversi dall'amministrazione presso cui si presta servizio, occorra l'autorizzazione prevista dall'art. 53 del d.lgs. n. 165/2001.

 

Al riguardo, si fa presente che anche al personale dirigenziale si applica il principio di carattere generale contenuto nel citato art. 53 e che, una volta rimosso l'impedimento all'espletamento dell'incarico con la prescritta autorizzazione concessa nei termini del citato art. 53, l'amministrazione presso la quale il dirigente presta servizio può segnalare l'eventuale incompleta o erronea fatturazione al Ministero dell'Economia e delle Finanze, che provvede all'accertamento della violazione avvalendosi della Guardia di Finanza, ai sensi dell'art. 53, comma 9 del d.lgs. n. 165/2001.

 

 

Il Direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 27 gennaio 2003


R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 174/2003

 

 

 

Ispettorato della Funzione pubblica

 

 

 

Oggetto: applicazione dell'art. 53 del d.lgs. n. 165/2001 a rapporti di lavoro instaurati sotto la disciplina pubblicistica.

 

Sintesi: per lo svolgimento di incarichi relativi ad attività svolte "extra officium", occorre l'autorizzazione prevista dall'art. 53 del d.lgs. n. 165/2001, a prescindere dalla sussistenza di un contratto di lavoro effettivamente sottoscritto tra il dipendente e l'amministrazione presso la quale il medesimo svolge attività di servizio.

 

Con riferimento alla richiesta di parere da parte dell'Ufficio ispettorato di questo Dipartimento, si fa presente quanto segue.

 

Si prende innanzitutto atto che molte amministrazioni, al momento dell'entrata in vigore del decreto legislativo n. 29 del 1993, con il quale si è avviata la prima fase della privatizzazione del rapporto di lavoro pubblico, non hanno predisposto gli opportuni schemi contrattuali da far sottoscrivere ai dipendenti, con i quali era già in atto un rapporto di lavoro pubblicistico; ciononostante, non può dubitarsi circa l'effettività della disciplina privatistica sotto la quale i rapporti in parola devono ritenersi convertiti.

 

A parere dello scrivente, pertanto, per lo svolgimento di incarichi relativi ad attività svolte "extra officium", occorre l'autorizzazione prevista dall'art. 53 del d.lgs. n. 165/2001, a prescindere dalla sussistenza di un contratto di lavoro effettivamente sottoscritto tra il dipendente delle pubbliche amministrazioni e l'amministrazione presso la quale il medesimo svolge attività di servizio.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 16 aprile 2003


Ufficio P. P. A.

Servizio Programmazione assunzioni e reclutamento

 

Parere n. 176/2003

 

 

Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri

Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione

00100 ROMA

 

Al Ministero dell'Economia e Finanze

Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato – IGOP

00100 Roma

 

Oggetto: conferimento di incarichi di ricerca, di consulenza e di supporto ad esperti, consulenti esterni per lo svolgimento delle attività istituzionali

 

Sintesi: gli incarichi di ricerca, di consulenza e di supporto ad esperti, consulenti esterni per lo svolgimento delle attività istituzionali non debbono essere fatti rientrare nel limite di spesa fissato dall'art. 34, comma 13, della legge n. 289/2002 qualora l'onere finanziario non gravi sul bilancio dell'amministrazione, inclusa quella derivante dall'utilizzo di fondi e contributi disciplinati da specifiche disposizioni legislative e da convenzioni, provenienti da altre amministrazioni per garantire il funzionamento della medesima amministrazione e fornire, nel contempo, un servizio alle stesse amministrazioni per cui è necessario ricorrere a personale a tempo determinato.

 

Con riferimento alla nota indicata in oggetto con la quale codesta amministrazione ha chiesto l'orientamento di questo Dipartimento in merito alla questione relativa al conferimento di incarichi di ricerca, di consulenza e di supporto ad esperti, consulenti esterni per lo svolgimento delle attività istituzionali, si rappresenta quanto segue.

 

In particolare codesta amministrazione ha posto la questione circa l'applicabilità ai suindicati incarichi di quanto previsto dall'art. 34, comma 13, della legge n. 289/2002 il quale prevede un limite di spesa per le assunzioni a tempo determinato, le convenzioni e le collaborazioni coordinate e continuative, fatte salve quelle che non gravano sui bilanci e sulle risorse proprie dell'amministrazione, come i finanziamenti comunitari e internazionali o fondi derivanti da contratti con le imprese o con altre amministrazioni pubbliche.

 

In merito, si ritiene che non debbano essere fatti rientrare nel limite di spesa fissato dal citato comma 13 dell'art. 34, la costituzione di rapporti a tempo determinato ovvero incarichi e collaborazioni coordinate e continuative il cui onere finanziario non grava sul bilancio dell'amministrazione, inclusa quella derivante dall'utilizzo di fondi e contributi disciplinati da specifiche disposizioni legislative e da convenzioni, provenienti da altre amministrazioni per garantire il funzionamento della medesima amministrazione e fornire, nel contempo, un servizio alle stesse amministrazioni per cui è necessario ricorrere a personale a tempo determinato.

 

Ciò posto, considerato che codesta scuola per il suo funzionamento si avvale delle risorse derivanti da convenzioni stipulate con altre amministrazioni, sia pubbliche che private, poste a carico di quest'ultime e ritenuta detta forma di finanziamento espressamente prevista dall'art. 7 del d.lgs. n. 287/1999 e dal regolamento attuativo di detta normativa, si ritiene che nel caso di specie non si applichi il limite del 90 per cento della spesa media annua sostenuta per le assunzioni di personale a tempo determinato o con convenzioni ovvero alla stipula di contratti di collaborazione coordinata e continuativa sostenuta nel triennio 1999/2001, così come previsto dal citato art. 34, comma 13 della L. n. 289/2002.

 

 

Il direttore dell'ufficio

 

 

Roma, 3 luglio 2003


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MOBILITA’



R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 99/2002

 

 

 

Oggetto: dirigente AUSL – Trasferimento nel ruolo unico dei dirigenti dello Stato – Condizioni.

 

Sintesi: le condizioni per entrare in mobilità nel ruolo unico della dirigenza sono:

la disponibilità di un posto di funzione che corrisponde alla qualifica professionale del dirigente;

un'amministrazione che intenda affidare l'incarico.

 

In risposta alla sua richiesta si fa presente che l'istituto della mobilità ex art. 30 del d.lgs.165/2001 può trovare applicazione, per quanto concerne l' entrata nel ruolo unico della dirigenza, qualora risultino vacanze di posti di funzione nell'ambito del ruolo unico, corrispondenti alla qualifica professionale posseduta, e vi sia un'amministrazione disposta a conferire al dirigente interessato un incarico di funzione, con conseguente stipulazione di contratto individuale. L'Ufficio scrivente, che annovera tra le sue competenze la definizione di direttive che stabiliscono i criteri per l'attuazione dell'istituto della mobilità in entrata (e in uscita) dal ruolo unico, al momento non registra alcuna possibilità di trasferimento in tal senso.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 14 gennaio 2002

 

 

 

 

R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 103/2002

 

 

 

Senato della Repubblica

Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio

 

 

Oggetto: dirigente dello Stato - Comando presso il Senato della Repubblica.

 

Sintesi: il comando di un dirigente dello Stato presso un organo a ordinamento separato rende indisponibile un posto di funzione nell'amministrazione di appartenenza fino alla cessazione del provvedimento di mobilità, ma non dà diritto alla conservazione dello specifico incarico ricoperto.

 

Preso atto di quanto comunicato da codesto Ministero in ordine al comando di cui in oggetto, si precisa che la richiesta di porre a carico del R.U.D. la gestione giuridico-finanziaria del dirigente nonché tutti gli oneri stipendiali, diretti e riflessi non può essere accolta, in quanto questo Ufficio ha istituzionalmente la gestione diretta dei soli dirigenti collocati a disposizione secondo le vigenti norme previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro. Peraltro, anche sulla base di orientamenti in tal senso espressi dalla Corte dei Conti, il comando non rende disponibile il posto di funzione lasciato vacante. Ne consegue che qualora un dirigente, in servizio presso una data Amministrazione, venga posto in posizione di comando, con il consenso dell'Amministrazione stessa, è necessario che prioritariamente sia definito il rapporto di servizio del dipendente. Al termine del periodo di comando, il dirigente, pur non avendo diritto allo specifico incarico cui era adibito, dovrà trovare allocazione nella dotazione complessiva dell'amministrazione che ha accolto il comando. Al riguardo, si fa presente, che la dotazione organica complessiva è data dalla somma delle dotazioni delle singole Amministrazioni, ciò per significare che questo Ufficio dovrà comunque considerare indisponibile, fino al ritorno del dirigente comandato, una posizione dirigenziale presso l'amministrazione che ha concesso l'assenso al comando. Stante quanto rappresentato, si resta in attesa di conoscere il nuovo avviso del Ministero dell'ambiente e per quanto riguarda il Senato della Repubblica la data di decorrenza del comando, al fine di consentire allo scrivente di formalizzare il provvedimento in parola. Sarà cura di questo Ufficio provvedere successivamente alla formalizzazione del comando.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 6 febbraio 2002

 

 

 

 

R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 119/2002

 

 

 

Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro

Azienda ospedaliera................

 

 

Oggetto: mobilità intercompartimentale.

 

Sintesi: il trasferimento in mobilità del dirigente dall'azienda ospedaliera all'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro è possibile. La stipula del nuovo contratto di lavoro deve essere preceduta dal provvedimento d'ingresso nel ruolo unico.

 

Con riferimento a quanto comunicato da codesto I.S.P.E.S.L. circa il conferimento di incarico da attribuire al dott. XXX, si comunica che, previa istanza dell'interessato, nulla osta al provvedimento in questione, risoluzione consensuale del contratto stipulato con l'amministrazione di appartenenza, né al trasferimento dall'Azienda ospedaliera .Si precisa, tuttavia, che il conferimento dell'incarico da attribuire al dott. XXX deve essere preceduto dal formale provvedimento di ingresso nel Ruolo Unico della Dirigenza adottato a cura dello scrivente Ufficio. La stipulazione del contratto dirigenziale con il dirigente potrà avvenire soltanto contestualmente ovvero successivamente all' adozione del citato provvedimento. Sarà cura dello scrivente provvedere alla formalizzazione del provvedimento di trasferimento non appena perverrà la documentazione richiesta.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 8 maggio 2002


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TRATTAMENTO GIURIDICO

 

ED ECONOMICO



R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 100/2002

 

 

 

Corte dei conti

 

 

 

Oggetto: trattamento economico e normativo della dirigenza - Dirigente di seconda fascia - Contratto individuale di lavoro – Risoluzione - Necessità di un nuovo contratto.

 

Sintesi: se il contratto di lavoro individuale di un dirigente è sciolto consensualmente, l'amministrazione deve stipulare un nuovo contratto con lo stesso dirigente, anche se l'incarico ha contenuto identico al precedente.

 

In risposta alla nota pervenuta, preso atto delle motivazioni addotte in relazione alla vicenda del dirigente in oggetto, si osserva, tuttavia, che la soluzione non possa essere quella della "reviviscenza" del contratto già concluso, una volta intervenuta la risoluzione consensuale del contratto individuale di lavoro con il predetto dirigente.

 

Dovrà, infatti, farsi luogo alla stipulazione di un nuovo contratto individuale, avente il medesimo oggetto, obiettivi e trattamento economico del precedente stipulato in data 14 marzo 2001, ma non anche la durata (per evidente modificazione del termine iniziale, rispetto al precedente), e al conseguente atto di conferimento dell' incarico, nei fatti già svolto.

 

Si resta in attesa di ricevere la documentazione relativa, ai fini dell'aggiornamento della banca dati della dirigenza.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 21 gennaio 2002

 

 

 

 

R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 101/2002

 

 

 

Prefettura di Avellino

 

 

Oggetto: trattamento economico e normativo della dirigenza - CCNL – Area I della dirigenza - Art. 14 onnicomprensività del trattamento economico dei dirigenti.

 

Sintesi: la nomina a commissario ad acta o commissario straordinario negli enti locali rientra tra i casi di incarichi aggiuntivi conferiti ai dirigenti per i quali si applica il principio dell'onnicomprensività.

 

In risposta al quesito posto a questo Dipartimento, si fa presente che l'Ufficio scrivente ritiene applicabile indistintamente a tutti i dirigenti dell'area I la disposizione di cui all'art. 14 del CCNL, relativa agli incarichi aggiuntivi ove ricorrano le condizioni previste.

 

La norma considera, infatti, ricadenti nel regime dell'onnicomprensività i compensi previsti per gli incarichi conferiti ai dirigenti in ragione del loro ufficio, ovvero conferiti dalle amministrazioni presso le quali prestano servizio, ovvero su designazione delle stesse. Nelle prestazioni sottoposte al regime dell'onnicomprensività, infatti, giusto quanto chiarito dalla direttiva del Ministro per la funzione pubblica del 1° marzo 2000 (G.U. n. 123 del 29 maggio 2000), è compreso qualsiasi incarico conferito ai dirigenti in ragione del loro ufficio, laddove "s'intendono conferiti in ragione dell'ufficio anche gli incarichi conferiti da terzi consequenziali a quello conferito presso di essi dall'amministrazione o su designazione di essa (come ad es. quelli degli amministratori di società controllate da società a partecipazione statale).

 

Si fa osservare, invero, che i casi di nomina di commissari ad acta o di nomina di commissari straordinari, rientrano nelle fattispecie disciplinate dall'art. 14 citato, in quanto non rileva l'autorità che conferisce l'incarico, il Prefetto in via autonoma, o il Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro competente, né assume valore l'ampiezza della discrezionalità del potere esercitato nell'individuazione del commissario cui affidare le funzioni dell'ente locale. Né, peraltro, può affermarsi, ai fini dell'esclusione dal regime dell'onnicomprensività degli incarichi di commissario, che le nomine in questione siano operate esclusivamente a tutela degli interessi dell'ente locale, in quanto la previsione nel nostro ordinamento di un potere sostitutivo in capo al Governo per casi specifici, importa che gli interessi coinvolti appartengano alla intera collettività amministrata.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 30 gennaio 2002

 

 

R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 102/2002

 

 

Oggetto: trattamento economico e normativo della dirigenza - Diniego di riammissione in servizio.

 

Sintesi: la riammissione in servizio non è applicabile ai dirigenti dello Stato, sia di prima sia di seconda fascia.

 

In risposta alla Sua richiesta, si trasmette la copia della nota n. 15/99 del 3 novembre 1999, con la quale l'Ufficio del Ruolo unico ha posto un quesito al Consiglio di Stato, in merito all'istituto della riammissione in servizio di personale dirigente, alla luce del mutato quadro normativo che ha interessato la dirigenza.

 

Come potrà evincere dalla nota allegata, questo Ufficio riteneva che l'istituto in oggetto non fosse applicabile ai dirigenti generali, mentre esprimeva dubbi per quanto riguarda i dirigenti della seconda fascia. Il Consiglio di Stato, tuttavia, nel parere della I sezione n. 982/99, ha escluso l'applicabilità dell'istituto della riammissione in servizio nei confronti della dirigenza statale, sia di prima che di seconda fascia.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 4 febbraio 2002


R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 104/2002

 

 

 

Ministero delle infrastrutture e dei trasporti

 

 

Oggetto: trattamento economico e normativo della dirigenza - Dirigenti in comando presso il C.O.N.I.

 

Sintesi: il dirigente comandato non perde i benefici giuridici ed economici riconosciuti ai dipendenti dell'amministrazione d'origine.

 

Si riscontra la nota di pari oggetto, per significare che l'istituto del comando è disposto per un tempo determinato, per riconosciute esigenze di servizio o quando sia richiesta una speciale competenza del dirigente appartenente da amministrazione diversa. Il dirigente in posizione di comando, infatti, non perde la qualità di dirigente dello Stato, né muta, a seguito del provvedimento di comando, l'amministrazione di appartenenza.

 

Con l'entrata in vigore del ruolo unico, il sistema prefigurato, pur avendo subito taluni aggiustamenti, non è stato modificato nella sostanza. Il ruolo unico, invero, è dato dalla somma di tutte le dotazioni organiche delle amministrazioni che ne fanno parte. In virtù di ciò, l'amministrazione che acconsente al comando è tenuta a rendere indisponibile un posto di funzione (non è detto che debba essere necessariamente quello lasciato libero dal dirigente) per l'affidamento dell'incarico al termine del comando.

 

Ciò posto e in virtù delle disposizioni normative relative ad alcuni benefici giuridici ed economici, normalmente riconosciuti ai dipendenti in servizio di ruolo presso codesta amministrazione, è possibile considerare l'estensibilità degli stessi al personale in comando presso altri enti o amministrazioni, tenuto conto dell'aspettativa di rientro che è sempre riconosciuta al dirigente. Da una lettura delle disposizioni applicabili, infatti, il ritiro della tessera di riconoscimento è previsto nei soli casi di destituzione dall'impiego, di cessazione dal servizio senza diritto a pensione, ovvero a seguito di sospensione cautelare obbligatoria (art. 4 del DPR n. 851/1967), così pure l'iscrizione presso la Cassa di previdenza e assistenza di codesto ministero cessa solo con il venir meno della qualità di dipendente della MCTC. (art. 2 del DPR n. 950/1985).

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 11 febbraio 2002

 

 

 

 

R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 107/2002

 

ISTAT

 

 

Oggetto: trattamento economico e normativo della dirigenza - Autorizzazione espletamento incarico esterno – Autorità competente

Sintesi: l'amministrazione competente ad autorizzare incarichi aggiuntivi esterni è quella presso la quale il dirigente presta servizio.

 

In risposta alla nota di pari oggetto, si fa presente che la prevista autorizzazione all'espletamento di incarichi esterni, ai sensi dell'art. 53 del d.lgs. 165/2001, deve essere rilasciata dall'amministrazione presso la quale il dipendente pubblico espleta la propria attività lavorativa. La corretta valutazione della compatibilità dell'incarico esterno con la normale attività di ufficio, infatti, non può che essere effettuata dall' amministrazione presso la quale si presta servizio.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 21 febbraio 2002

 

 

 

 

R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 110/2002

 

 

 

Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro

 

 

Oggetto: trattamento economico e normativo della dirigenza - Onnicomprensività del trattamento economico- Disciplina transitoria

 

Sintesi: la legge finanziaria 2002 rinvia l'operatività del principio di onnicomprensività per i dirigenti di seconda fascia.

 

In risposta alla nota pervenuta, si fa presente che, ai fini dell'applicazione del principio dell'onnicomprensività, la disciplina transitoria introdotta dalla legge n. 448/2001 riguarda i soli dirigenti titolari di uffici di livello non generale, rimanendo invariata la disciplina concernente i compensi per incarichi aggiuntivi percepiti dai dirigenti di prima fascia.

 

Ai sensi della direttiva del Ministro per la funzione pubblica del 1° marzo 2000, (G.U. n. 123 del 29 maggio 2000), e della circolare del Ministero dell'economia e delle finanze – Dipartimento ragioneria generale dello Stato del 15 marzo 2001 prot. 53735, il sistema dell'onnicomprensività è stato reso operativo per i dirigenti titolari di incarichi di direzione di uffici di livello dirigenziale generale, in quanto già titolari di regolare contratto, a decorrere dal 1° luglio 2000, mentre per i dirigenti di prima fascia con incarichi di studio, consulenza, studio e ricerca, di cui all'art. 19, comma 10 del d.lgs. n. 165/2001, e per i dirigenti di seconda fascia, l'operatività fu rinviata alla data di entrata in vigore del C.C.N.L. - Area I della dirigenza.

 

Questo Ufficio considera, di conseguenza, pienamente operante la disposizione dell'art. 24, comma 3 del d.lgs. 165/2001 per i dirigenti titolari di strutture di livello dirigenziale generale.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 13 marzo 2002


R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 112/2002

 

 

 

Ministero degli Affari Esteri

 

 

Oggetto: trattamento economico e normativo della dirigenza - Posti di funzione dirigenziale all'estero – Conferimento

 

Sintesi: l'espressione "dirigente generale" ha lo stesso significato dell'espressione "dirigente di prima fascia", sia agli effetti giuridici sia a quelli economici.

 

Si fa riferimento alla di pari oggetto, con la quale è stato richiesto il parere di questo ufficio in ordine alla interpretazione da dare all'art. 2, comma 2, del D.P.R. 368/2000. Nella citata nota si chiede, in particolare, se la terminologia usata "dirigenti generali o di prima fascia" possa essere interpretata ritenendo trattarsi, per entrambe le fattispecie, di dirigenti con incarico di livello dirigenziale generale. Aderendo all'orientamento espresso nella nota in riferimento, ritiene questo ufficio che la diversa tecnologia usata nel citato articolo possa essere ricompresa nel più generale concetto di "dirigenti con incarico di livello dirigenziale generale" per due ordini di considerazioni.

 

In primo luogo deve intendersi superata la terminologia "dirigenti generali". Il d.lgs n. 165/2001, invero, nel disciplinare la dirigenza, ha stabilito una qualifica unica divisa in due fasce di appartenenza. Nella prima fascia sono confluiti i dirigenti generali, nella seconda gli altri dirigenti. Il termine, pertanto, attualizzato con l'ordinamento vigente, assume il medesimo significato di dirigente di prima fascia.

 

In secondo luogo è da evidenziare l'orientamento generale, esplicitato in sede di direttive, circolari o nel medesimo CCNL della dirigenza dell'area 1, ad equiparare la locuzione dirigente generale (oggi di prima fascia) con quella di dirigente con incarico di livello dirigenziale generale, e ciò sia agli effetti giuridici che agli effetti economici.

 

In relazione a quanto sopra ed in virtù delle ulteriori argomentazioni evidenziate da codesta Direzione, si condivide la soluzione prospettata.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 19 marzo 2002

 

 

 

 

R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 113/2002

 

 

Ministero delle attività produttive

Ministero dell'economia e delle finanze

 

Oggetto: trattamento economico e normativo della dirigenza - Onnicomprensività del trattamento economico dei dirigenti.

Sintesi: sono soggetti al principio di onnicomprensività della retribuzione gli incarichi che sono strettamente connessi col rapporto funzionale e di servizio che il dirigente ha con l'amministrazione.

 

In risposta alla nota pervenuta, si fa presente che, non avendo fornito alcun riferimento normativo per identificare la fattispecie alla quale si fa riferimento, e considerato che il quesito posto nella nota citata riguarda un'ipotesi diversa ("incarichi per i quali la nomina è assembleare e la relativa proposta è effettuata dal rappresentante della società controllata") da quella sottoposta nella precedente nota del 6 novembre 2001, sub lett.d) ("nomina assembleare e la relativa designazione o proposta di competenza del rappresentante della società controllante o partecipante") si possono accordare le seguenti indicazioni in via generale.

 

Ai fini della valutazione dell'applicabilità o meno nel caso concreto del principio dell'onnicomprensività, occorre adottare il criterio di natura oggettiva seguito dal legislatore del d.lgs. n. 165/2001. Ciò comporta che assume rilevanza il rapporto funzionale e di servizio che il dirigente designato o nominato ha con l'amministrazione che rappresenta in seno a organismi, comitati, organi collegiali. Gli incarichi soggetti al regime dell'onnicomprensività, di cui all'art. 24 del d.lgs. n. 165/2001, definiti dalla direttiva del Ministro per la funzione pubblica del 1° marzo 2000, riguardano, infatti, tutti gli incarichi conferiti ai dirigenti in ragione del loro ufficio o comunque conferiti dall' amministrazione presso cui prestano servizio o su designazione della stessa, e quelli conferiti da terzi consequenziali a quello conferito presso di essi dall'amministrazione o su designazione di essa (come ad es. quelli degli amministratori di società controllate da società a partecipazione statale) e comunque gli incarichi il cui svolgimento è collegato alla rappresentanza di interessi dell'amministrazione.

 

Nel caso in cui non si rinvenga la sussistenza del predetto nesso, come sembrerebbe nel caso di specie, viene a mancare il presupposto dell' operatività del principio dell'onnicomprensività e si applicano le disposizioni sull'autorizzazione degli incarichi esterni, sulla base dell'opportuna valutazione degli eventuali profili di compatibilità o di conflitto d'interesse.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 19 marzo 2002

 

 

 

 

R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 114/2002

 

 

 

Presidenza del Consiglio dei ministri

A.R.A.N.

 

 

Oggetto: trattamento economico e normativo della dirigenza - Retribuzione individuale di anzianità.

 

Sintesi: la retribuzione individuale di anzianità, conseguita nella carriera predirigenziale, spetta solo a chi è stato inquadrato nella qualifica di dirigente nel periodo di applicazione del Contratto nazionale del lavoro per la dirigenza dell'area 1, nel quadriennio 1998/2001.

 

Con riferimento alla nota concernente l'argomento indicato in oggetto, lo scrivente ufficio ritiene di poter concordare con l'orientamento adottato da codesto Segretariato in ordine alla conformità con le vigenti disposizioni collettive del riconoscimento della retribuzione individuale di anzianità, conseguita nella carriera predirigenziale, al personale inquadrato nella qualifica dirigenziale in vigenza del C.C.N.L. per la dirigenza dell'area 1 relativo al quadriennio 1998/2001; conseguentemente, appare conforme alle predette disposizioni il mancato riconoscimento del beneficio in questione al personale nominato dirigente nel corso del 1997.

 

Per quanto concerne la fattispecie dei dipendenti cancellati dal ruolo di appartenenza per aver volontariamente risolto il rapporto di lavoro con codesta Presidenza, e tuttavia nuovamente inquadrati in ruolo per aver conseguito la qualifica dirigenziale in quanto vincitori di concorso interno, lo scrivente Ufficio ritiene che non possa essere loro attribuita la RIA goduta nella pregressa carriera, in quanto il riconoscimento di tale beneficio presuppone la mancanza di soluzione di continuità nel rapporto di servizio svolto con amministrazioni appartenenti al medesimo comparto di contrattazione del personale dirigenziale (Area 1).

 

In ogni caso, presupposto indefettibile per il riconoscimento dei benefici economici maturati per anzianità di servizio in carriere pregresse svolte presso altre pubbliche amministrazioni è pur sempre la parità di contenuto professionale fra i servizi svolti nell' amministrazione di provenienza ed in quella di nuovo inquadramento.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 12 aprile 2002

 

 

 

 

R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 115/2002

 

 

 

Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA)

 

 

Oggetto: trattamento economico e normativo della dirigenza - Dirigente di prima fascia del ruolo unico collocato in posizione di fuori ruolo presso l'AGEA.

 

Sintesi: il contratto individuale di lavoro del dirigente fuori ruolo unico deve essere stipulato con l'amministrazione presso cui lavora. Il compenso per l'incarico di revisore dei conti, se svolto a tempo pieno ed esclusivo, è da considerare retribuzione.

 

In risposta alla nota con la quale codesta Agenzia ha posto in sostanza due ordini di quesiti in merito alla posizione del dott. XXX, dirigente di prima fascia del ruolo unico, collocato in posizione di fuori ruolo quale componente effettivo del Collegio dei revisori dei conti dell'AGEA, con funzioni di presidente, si fa presente quanto segue.

 

In relazione alla applicazione alla fattispecie in esame delle disposizioni di cui alla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 1° luglio 1999 e alla circolare 6 ottobre 1999, n. 44124/99/RUD, preme far rilevare che la disciplina contenuta nelle citate normative è stata oggetto di diversa interpretazione da parte della Corte dei conti. L'organo di controllo, infatti, nella decisione n. 25/2001/P, alla quale peraltro anche altre amministrazioni si sono adeguate, ha sostenuto che l'utilizzazione di dirigenti "presso enti non soggetti alla disciplina dell'art. 19 del d.lgs. 165/2001 e che provvedono alla spesa per il relativo trattamento economico, esime l'Amministrazione dello Stato che dispone il trasferimento dall'obbligo di delimitare l'ambito ed i contenuti degli incarichi che dovranno essere svolti, dovendo ritenersi attribuita alla competenza degli enti interessati (….) l'eventuale definizione delle modalità di prestazione del servizio dei componenti il collegio sindacale". Ne consegue che i contratti individuali non possono essere stipulati con l'amministrazione di appartenenza.

 

Per quanto concerne il secondo quesito, e cioè se l'incarico in questione rientri tra quelli conferiti in ragione d'ufficio, in applicazione del principio dell'onnicomprensività del trattamento economico di cui all'art. 24 del d.lgs. 165/2001, o se possa considerarsi tra quelli autorizzati, si ritiene che il compenso correlato all'incarico di componente effettivo del Collegio dei revisori dei conti costituisca parte integrante del trattamento retributivo del dott. XXX, in quanto incarico di funzione e non incarico aggiuntivo o autorizzato. A parere dello scrivente Ufficio, quindi, la spesa relativa al trattamento economico del dirigente in questione va imputata al capitolo di bilancio per il pagamento degli stipendi.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 18 aprile 2002

 

 

 

 

R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 118/2002

 

 

 

Ministero delle Finanze

 

 

Oggetto: trattamento economico e normativo della dirigenza - Fondo di previdenza per il personale del Ministero delle finanze - Direttiva PCM 1.3.2000 – Onnicomprensività del trattamento economico dei dirigenti- Compensi corrisposti dal Fondo di previdenza per il Ministero delle finanze.

 

Sintesi: l'incarico di componente del Consiglio di amministrazione del fondo di previdenza per il personale del ministero delle finanze è sottoposto al principio di onnicomprensività, poiché è conferito in rappresentanza dell'Amministrazione finanziaria.

 

In relazione al quesito posto da codesto Ente circa l'applicabilità o meno del principio dell'onnicomprensività, di cui all'art. 24 del d.lgs. 165/2001, ai compensi percepiti dai dirigenti del Ministero dell'economia e delle finanze (già Ministero delle finanze) che vengono nominati nel Consiglio di amministrazione, ai sensi dell'art. 13 del DPR 1034/1984, si osserva quanto segue.

 

Gli incarichi soggetti al regime dell' onnicomprensività sono stati definiti dalla direttiva di questo dipartimento del 1° marzo 2000, la quale, dopo aver ribadito che nelle prestazioni ricadenti nel regime dell'onnicomprensività è compreso qualsiasi incarico, anche a carattere non continuativo, conferito ai dirigenti in ragione del loro ufficio o comunque conferito dall'amministrazione presso cui prestano servizio o su designazione della stessa, precisa che "s'intendono conferiti in ragione dell'ufficio anche gli incarichi conferiti da terzi consequenziali a quello conferito presso di essi dall'amministrazione o su designazione di essa (come ad es. quelli degli amministratori di società controllate da società a partecipazione statale) e comunque gli incarichi il cui svolgimento è collegato alla rappresentanza di interessi dell'amministrazione. Sono invece esclusi gli incarichi semplicemente autorizzati, non rientranti nelle ipotesi di cui sopra".

 

Il legislatore del d.lgs. n. 165/2001, nell'individuazione delle tipologie degli incarichi, ha seguito un criterio di natura oggettiva, che è stato successivamente puntualizzato nella direttiva sopra citata. Nella fattispecie in esame l' incarico deve necessariamente essere conferito a dirigenti dell'amministrazione che ha il compito di designare i componenti, fattispecie questa che rientra a pieno titolo nelle ipotesi descritte dalla normativa citata. La scelta dei componenti del Consiglio di amministrazione, da nominare con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, infatti, non può che essere effettuata, per espressa e specifica previsione normativa, tra i dirigenti dello stesso ministero. L'incarico è conferito in rappresentanza dell'Amministrazione finanziaria al fine di assicurare il rispetto della economicità della gestione, la regolarità della contabilità e dell'amministrazione.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 8 maggio 2002

 

 

 

 

R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 122/2002

 

 

 

Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri

 

 

Oggetto: applicazione art. 13 CCNL Dirigenza Area I – Trattamento economico.

 

Sintesi: la cessazione dell'incarico dirigenziale per qualsiasi oggettiva ragione fa venir meno il diritto al trattamento economico accessorio–parte variabile, strettamente legato alla permanenza dello svolgimento di un incarico.

 

Questo ufficio ha provveduto a richiedere all'Avvocatura generale dello Stato un parere in merito ai seguenti punti:

- sull'interpretazione da dare alle disposizioni di cui agli artt. 13 e 24 del CCNL, in combinato disposto con quanto previsto dall'art. 21 del dlgs n. 165/2001;

- se ai dirigenti collocati a disposizione dalle amministrazioni in violazione delle disposizioni citate, questo ufficio, chiamato a gestire i dirigenti collocati a disposizione, debba provvedere alla decurtazione dello stipendio nella misura prevista dal richiamato art. 24 del CCNL;

- se la messa a disposizione possa ragionevolmente conseguire da un interpello presso l'amministrazione medesima e, in caso negativo, presso le altre amministrazioni del ruolo unico, inteso all'eventuale conferimento di un incarico equivalente. In tal caso si chiede se fino all'espletamento dell'interpello sia legittimo mantenere al dirigente il trattamento intero, pur in assenza dello svolgimento di una qualsiasi funzione;

- se, in caso di risposta negativa da parte della amministrazione interessata, ed eventualmente delle altre amministrazioni del ruolo unico, possa considerarsi legittima la messa a disposizione e la decurtazione dello stipendio. Nel caso di specie, in sostanza, si chiede di conoscere un parere sull'ambito di applicabilità delle tutele previste al citato art. 13 del CCNL.

 

In risposta alla illustrata richiesta di parere, l'Avvocatura Generale dello Stato ha ritenuto che "…con la cessazione per qualsiasi oggettiva ragione, diversa da quella della responsabilità dirigenziale, dell'incarico dirigenziale non possa non cessare anche il trattamento economico già percepito in costanza dell'incarico cessato e debbasi procedere alla messa a disposizione del dirigente. Non appare infatti ipotizzabile da un lato l’esistenza di dirigenti che, pur privi di incarico, non siano a disposizione della Presidenza del Consiglio e dall'altro che a dirigenti privi di incarico si continui ad erogare una retribuzione pari a quella di coloro che svolgono un incarico almeno equivalente a quello già svolto in passato.

 

La prima affermazione deriva dal fatto che non sembra sussistere, oltre alla categoria dei dirigenti con incarico ed a quella di dirigenti senza incarico e perciò a disposizione, un tertium genus di dirigenti, che, già assegnatari di incarico, più non lo siano e siano perciò in una posizione non esattamente individuale. La seconda affermazione deriva dal fatto che, fermo restando il trattamento economico fondamentale, non può essere riconosciuto, se non con i limiti temporali e quantitativi dettati dall'art. 24 C.C.N.L. dirigenti Area 1, un trattamento di posizione che è strettamente legato alla permanenza dello svolgimento di un incarico. Conferma di tale conclusione è offerta proprio dall'art. 24 C.C.N.L. dirigenti Area 1 là dove prevede che, mentre per i soli casi di valutazione negativa sull'espletamento dell'incarico non è dovuta alcuna retribuzione di posizione, per i casi di disposizione non dovuta a valutazione negativa la retribuzione di posizione va decurtata, fino ad essere del tutto eliminata dopo il rifiuto di due offerte di incarichi.

 

L'ultimo caso potrebbe essere proprio quello delle disposizioni derivanti da cessazione di incarico per ragioni oggettive che comporta una decurtazione prima e dopo il reiterato rifiuto di incarico offerto la perdita della retribuzione di posizione".

 

Tanto si rappresenta per le conseguenti determinazioni.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

Roma, 20 maggio 2002

 

 

 

 

R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 123/2002

 

 

 

Al Ministero dell’economia e delle finanze

 

 

Oggetto: retribuzione di posizione parte variabile e retribuzione di risultato.

 

Sintesi: per stipulare un contratto e conferire un incarico dirigenziale di livello generale è necessario che l'amministrazione abbia normativamente previsto un posto di funzione. In tale caso ai dirigenti di prima fascia compete la retribuzione di posizione parte variabile e la retribuzione di risultato.

 

Con riferimento alla nota di codesto ministero ed in relazione alle indicazioni nella medesima fornite, si fa presente che in entrambi i casi esposti i dirigenti, prima della nomina a componenti della Commissione Tributaria Centrale, non ricoprivano un incarico specificatamente individuato dall'ordinamento. Tale condizione è, invero, anche alla luce dei più recenti orientamenti giurisprudenziali, presupposto per la stipulazione di un contratto e per l'emanazione di un D.P.C.M. In relazione a quanto sopra, lo scrivente Ufficio concorda con l'orientamento espresso da codesto Ufficio in merito alla liquidazione delle retribuzioni previste nell'articolo 37, secondo comma, numeri 1), 2), 3) e 4) a decorrere dal 31 dicembre 1988.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

Roma, 21 maggio 2002


R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 133/2002

 

 

 

Ministero della difesa

 

 

Oggetto: trattamento economico e normativo della dirigenza - Onnicomprensività del trattamento economico dei dirigenti dell'area 1^ dirigenza.

 

Sintesi: Sono soggetti al principio di onnicomprensività della retribuzione dei dirigenti del Ministero della difesa: i compensi per le lezioni svolte presso la Scuola di formazione e perfezionamento del personale civile della Difesa; i "gettoni di presenza" ed i compensi dovuti per la partecipazione alle commissioni d'esame della scuola stessa.

 

Si fa riferimento alle note di codesto Ministero con le quali si chiede un parere di questo Dipartimento in merito agli incarichi di docenza e di componente di commissioni esaminatrici per esami di fine corso presso la Scuola di Formazione e Perfezionamento del Personale Civile della Difesa, disciplinati dal D.M. 20/10/1998, ed in particolare si chiede di conoscere se tali incarichi rientrino nei casi disciplinati dall'art. 24 del d.lgs. 165/2001.

 

Al riguardo, si fa presente che ai fini della individuazione degli incarichi che rientrano nella previsione dell'art. 24 del d.lgs. 165/2001, occorre risalire all' ulteriore specificazione contenuta nella direttiva del Dipartimento per la funzione pubblica del 1° marzo 2000, la quale ribadisce che nelle prestazioni ricadenti nel regime dell'onnicomprensività sono compresi gli incarichi, anche a carattere non continuativo, conferiti ai dirigenti in ragione del loro ufficio o comunque conferiti dall'amministrazione presso cui prestano servizio o su designazione della stessa, precisando che "s'intendono conferiti in ragione dell'ufficio anche gli incarichi conferiti da terzi consequenziali a quello conferito presso di essi dall'amministrazione o su designazione di essa (come ad es. quelli degli amministratori di società controllate da società a partecipazione statale) e comunque gli incarichi il cui svolgimento è collegato alla rappresentanza di interessi dell'amministrazione. Sono invece esclusi gli incarichi semplicemente autorizzati, non rientranti nelle ipotesi di cui sopra".

 

La fattispecie rappresentata da codesta Amministrazione risulta essere ricompresa nei casi di cui all'art. 24 del d.lgs. 165/2001. Il D.M. 20 ottobre 1998, che disciplina specificatamente gli incarichi in oggetto, indica nelle premesse che i corsi e le lezioni sono svolte da personale civile e militare della Difesa ( equivalgono alla specie "incarichi conferiti dall' amministrazione presso cui prestano servizio"). Nelle stesse premesse si legge che il personale "esplica l'attività didattica come prestazione aggiuntiva alle ordinarie attribuzioni di servizio".

 

Non confligge con l'interpretazione sopra indicata la motivazione in base alla quale i compensi vengono erogati e giustificati, anche in considerazione del numero delle ore/anno di docenza, e cioè "la necessità di retribuire tali soggetti per le spese non documentate né documentabili da loro sostenute per l'aggiornamento professionale e per la preparazione di pubblicazioni, sinossi e comunque sussidi didattici strumentali per lo svolgimento dell'insegnamento", spese tutte che correttamente dovrebbero essere sostenute dall'Amministrazione interessata, salvo l'eventuale documentato rimborso ai dirigenti che le abbiano sostenute in sua vece. Parimenti rientrano nel principio dell' onnicomprensività i gettoni di presenza per i docenti facenti parte delle commissioni d'esame a fine corso, di cui all'art. 4 del D.M. in questione.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 6 giugno 2002


R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 137/2002

 

 

 

Ministero dell'economia e delle finanze

 

 

Oggetto: trattamento economico e normativo della dirigenza - Indennità di bilinguismo per i dirigenti statali

 

Sintesi: non spetta ai dirigenti in servizio nelle province di Bolzano ed Aosta l'indennità di bilinguismo, perché è soggetta al principio di onnicomprensività della retribuzione

 

In riscontro alla nota concernente l'argomento indicato in oggetto, lo scrivente ufficio ritiene che l'indennità di bilinguismo rientri nella disciplina della onnicomprensività retributiva del trattamento economico dei dirigenti, orientamento peraltro già espresso in precedenza da questo Dipartimento.

 

Al riguardo, stante la natura accessoria della retribuzione in questione, il disagio derivante dal bilinguismo potrà essere ricompensato dalle Amministrazioni in termini economici nell'ambito della retribuzione di posizione variabile e, comunque, in via definitiva, o in sede di stipulazione delle code contrattuali previste dall'art. 36 del C.C.N.L. per l'Area 1 della dirigenza o di rinnovo del medesimo contratto per il prossimo quadriennio.

 

Pertanto, questo ufficio ritiene di non poter concordare con l'orientamento di codesto Dipartimento relativamente alla corresponsione della indennità in questione in aggiunta all'ordinario trattamento economico.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 17 giugno 2002

 

 

 

 

R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 171/2003

 

 

 

Ministero della difesa

 

 

Oggetto: onnicomprensività del trattamento economico dei dirigenti - Art.16 legge n. 448/2001.

 

Sintesi: la legge n. 448/2001 (legge finanziaria per il 2002) sospende l'applicazione del principio dell'onnicomprensività dal 1° gennaio 2002 fino al 30 giugno 2002; riguarda i soli dirigenti titolari di uffici di livello non generale, rimanendo invariata la disciplina concernente i compensi per incarichi aggiuntivi percepiti dai dirigenti di prima fascia.

 

Si fa riferimento alla nota di codesto Ministero con la quale codesta amministrazione, nel trasmettere i dati relativi al trattamento economico dei dirigenti di prima e di seconda fascia, ai sensi di quanto richiesto dalla circolare dell'Ufficio del Ruolo Unico prot. n.2684/01/RUD/P/LM del 15 maggio 2001, chiede chiarimenti.

 

Il sistema dell'onnicomprensività, il cui principio è affermato nell'art. 24 del d.lgs. n.165/2001, è stato reso operativo, ai sensi della direttiva del Ministro per la funzione pubblica del 1° marzo 2000, (G.U. n. 123 del 29 maggio 2000), e della circolare del Ministero dell'Economia e delle finanze - Dipartimento ragioneria generale dello Stato del 15 marzo 2001 prot. 53735, per i dirigenti titolari di incarichi di direzione di uffici di livello dirigenziale generale, in quanto già titolari di regolare contratto, a decorrere dal 1° luglio 2000, mentre per i dirigenti di prima fascia con incarichi di studio, consulenza, studio e ricerca, di cui all'art. 19, comma 10 del d.lgs. n. 165/2001, e per i dirigenti di seconda fascia, l'operatività fu rinviata alla data di entrata in vigore del C.C.N.L. - Area I della dirigenza.

 

La legge n. 448/2001 (legge finanziaria per il 2002), con la quale l'applicazione del principio dell'onnicomprensività è stata temporaneamente sospesa fino al 30 giugno 2002, ha riguardato i soli dirigenti titolari di uffici di livello non generale, rimanendo invariata la disciplina concernente i compensi per incarichi aggiuntivi percepiti dai dirigenti di prima fascia.

 

Si precisa, tuttavia, che lo specifico riferimento alla contrattazione integrativa, contenuta nell'art. 52, comma 69, della legge citata, rimanda la definizione della disciplina del trattamento economico, presso ogni singola amministrazione, al livello di contrattazione di secondo livello, che costituisce uno strumento che maggiormente assicura autonomia e responsabilità nelle politiche premiali, nel rispetto della normazione contenuta nella contrattazione nazionale.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 4 marzo 2003

 

 

 

 

R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 172/2003

 

 

 

Presidenza del Consiglio dei Ministri

Dipartimento per le risorse umane e l'organizzazione

Servizio del trattamento giuridico

 

 

Oggetto: onnicomprensività del trattamento economico - Richiesta di inquadramento nel ruolo di dirigenti di prima fascia.

 

Sintesi: non può essere considerato equivalente al posto di funzione dirigenziale di prima fascia, ai sensi dell'art. 19, comma 4 del d.lgs. 165/2001, lo svolgimento da parte dei docenti della S.S.P.A. (in posizione di comando, aspettativa o fuori ruolo) di un'attività che è considerata equiparabile a quella svolta dai professori universitari di prima fascia. Le due figure professionali, dirigenti di prima fascia e professori universitari di prima fascia, infatti, sono soggette a discipline del tutto distinte.

 

Si fa riferimento alla nota con la quale si pone all'attenzione di questo Ufficio la questione relativa alla posizione di alcuni dirigenti di seconda fascia, attualmente docenti stabili della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione.

Si osserva, prioritariamente, che le disposizioni che prevedono la possibilità per i dirigenti di seconda fascia di transitare nella prima fascia riguardano quelle particolari fattispecie nelle quali a dirigenti iscritti nella seconda fascia vengano conferiti incarichi di livello dirigenziale generale, ai sensi dell'art. 19, comma 4 del d.lgs. 165/2001 e, inoltre, richiedono che la durata complessiva degli stessi, anche se svolti per periodi non continuativi, raggiungano complessivamente la durata di cinque anni ( art. 5, comma 5 del D.P.R. n. 150/1999).

 

La procedura descritta dalle disposizioni testè citate attiene ad incarichi di direzione di uffici di livello generale, conferiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro competente; né vi è nella legge di riordino della dirigenza n. 145/2002 alcuna modifica relativa alle disposizioni concernenti il transito dalla seconda alla prima fascia, né per quanto riguarda le modalità di conferimento degli incarichi di prima fascia, né per quanto riguarda la durata complessiva degli stessi.

 

L'art. 3, comma 4, della legge di riordino della dirigenza statale n. 145/2002, infatti, non ha apportato modifiche sostanziali alla previsione dell'art. 23 del decreto legislativo n. 165/2001; seppure il legislatore abbia aggiunto, invero, la dicitura di incarichi equivalenti, rendendo esplicito il riferimento agli incarichi che sono previsti specificatamente dai singoli ordinamenti, di cui all'art. 19, comma 11, e che sono considerati, ai fini della maturazione del quinquennio, al pari degli incarichi di direzione di uffici di livello dirigenziale generale.

 

A parere dello scrivente Ufficio, non può essere considerato equivalente al posto di funzione dirigenziale di prima fascia, ai sensi della citata disciplina della dirigenza dello Stato, lo svolgimento da parte dei docenti della S.S.P.A. (in posizione di comando, aspettativa o fuori ruolo) di un'attività che è considerata equiparabile a quella svolta dai professori universitari di prima fascia, soprattutto per il profilo del trattamento economico. Le due figure professionali, dirigenti di prima fascia e professori universitari di prima fascia, infatti, sono soggette a discipline del tutto distinte.

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

 

 

R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 173/2003

 

 

 

Ministero delle comunicazioni

Consiglio superiore tecnico delle poste e delle telecomunicazioni

 

 

Oggetto: corresponsione emolumenti per incarichi aggiuntivi a dirigenti di prima e seconda fascia.

 

Sintesi: la partecipazione dei dirigenti dei vari ministeri al Consiglio superiore tecnico delle poste e delle telecomunicazioni è in funzione di un mandato di rappresentanza degli interessi della propria amministrazione; pertanto, si applica il principio dell'onnicomprensività.

 

In risposta alla nota pervenuta all'Ufficio scrivente dall'Ufficio personale pubbliche amministrazioni, con la quale si chiede di conoscere la corretta applicazione dell'art. 24, comma 3, del d.lgs. 165/2001, si fa presente quanto segue.

 

La disposizione in oggetto stabilisce un principio di carattere generale, che si applica al personale dirigenziale, secondo il quale il trattamento economico determinato dai contratti collettivi e dal contratto individuale di lavoro remunera tutte le funzioni ed i compiti attribuiti ai dirigenti, nonché qualsiasi incarico conferito in ragione del proprio ufficio o comunque conferito dall'amministrazione di servizio o su designazione della stessa.

 

La normativa citata delinea l'ambito di applicazione oggettiva: incarichi conferiti in virtù di un nesso funzionale e di servizio che il dirigente designato o nominato ha con l'amministrazione che rappresenta in seno a organismi, comitati, organi collegiali.

 

Nel caso dei componenti del Consiglio superiore tecnico delle poste e delle telecomunicazioni, secondo la disposizione contenuta nel DPR 27 ottobre 1994, n. 632, che disciplina la composizione del Consiglio stesso (art. 2), è di tutta evidenza che la partecipazione dei dirigenti dei vari ministeri sia in funzione di un mandato di rappresentanza degli interessi della propria amministrazione e pertanto nei casi in questione si applica il principio dell'onnicomprensività. Non rileva, ai fini della determinazione dell'applicabilità del principio, la collocazione in posizione di fuori ruolo del dirigente presso un'altra amministrazione.

 

Per quanto riguarda il personale dirigenziale non contrattualizzato, occorre prendere in esame gli ordinamenti di ciascun settore di appartenenza.

 

Si può, comunque, ritenere che per i prefetti e ai diplomatici il principio di onnicomprensività trovi applicazione in ragione dell'equiparazione del trattamento economico, rispettivamente ai sensi del D.P.R. 316/2001 e del D.P.R. 114/2001. Per quanto riguarda, invece, i componenti del Consiglio appartenenti alle Forze armate, alle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare, che rivestono la qualifica di dirigente od equiparati, la disciplina dell'onnicomprensività non trova applicazione, ai sensi della specifica normativa di settore.

 

Da ultimo, per dare risposta alla parte che va sotto il punto 5 del quesito, occorre rifarsi all'ordinamento dell'Autorità indipendente e alla sua autonoma disciplina in materia.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 1 aprile 2003

 

 

 

 

 

 

R.U.D.

Ufficio del ruolo unico della dirigenza

 

Parere n. 175/2003

 

 

 

A.G.E.A.

 

 

Oggetto: dirigente ammesso al dottorato di ricerca - Trattamento economico.

 

Sintesi: durante il periodo di ammissione ad un corso di dottorato di ricerca al dirigente di seconda fascia non spetta la retribuzione di posizione- parte variabile.

 

In risposta alla nota, stesso oggetto, con la quale si rappresentano alcune questioni correlate al trattamento economico da corrispondere ad un dirigente di seconda fascia ammesso ad un corso di dottorato di ricerca, si fa presente che l'interessato collocato in aspettativa conserva il trattamento economico fondamentale, comprensivo dell'indennità di posizione parte fissa, mentre durante il periodo speso nella formazione la retribuzione di posizione- parte variabile, essendo correlata alle funzioni dirigenziali concretamente espletate, non può essere corrisposta.

 

 

Il direttore dell'ufficio del ruolo unico

 

 

Roma, 5 giugno 2003


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

AREA NON DIRIGENZIALE



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ASSUNZIONI



U.P.P.A.

Servizio Programmazione assunzioni e reclutamento

 

n. 157/02

 

 

 

Al Ministero della Giustizia

Dipartimento dell'organizzazione penitenziaria

Direzione Generale del Personale e della formazione

 

ROMA

 

 

Oggetto: autorizzazione ad assumere a tempo determinato, ai sensi dell'art. 36 del d.lgs. n. 165/2001

 

Sintesi: l'art. 19 della Legge n. 448/2001 (Finanziaria 2002), che ha stabilito nei confronti delle amministrazioni dello Stato il divieto di avviare, per l'anno 2002, assunzioni di personale a tempo indeterminato, non preclude alle medesime amministrazioni la possibilità di procedere alla instaurazione di rapporti di lavoro a termine, nel rispetto delle norme legislative e contrattuali vigenti.

 

Con riferimento alla nota con la quale codesta amministrazione ha chiesto l'autorizzazione ad assumere alcune unità a tempo determinato al fine di sopperire, anche se temporaneamente, alla preoccupante carenza di personale in cui versa attualmente l'amministrazione penitenziaria, si rappresenta quanto segue.

 

Per l'anno 2002, l'art. 19 della legge n. 448/2001 (Finanziaria 2002) ha stabilito nei confronti di tutte le amministrazioni pubbliche il divieto di avviare assunzioni di personale a tempo indeterminato. Detta norma, tuttavia, non preclude alle medesime amministrazioni la possibilità di procedere alla instaurazione di rapporti di lavoro a termine, nel rispetto delle norme legislative e contrattuali vigenti, per fronteggiare situazioni contingenti ed imprevedibili.

 

In merito alla richiesta di assunzione a tempo determinato di alcune unità di personale concernenti tecnici laureati (area C, posizione C1) e tecnici diplomati (area B, posizione B3), si informa codesta amministrazione che nel caso di specie non si applica l'art. 39 della Legge n. 449/97 (concernente la programmazione delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni) in quanto detta normativa riguarda la sola disciplina delle autorizzazioni per le assunzioni a tempo indeterminato; è tuttavia possibile per le amministrazioni pubbliche la stipula di contratti individuali a tempo determinato nei casi espressamente previsti dal d.lgs n. 368/2001 e con le modalità di cui agli artt. 35 e 36 del d.lgs. n. 16/2001.

 

Come è noto, il d.lgs. n. 368/2001, recante attuazione della direttiva 1999/70/CE relativa all'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, contiene una nuova disciplina del lavoro a tempo determinato, la quale prevede, tra l'altro, la possibilità di apporre un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato, a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, e ciò superando il previgente principio per cui il contratto di lavoro si reputa a tempo indeterminato, salvo alcune eccezioni, costituite dai casi tassativi stabiliti da specifiche disposizioni legislative e/o contrattuali.

 

Il citato decreto, inoltre, ha abrogato, dalla sua entrata in vigore, la normativa già vigente in materia (L. n. 230/62, l'art. 8 bis L. n. 79/83, l'art. 23 L. n. 56/87, nonché tutte le disposizioni di legge incompatibili e non espressamente richiamate), prevedendo, tuttavia, che le vigenti clausole dei CCNL mantengano la loro efficacia, in via transitoria e salve diverse intese, fino alla scadenza dei contratti collettivi nazionali di lavoro. In merito, per scadenza si intende la data del 31/12/2001, formalmente stabilita per tutti i contratti collettivi di comparto, e non le successive date di effettiva stipulazione dei singoli CCNL relativi alla tornata contrattuale 2002-2005.

Il d.lgs. n. 368/2001, infine, rinvia alla contrattazione collettiva per la disciplina di alcuni aspetti, quali i limiti quantitativi di utilizzo del contratto a termine, la formazione professionale del personale assunto a tempo determinato, nonché le modalità delle informazioni da rendere ai lavoratori e alle loro rappresentanze.

 

Ciò posto, stante la dichiarata esigenza di personale necessario ad assicurare il pieno svolgimento delle attività istituzionali, si ritiene che codesta Amministrazione possa avviare le procedure di reclutamento per le assunzioni di personale a tempo determinato nel rispetto ed entro i limiti fissati dal citato d.lgs. n. 368/2001 e dalla circolare n. 42/2002 in data 1/9/2002 del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, e con le modalità di cui agli artt. 35 e 36 del d.lgs. n. 16/2001.

 

 

Il direttore dell'Ufficio per il personale

 

 

Roma, 24 ottobre 2002

 

 

 

 

U.P.P.A.

Servizio Programmazione assunzioni e reclutamento

 

n. 161/02

 

 

 

Al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti

Direzione generale per le politiche del personale e gli affari generali

00161 ROMA

 

Al Ministero dell'economia e delle finanze

Dipartimento della Ragioneria dello Stato

IGOP

Via XX settembre

00100 Roma

 

 

Oggetto: riammissione in servizio di un ex dipendente presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

 

Sintesi: il divieto di procedere alle assunzioni per l'anno 2002 disposto dall'art. 19, comma 1, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 si applica a tutte le assunzioni di personale a tempo indeterminato, ivi comprese le ricostituzioni dei rapporti di lavoro, come nel caso delle riammissioni in servizio dei dipendenti, pur deliberate nel 2001, per le quali non si sia proceduto alla sottoscrizione del contratto individuale di lavoro entro il 31 dicembre 2001.

 

Con riferimento alla nota con cui codesta Amministrazione ha posto un quesito circa la riammissibilità in servizio di un ex dipendente, per sopperire alle urgenti esigenze di personale concernenti un ufficio periferico, si rappresenta quanto segue.

 

Il divieto di procedere, per il 2002, alle assunzioni di personale a tempo indeterminato, disposto dall'art. 19, comma 1, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 si applica anche alle ricostituzioni dei rapporti di lavoro, quale è la riammissione in servizio di dipendenti di pubbliche amministrazioni, per le quali non si sia proceduto alla sottoscrizione del contratto di lavoro entro il 31 dicembre 2001.

 

Nell'ipotesi, infatti, della riammissione in servizio, la recente giurisprudenza amministrativa (Consiglio di Stato , 1.9/1997, n. 938; Consiglio di Stato, 9.2.1996, n. 147; Consiglio di Stato, 18.10.2001, n. 5486;22.6.2001, n. 3515), ha chiarito come il rapporto che si costituisce pur non essendo del tutto estraneo a quello precedente, concretizza un nuovo rapporto di lavoro che, in quanto tale, resta soggetto alla citata normativa vigente in materia di blocco delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni per l'anno 2002.

 

Ciò posto, tenuto conto che il divieto di cui all'art. 19 L. 448/2001 si applica anche alle ricostituzioni del rapporto di lavoro, quali sono le riammissioni in servizio ai sensi dell'art. 55 del CCNL del 16/5/2001, pur deliberate o disposte nel 2001, per le quali non si sia proceduto alla sottoscrizione del formale contratto individuale di lavoro entro il 31/12/2001, si rappresenta che codesta Amministrazione non può procedervi per un proprio ex dipendente.

 

Tuttavia, stante la dichiarata esigenza straordinaria di personale e nell'ambito della determinazione dei fabbisogni complessivi del stesso, codesto Ufficio potrà avviare la suddetta procedura di riassunzione in servizio del citato ex-dipendente, con un contratto a tempo determinato nel rispetto ed entro i limiti fissati dagli artt. 7 e 8 del d.lgs. n. 368/2001 e dalla circolare n. 42/2002 in data 1/9/2002 del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

 

Su quanto sopra esposto, si rimane in attesa del parere del Dipartimento della Ragioneria dello Stato - RGS- IGOP.

 

 

Il direttore dell'ufficio

 

 

Roma, 23 dicembre 2002

 

 

 

 

U.P.P.A.

Servizio Programmazione assunzioni e reclutamento

 

n. 165/02

 

 

 

Al Ministero della Salute

Direzione del personale

ROMA

 

e p.c. Ministero dell'Economia e delle Finanze

RGS - IGOP

ROMA 

 

 

Oggetto: assunzione di tre dirigenti chimici di secondo livello del ruolo sanitario presso il Ministero della Salute relativa ad un concorso riservato al personale in servizio, appartenenti allo stesso ruolo.

 

Sintesi: il blocco delle assunzioni di personale a tempo indeterminato previsto dall'art. 19 della Legge n. 448/2001 non si applica alla procedura concorsuale riservata al personale interno bandita dal Ministero della salute – in applicazione del decreto legge 11/1/2001, n. 1, convertito nella legge 9/3/2001, n. 49 - per l'assunzione di tre unità di personale dirigenziale del ruolo sanitario, in quanto detta procedura non rientra nel concetto di assunzione di cui al citato art. 19 L. n. 448/2001.

 

Con riferimento alla nota indicata in oggetto mediante la quale codesta amministrazione ha chiesto l'orientamento di questo Ufficio in merito alla possibilità di assumere, nel corrente anno, tre unità di personale già interno all'amministrazione, vincitore a seguito di un concorso, riservato, per esami, a tre posti di dirigente chimico di secondo livello del ruolo sanitario, si rappresenta quanto segue.

 

L'art. 19 della L. 448/2001 (Finanziaria 2002) prevede, tra l'altro per tutto l'anno 2002, il divieto di assunzione di personale a tempo indeterminato per le amministrazioni dello Stato.

 

Al riguardo, tenuto conto che la partecipazione alla procedura concorsuale bandita dal Ministero della Salute – in applicazione dell'art. 3, comma 7, del decreto legge 11/1/2001, n. 1, convertito nella legge 9/3/2001, n. 49 - per l'accesso alla qualifica di dirigente chimico di secondo livello del ruolo sanitario, è riservata, come risulta dall'art. 2, comma 1, del bando di concorso emanato ai sensi della citata normativa, ai dipendenti dell'amministrazione con qualifica di dirigente chimico di primo livello ed in possesso di un'anzianità di servizio di almeno cinque anni, si ritiene che nel blocco delle assunzioni di personale di cui al citato art. 19 della L. n. 448/2001, non debbano essere ricomprese quelle relative al personale già in servizio con diversa qualifica o livello presso la medesima amministrazione.

 

Dette assunzioni, infatti, comportando una progressione economica e professionale del personale attuata mediante passaggi tra le diverse posizioni professionali nell'ambito dello stesso ruolo e non una immissione ex novo dall'esterno, non rientrano nel concetto di assunzione, cui si riferisce il citato art. 19 L. n. 448/2001.

 

Si segnala in merito quanto stabilito dalla Suprema Corte di cassazione – Sezioni Unite Civili – con sentenza n. 7859 dell'11 giugno 2001, che, in sede di regolamento preventivo di giurisdizione, ha posto una precisa distinzione tra le procedure di assunzione strumentali alla costituzione del rapporto di lavoro e le assunzioni che ineriscono a vicende modificative del rapporto stesso e finalizzate alla progressione in carriera, anche se realizzate attraverso procedure selettive di tipo concorsuale.

 

Ciò posto, considerato il carattere speciale della su indicata normativa, con particolare riguardo all'art. 3, comma 7, del citato decreto legge 11/1/2001, n. 1, convertito nella legge 9/3/2001, n. 49, la quale prevede che per le esigenze di potenziamento dell'attività di prevenzione, profilassi e controllo sanitario al fine di fronteggiare il fenomeno delle encefalopatie spongiformi bovine, il Ministero della salute possa, per una sola volta, avviare procedure di reclutamento per la copertura di vacanze esistenti in organico nella qualifica di dirigente di primo livello, mediante concorsi interamente riservati al personale in servizio, nel condividere la tesi esposta nella nota indicata in oggetto, si ritiene che codesta amministrazione possa procedere all'assunzione del ripetuto personale prescindendo da quanto previsto dall'art. 19 della L. n. 448/2001.

 

Al riguardo, si rimane in attesa del parere del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato- IGOP.

 

 

Il direttore dell'ufficio

 

 

Roma, 20 dicembre 2002


U.P.P.A.

Servizio Programmazione assunzioni e reclutamento

 

n. 167/02

 

 

Al Ministero delle Attività Produttive

Direzione generale per i servizi interni Div. II

ROMA

 

e p.c. al Ministero dell'Economia e delle Finanze

RGS – IGOP

ROMA

 

Oggetto: assunzione di una unità di personale con qualifica di funzionario informatico (area C - posizione economica C2).

 

Sintesi: ai sensi dell'art. 19 della legge n. 448/2001, divieto di assunzione a tempo indeterminato per l'anno 2002, non si applica alle assunzioni di personale relative a figure professionali non fungibili la cui consistenza organica non sia superiore all'unità. Dette assunzioni, come chiarito nella Circolare del Ministero dell'Interno n. 1/2002 del 4/3/2002 concernente problematiche interpretative dell'art. 19 della legge 28/12/2001, n. 448 (legge finanziaria 2002), sono relative ai cosiddetti "posti unici" di organico, i quali, l'amministrazione nel momento in cui programma l'assunzione in deroga, deve dimostrare la non sostituibilità, in relazione alla propria struttura organizzativa. Pertanto, tale deroga va riferita ai singoli profili professionali e non alla categoria di appartenenza che può riferirsi ad una pluralità di profili.

 

Codesta amministrazione ha chiesto l'orientamento di questo Ufficio in merito alla possibilità di avviare, nel corrente anno, la procedura di assunzione di una unità di personale a tempo indeterminato mediante l'utilizzo di una graduatoria concorsuale: in merito si rappresenta quanto segue.

 

L'art. 19 della L. 448/2001 (Finanziaria 2002) per tutto l'anno 2002 prevede, tra l'altro, per gli enti pubblici non economici, quale codesta amministrazione, il divieto assoluto di assunzione di personale a tempo indeterminato.

 

Ai sensi della predetta normativa il divieto non si applica alle assunzioni di personale relative a figure professionali non fungibili la cui consistenza organica non sia superiore all'unità.

 

Dette assunzioni, come chiarito nella circolare del Ministero dell'Interno n. 1/2002 del 4/3/2002 concernente problematiche interpretative dell'art. 19 della legge 28/12/2001, n. 448 (legge finanziaria 2002), sono relative ai cosiddetti "posti unici" di organico dei i quali l'ente, nel momento in cui programma l'assunzione in deroga, deve dimostrare la non sostituibilità in relazione alla propria struttura organizzativa. Pertanto, tale deroga va riferita ai singoli profili professionali e non alla categoria di appartenenza che può riferirsi ad una pluralità di profili.

 

Ciò posto, tenuto conto di quanto previsto dal DPR n. 175/2001 e dalla proposta con nota n. 20020185045 in data 9/12/2002 di DPCM, sottoscritta dal Ministro delle attività produttive e trasmessa a questo Dipartimento, concernente la ripartizione in profili professionali della dotazione organica del personale dell'ex Ministero del Commercio con l'Estero ex DPR. n. 175/2001, risulta che codesta amministrazione non si trova nella suindicata situazione di ipotesi di deroga al blocco delle assunzioni a tempo indeterminato così come previsto dall'art. 19 della L. n. 448/2001; si ritiene, pertanto, che la stessa non possa avviare, nel corrente anno, l'assunzione a tempo indeterminato di un funzionario informatico mediante l'utilizzo della graduatoria concorsuale.

 

 

Il direttore dell’ufficio

 

Roma, 23 dicembre 2002


U.P.P.A.

Servizio Mobilità

 

n. 179/03

 

 

 

Al Comune di Cervia

Piazza G. Garibaldi, 1

48015 – Cervia

 

p.c. alla Provincia di Ravenna

Settore Formazione

Orientamento Lavoro

 

c.a. dott. Andrea Panzavolta

Piazza Caduti per la Libertà, 2/4

48100 – Ravenna

 

Al Ministero dell'Interno

Dipartimento Affari Interni e Territoriali

Direzione Centrale Autonomie

Piazza del Viminale, 1

00184 – Roma

 

 

Oggetto: comunicazione preventiva allo scorrimento di graduatorie di concorso ai fini dell'assunzione di personale, ai sensi dell'art. 34 bis del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, introdotto dall'art. 7 della legge 16 gennaio 2003, n. 3.

 

Sintesi: la previsione dell'art. 34 bis del d.lgs. 165/2001 della necessità della preventiva comunicazione, nei confronti dei soggetti di cui all'art. 34, commi 2 e 3, dell'intenzione di assumere personale costituisce per le amministrazioni e per gli enti un obbligo con riferimento all'avvio di nuove procedure selettive di reclutamento e non allo scorrimento delle graduatorie di concorsi già espletati.

 

Si fa riferimento alla nota con la quale è stato chiesto se l'obbligo di comunicazione previsto dall'art.34 bis, comma 1, del d.lgs.165/2001 ricorra anche nel caso in cui, per la copertura di posti a tempo indeterminato, si utilizzi una graduatoria di concorso vigente.

 

Al riguardo, si ritiene che poiché la normativa in argomento opera un esplicito riferimento all'assunzione di personale mediante avvio di procedure selettive con riferimento all'intenzione di bandire concorsi, la comunicazione di cui al citato art. 34 è esclusa nel caso in cui le amministrazioni reputino necessario o opportuno effettuare uno scorrimento delle graduatorie di concorsi precedentemente banditi per la copertura di posti vacanti a tempo indeterminato.

 

 

Il direttore dell'ufficio

 

Roma, 15 ottobre 2003

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MOBILITA’



U.P.P.A.

Servizio Programmazione assunzioni e reclutamento

 

 

n. 54/02

 

 

 

 

Comune di San Severo

 

 

 

Oggetto: amministrazioni diverse - Passaggio diretto di personale - mobilità (art. 30 d.lgs. n. 165/2001).

 

 

Sintesi: il passaggio diretto di personale da un'amministrazione all'altra previsto dal Testo Unico sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche è consentito solo ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni disciplinate dal predetto Testo Unico.

 

Con la nota trasmessa codesta amministrazione comunale ha chiesto di conoscere se sia applicabile l'istituto della mobilità volontaria (o concordata) al personale dipendente del Centro tecnico per l'assistenza ai soggetti che utilizzano la rete unitaria della pubblica amministrazione (RUPA).

 

In via generale si premette che l'istituto della mobilità volontaria è disciplinato dall'art. 30 del d.lgs. 165/2001, che prevede la possibilità per le amministrazioni pubbliche di coprire posti vacanti in organico con dipendenti della stessa qualifica in servizio presso altre amministrazioni.

 

Il Centro tecnico è stato istituito sotto il controllo e la direzione dell'Autorità per l'informatica nella pubblica amministrazione dall'art. 17, comma 19, della L. 127/97, che ha previsto l' assunzione, per un massimo di cinquanta unità, di personale con contratto di diritto privato, anche a tempo determinato.

 

Successivamente l'articolo 24, comma 6, della L. 340/2000 ha previsto che il Governo si avvale del Centro tecnico di cui al comma 19 dell'articolo 17 della legge 15 maggio 1997, n. 127, che è collocato presso la Presidenza del Consiglio dei ministri in posizione di autonomia amministrativa e funzionale, ai sensi dell'art. 7 del d.lgs. 303/1999.

 

In base al sistema normativo sopra delineato e alla normativa generale in materia di mobilità si ritiene che la mobilità volontaria è applicabile solo al personale con rapporto di lavoro disciplinato dai contratti collettivi stipulati ai sensi del titolo III del d.lgs. 165/2001, mentre il rapporto di lavoro del personale di cui trattasi è disciplinato dal regolamento del Centro tecnico (DPCM 18 maggio 2001, in particolare), dal contratto individuale di lavoro e dal contratto collettivo del settore delle telecomunicazioni.

 

 

 

Il direttore dell'ufficio

 

 

 

Roma, 29 marzo 2002


U.P.P.A.

Servizio Programmazione assunzioni e reclutamento

 

n. 177/03

 

 

 

Ministero dell'Interno

 

 

Oggetto: corpo nazionale dei vigili del fuoco - Mobilità - Personale operativo e navigante - Esclusione.

 

Sintesi: in base alle norme di legge e contrattuali, il passaggio diretto tra diverse amministrazioni per mobilità volontaria dei dipendenti del Corpo nazionale VV.FF. – comparto Aziende - è possibile con riferimento al solo personale amministrativo, con esclusione di quello operativo e navigante.

 

Si fa riferimento alla lettera  con la quale si è chiesto un parere in merito ai procedimenti di mobilità applicabili al personale del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco e, in particolare, alla possibilità di applicare la mobilità volontaria.

 

Al riguardo, come anche segnalato da codesta Amministrazione, il passaggio diretto di dipendenti per il personale compreso nel comparto Aziende è previsto dagli articoli 3, 4 e 5 del CCNL 24.04.2002, che disciplinano rispettivamente la mobilità tra amministrazioni diverse a seguito di domanda dell'interessato, anche in caso di previo comando, e il passaggio diretto ad altre amministrazioni del personale in eccedenza.

 

Tali clausole contengono pure esclusioni espresse di applicabilità per il personale del settore operativo e aereonavigante del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco. Conseguentemente, si ritiene che l'art. 70, comma 11, e l'art. 34-bis del d.lgs. n. 165/2001 vadano letti alla luce di tale disciplina contrattuale, intendendosi pertanto come assoggettati al regime generale i dipendenti del Corpo diversi da quelli del settore operativo ed areonavigante. D'altro canto, le disposizioni derogatorie sembrano fondarsi sulla base delle peculiarità proprie del personale operativo in questione, mentre la loro estensione non pare giustificarsi per il rimanente personale amministrativo, che non presenta profili di differenziazione rispetto agli altri dipendenti pubblici.

 

 

Il direttore dell'ufficio

 

 

Roma, 16 maggio 2003

 

 

 

 

Ufficio P. P. A.

Servizio Programmazione assunzioni e reclutamento

 

Parere n. 178/03

 

 

 

Acquedotto pugliese S.p.a.

 

 

Oggetto: personale - Mobilità - Art. 30 d.lgs. 165/2001 - Inapplicabilità.

 

Sintesi: le disposizioni in materia di mobilità volontaria dei pubblici dipendenti previste dal d.lgs. n. 165/2001 si applicano al solo personale dipendente dalle pubbliche amministrazioni (di cui all'art.1, comma 2, del medesimo decreto). Pertanto, di regola, salvo diversa disposizione, esse non trovano applicazione dopo la trasformazione di un ente in società per azioni.

 

Con lettera del 10 febbraio u.s., si è richiesto un parere in merito alle richieste di trasferimento per mobilità nei ruoli dell'Amministrazione civile dell'Interno che provengono da parte di dipendenti dell'Acquedotto pugliese S.p.a..

 

Al riguardo, si ritiene che, essendo ormai intervenuta la trasformazione in società per azioni dell'Ente autonomo acquedotto pugliese, il rapporto di lavoro del personale sia disciplinato dalle norme di diritto privato e dalla contrattazione collettiva, così come previsto dal d.lgs. n. 141/1999 (art. 5, c. 1), recante "Trasformazione dell'Ente autonomo acquedotto pugliese in società per azioni, a norma dell'articolo 11, comma 1, lettera b), della L. 15 marzo 1997, n. 59.

 

Pertanto, si concorda con quanto rappresentato da codesta Amministrazione, che ha rilevato che il citato d.lgs. n. 141/1999 non ha previsto l'applicazione al predetto personale delle disposizioni sulla mobilità volontaria dei dipendenti pubblici (di cui all'art.30 del d.lgs. n. 165/2001, ex art. 33 del d.lgs. n. 29/1993).

 

 

Il direttore dell'ufficio

 

 

Roma, 11 aprile 2003


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PERMESSI



Ufficio P. P. A.

Servizio Programmazione assunzioni e reclutamento

 

 

Parere n. 168/2003

 

 

 

 

Al Ministero degli affari esteri

Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale

Ufficio IV

P.le della Farnesina, 1

00194 ROMA

 

 

 

Oggetto: personale collocato fuori ruolo – Diritto allo studio ex art. 3 del D.P.R. 395/ 88.

 

 

Sintesi: i permessi straordinari retribuiti per motivi di studio, previsti dall'art. 3 del DPR 395/88, non possono essere negati al personale fuori ruolo, di cui all'art. 626 del d.lgs. n. 297/94, che ne ha i presupposti previsti e ne faccia richiesta. Il diritto allo studio, se l'esercizio dello stesso non contrasta con l'interesse dell'Amministrazione, è un diritto che va garantito a tutti i dipendenti che abbiano un rapporto d'impiego, indipendentemente dalla loro posizione in ruolo, fuori ruolo o di comando.

 

Si fa riferimento alla nota  con la quale codesto ministero ha posto un quesito circa le modalità di concessione dei permessi retribuiti per motivi di studio, previsti dall'art. 3 del D. P. R. 395/ 88, al personale fuori ruolo di cui all'art. 626 del d.lgs. 297/ 94.

 

In via preliminare va ribadito quanto già puntualizzato dal MAE nella circolare n. 341 del 29 novembre 1986, che "tutto il personale in posizione di comando o fuori ruolo, pur mantenendo il rapporto d'impiego con l'amministrazione di provenienza, risponde gerarchicamente, per tutta la durata del comando o del fuori ruolo, alle amministrazioni presso le quali presta servizio".

 

Conseguentemente, i provvedimenti amministrativi che riguarderanno detto personale dovranno essere adottati da tali amministrazioni, le quali ne daranno, a loro volta, comunicazione alle amministrazioni di appartenenza dei dipendenti interessati.

 

Posto ciò, in ordine al quesito formulato, lo scrivente ufficio, è dell'avviso che i permessi straordinari retribuiti previsti dall'art. 3 del DPR 395/88, non possono essere negati a chi, avendone i presupposti previsti dallo stesso articolo, ne faccia richiesta.

 

Si fa osservare a tal proposito che il diritto allo studio, se l'esercizio dello stesso non contrasta con l'interesse dell'Amministrazione, è un diritto che va garantito a tutti i dipendenti che abbiano un rapporto d'impiego, indipendentemente dalla loro posizione in ruolo, fuori ruolo o di comando.

 

Per quanto riguarda poi, la concessione dei benefici in questione, va considerato che il rispetto del limite del 3% di cui al comma 3, lettera a) dell'art. 3 in argomento, deve riferirsi al totale delle unità in servizio all'inizio di ogni anno, con arrotondamento all'unità superiore.

 

Il calcolo del 3% degli aventi diritto deve, pertanto, riferirsi sul numero effettivo delle unità presenti in servizio al momento della concessione del beneficio.


Qualora le richieste, ai fini della selezione, siano in numero superiore al contingente delle unità in servizio, sarà cura dell’Amministrazione definire, nel rispetto delle priorità stabilite dall'art. 3, comma 3, del DPR 395/ 88, nonché dall'art. 13 del CCNL integrativo 2000/ 2001, i criteri per la concessione dei permessi in argomento.

 

 

Roma, 19 maggio 2003

 

 

 

 

Allegato 1

 

D.P.R. 23-8-1988 n. 395 art. 3. Diritto allo studio.

 

1. Al fine di garantire il diritto allo studio sono concessi permessi straordinari retribuiti, nella misura massima di centocinquanta ore annue individuali.

2. I permessi di cui al comma 1 sono concessi per la frequenza di corsi finalizzati al conseguimento di titoli di studio in corsi universitari, postuniversitari, di scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali, pareggiate o legalmente riconosciute, o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali o attestati professionali riconosciuti dall'ordinamento pubblico.

3. Nella concessione dei permessi di cui ai commi 1 e 2 vanno osservate, garantendo in ogni caso le pari opportunità, le seguenti modalità:

a) i dipendenti che contemporaneamente potranno usufruire, nell'anno solare, della riduzione dell'orario di lavoro, nei limiti di cui al comma 1, non dovranno superare il tre per cento del totale delle unità in servizio all'inizio di ogni anno, con arrotondamento all'unità superiore;

b) a parità di condizioni sono ammessi a frequentare le attività didattiche i dipendenti che non abbiano mai usufruito dei permessi relativi al diritto allo studio per lo stesso corso;

c) il permesso per il conseguimento dei titoli di studio o di attestati professionali di cui al comma 2 può essere concesso anche in aggiunta a quello necessario per le attività formative programmate dall'amministrazione.

4. Il personale interessato ai corsi di cui ai commi 1, 2 e 3 ha diritto, salvo eccezionali ed inderogabili esigenze di servizio, a turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione agli esami e non è obbligato a prestazioni di lavoro straordinario o durante i giorni festivi e di riposo settimanale.

5. Il conseguimento di un significativo accrescimento della professionalità del singolo dipendente, documentato dal titolo di studio o da attestati professionali conseguiti, costituirà titolo di servizio da valutare secondo le norme degli ordinamenti delle amministrazioni di appartenenza.

6. Il personale interessato alle attività didattiche di cui al comma 2 è tenuto a presentare alla propria amministrazione idonea certificazione in ordine alla iscrizione ed alla frequenza alle scuole ed ai corsi, nonché agli esami finali sostenuti. In mancanza delle predette certificazioni, i permessi già utilizzati vengono considerati come aspettativa per motivi personali.

7. In sede di contrattazione di comparto e decentrata potranno essere definite, ove necessario, ulteriori modalità applicative e/o particolari per la partecipazione e la frequenza ai corsi di cui al presente articolo ed ulteriori discipline per rispondere alle esigenze specifiche dei singoli comparti*.

 

 

 

 

 

 

 

 

* Per la disapplicazione delle norme contenute nel presente articolo, limitatamente al personale del comparto Ministeri, vedi l'art. 34 del CCNL di cui all’accordo del 16 maggio 2001 per il personale della Sanità, vedi l'art. 22 del CCNL integrativo di cui all'accordo 20 settembre 2001 per il comparto Aziende e Amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo vedi l'art. 37 del CCNL di cui all’accordo del 24 aprile 2002.


Allegato 2

 

Acc. 16-5-2001 - Contratto collettivo nazionale di lavoro integrativo del CCNL del personale del comparto Ministeri sottoscritto in data 16 febbraio 1999. Pubblicato nella Gazz. Uff. 21 giugno 2001, n. 142, S.O.

 

13. Diritto allo studio.

 

1. Ai dipendenti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato sono concessi - anche in aggiunta alle attività formative programmate dall'amministrazione - speciali permessi retribuiti, nella misura massima di 150 ore individuali per ciascun anno e nel limite massimo del 3% del personale in servizio a tempo indeterminato presso ciascuna amministrazione all'inizio di ogni anno, con arrotondamento all'unità superiore. Le amministrazioni articolate territorialmente provvedono, con atti organizzativi interni, a ripartire tra le varie sedi il contingente di personale di cui al presente comma, definendo i relativi criteri e modalità operative in sede di contrattazione integrativa nazionale di amministrazione.

2. I permessi di cui al comma 1 sono concessi per la partecipazione a corsi destinati al conseguimento di titoli di studio universitari, post-universitari, di scuola di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali, pareggiate o legalmente riconosciute, o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali o attestati professionali riconosciuti dall'ordinamento pubblico e per sostenere i relativi esami. Nell'ambito della contrattazione integrativa potranno essere previsti ulteriori tipologie di corsi di durata almeno annuale per il conseguimento di particolari attestati o corsi di perfezionamento anche organizzati dall'Unione europea, anche finalizzati all'acquisizione di specifica professionalità ovvero, infine, corsi di formazione in materia di integrazione dei soggetti svantaggiati sul piano lavorativo, nel rispetto delle priorità di cui al comma 4.

3. Il personale interessato ai corsi ha diritto all'assegnazione a turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi stessi e la preparazione agli esami e non può essere obbligato a prestazioni di lavoro straordinario né al lavoro nei giorni festivi o di riposo settimanale.

4. Qualora il numero delle richieste superi le disponibilità individuate ai sensi del comma 1, per la concessione dei permessi si rispetta il seguente ordine di priorità:

a) dipendenti che frequentino l'ultimo anno del corso di studi e, se studenti universitari o post-universitari, abbiano superato gli esami previsti dai programmi relativi agli anni precedenti;

b) dipendenti che frequentino per la prima volta gli anni di corso precedenti l'ultimo e successivamente quelli che, nell'ordine, frequentino, sempre per la prima volta, gli anni ancora precedenti escluso il primo, ferma restando, per gli studenti universitari e post-universitari, la condizione di cui alla lettera b);

c) dipendenti ammessi a frequentare le attività didattiche, che non si trovino nelle condizioni di cui alle lettere a), e b).

5. Nell'ambito di ciascuna delle fattispecie di cui al comma 4, la precedenza è accordata, nell'ordine, ai dipendenti che frequentino corsi di studio della scuola media inferiore, della scuola media superiore, universitari o post-universitari.

6. Qualora a seguito dell'applicazione dei criteri indicati nei commi 4 e 5 sussista ancora parità di condizioni, sono ammessi al beneficio i dipendenti che non abbiano mai usufruito dei permessi relativi al diritto allo studio per lo stesso corso e, in caso di ulteriore parità, secondo l'ordine decrescente di età. Ulteriori condizioni che diano titolo a precedenza sono definite nell'ambito delle procedure di cui all'art. 4, comma 3, lett. A), del CCNL del 16.2.1999.

7. L'applicazione dei predetti criteri e la relativa graduatoria formano oggetto di informazione successiva ai soggetti sindacali di cui all'art. 8 del CCNL 16/02/1999.

8. Per la concessione dei permessi di cui ai commi precedenti i dipendenti interessati debbono presentare, prima dell'inizio dei corsi, il certificato di iscrizione e, al termine degli stessi, l'attestato di partecipazione agli stessi o altra idonea documentazione preventivamente concordata con l'amministrazione, l'attestato degli esami sostenuti, anche se con esito negativo. In mancanza delle predette certificazioni, i permessi già utilizzati vengono considerati come aspettativa per motivi personali.

9. Nel caso in cui il conseguimento del titolo preveda l'esercizio di un tirocinio, l'amministrazione potrà valutare con il dipendente, nel rispetto delle incompatibilità e delle esigenze di servizio, modalità di articolazione della prestazione lavorativa che facilitino il conseguimento del titolo stesso.

10. Per sostenere gli esami relativi ai corsi indicati nel comma 2 il dipendente, in alternativa ai permessi previsti nel presente articolo, può utilizzare, per il solo giorno della prova, anche i permessi per esami previsti dall'art. 18, comma 1, prima alinea del CCNL del 16 maggio 1995.

11. Il presente articolo sostituisce l'art. 17 del D.P.R. n. 44/1990.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TRATTAMENTO GIURIDICO

 

ED ECONOMICO



U.P.P.A.

Servizio Programmazione assunzioni e reclutamento

 

 

n. 4/02

 

 

 

 

Ministero delle politiche agricole e forestali

 

Personale comparto ministeri

 

 

 

 

Oggetto: comando - Rimborso oneri finanziari (art. 4, comma 12, CCNL 16/5/2001 integrativo del CCNL del personale del comparto ministeri sottoscritto in data 16.2.1999).

 

Sintesi: è a carico dell'amministrazione di destinazione la spesa per il personale del comparto ministeri comandato ad altra amministrazione anche di diverso comparto che ne faccia richiesta per utilizzarne le prestazioni.

 

Codesto ministero chiede di conoscere l'avviso di questo Dipartimento in merito alla individuazione dell'amministrazione cui fa carico la spesa per il personale assegnato temporaneamente presso altra amministrazione di diverso comparto di contrattazione.

 

Con la riconduzione del rapporto di lavoro di pubblico impiego sotto la disciplina del codice civile e la remissione alla contrattazione collettiva di tutte le materie relative al rapporto di lavoro, le amministrazioni dei singoli comparti di contrattazione e il personale dipendente dalle stesse amministrazioni sono soggetti alla disciplina contrattuale di riferimento.

 

Il caso di specie segnalato riguarda l'istituto della mobilità disciplinato dall'articolo 4 del contratto collettivo nazionale di lavoro integrativo del CCNL del personale del comparto ministeri stipulato il 16 febbraio 1999 e, in particolare, l'imputazione dell'onere finanziario per il caso di comando presso altra amministrazione di diverso comparto.

 

Al riguardo, il comma 12 del citato articolo 4 individua nell' amministrazione di destinazione la spesa per il personale comandato indipendentemente dalla disciplina vigente nel comparto ove tale personale renderà la propria prestazione di lavoro.

 

La norma trova spiegazione nello stesso procedimento di contrattazione collettiva delineato dall'articolo 47 del decreto legislativo n. 165/2001 che prevede la determinazione degli oneri conseguenti e la certificazione dei costi quantificati da parte della Corte dei conti.

 

Una diversa interpretazione comporterebbe a carico dell'amministrazione di appartenenza del dipendente comandato un onere contrattuale aggiuntivo per il quale non è prevista la spesa né la relativa copertura finanziaria.

 

Si rimane in attesa del parere del Dipartimento ragioneria generale dello Stato - IGOP.

 

 

Il direttore dell'ufficio

 

 

Roma, 11 gennaio 2002


U.P.P.A.

Servizio Programmazione assunzioni e reclutamento

 

n. 22/02

 

 

 

Presidenza del Consiglio dei ministri

 

 

Oggetto: personale Federconsorzi assunto - Presidenza del Consiglio dei ministri - Posizione economica “super” - Attribuibilità (art. 5 d.l. n. 552/96).

 

Sintesi: l'anzianità di servizio nello Stato per i dipendenti della Federconsorzi assunti a seguito di superamento di prova pratica e colloquio decorre dal 30 aprile 1997.

 

Codesto dipartimento con nota del 3/12/2001 ha chiesto chiarimenti in merito alla valutazione dell'anzianità di servizio del personale della ex Federconsorzi inquadrato nei ruoli del personale non dirigenziale della Presidenza del consiglio dei ministri ai sensi dell'articolo 5 del decreto legge 23 ottobre 1996, n. 552 convertito con modificazioni con la legge 20 dicembre 1996, n. 642.

 

In via generale occorre premettere che la Federazione dei consorzi agrari, Federconsorzi, è un ente associativo di diritto privato che confedera i consorzi agrari provinciali che sono società cooperative di produttori agricoli sulle quali il Ministero delle risorse agricole esercita la vigilanza.

 

In considerazione della natura privatistica della Federconsorzi la citata norma dell'articolo 5 del decreto legge n. 552/96 ha previsto l'assunzione di 194 unità di personale nelle amministrazioni statali, con decorrenza 30 aprile 1997, a seguito del superamento di una prova pratica e colloquio volta ad accertare, per ciascun profilo professionale, l'idoneità per lo svolgimento delle mansioni connesse al profilo professionale da attribuire. Le modalità di partecipazione e i programmi di esame sono stati determinati con decreto del Ministro per la funzione pubblica del 30 aprile 1997.

 

Premesso quanto sopra si ritiene che il criterio seguito da codesto Dipartimento per la valutazione dell'anzianità, a partire dalla data di assunzione nell'amministrazione dello Stato, possa essere utilmente adottato ai fini dell'attribuzione delle posizioni economiche “super” dedotta da Contratto collettivo integrativo relativo al personale della Presidenza del Consiglio dei ministri sottoscritto il 22 marzo 2001.

 

Il direttore dell'ufficio

 

 

Roma, 8 febbraio 2002

 

 

 

 

U.P.P.A.

Servizio Programmazione assunzioni e reclutamento

 

n. 30/02

 

 

 

Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio

 

 

Oggetto: dipendenti Federconsorzi - Trasferimento ruoli Ministero dell'ambiente - Decorrenza giuridica inquadramento (art.5 d.l. n. 552/96).

Sintesi: l'anzianità di servizio nello Stato per i dipendenti della Federconsorzi assunti a seguito di superamento di prova pratica e colloquio decorre dal 30 aprile 1997.

 

Codesta amministrazione ha chiesto chiarimenti in merito alla valutazione dell'anzianità di servizio del personale della ex Federconsorzi inquadrato nei ruoli del personale non dirigenziale del Ministero dell'ambiente ai sensi dell'articolo 5 del decreto legge 23 ottobre 1996 n. 552 convertito con modificazioni con la legge 20 dicembre 1996 n. 642.

 

In via generale occorre premettere che la Federazione dei consorzi agrari, Federconsorzi, è un ente associativo di diritto privato che confedera i consorzi agrari provinciali che sono società cooperative di produttori agricoli sulle quali il Ministero delle risorse agricole esercita la vigilanza.

 

In considerazione della natura privatistica della Federconsorzi la citata norma dell'articolo 5 del decreto legge n. 552/96 ha previsto l'assunzione di 194 unità di personale nelle amministrazioni statali, con decorrenza 30 aprile 1997, a seguito del superamento di una prova pratica e colloquio volta ad accertare, per ciascun profilo professionale, l'idoneità per lo svolgimento delle mansioni connesse al profilo professionale da attribuire. Le modalità di partecipazione e i programmi di esame sono stati determinati con decreto del Ministro per la funzione pubblica del 30 aprile 1997.

 

Premesso quanto sopra, ed in considerazione anche delle conclusioni cui sono pervenute le amministrazioni del Tesoro, delle Politiche Agricole e le OO.SS. - C.I.G.L., C.I.S.L. e U.I.L. - nella riunione tenutasi il 12 giugno 1998 presso questo Dipartimento, si ritiene che la decorrenza giuridica della qualifica di assegnazione nella pubblica amministrazione debba essere fissata al 30 aprile 1997.

 

 

Il direttore dell'ufficio

 

 

Roma, 1 marzo 2002

 

 

 

 

U.P.P.A.

Servizio Programmazione assunzioni e reclutamento

 

n. 31/02

 

 

 

Regione Abruzzo