Cronaca di Frosinone

Domenica 20 Maggio 2001
Dopo sei mesi dall’entrata in vigore, la nuova legge sanitaria procede adagio
Fasce deboli, poca assistenza

di WANDA CHERUBINI

Le regioni sono in ritardo nell'applicazione della riforma dell'assistenza. A circa sei mesi dall'entrata in vigore della legge 328/2000 solo la Campania, infatti, ha emanato il 4 maggio le linee programmatiche per l'integrazione degli interventi e dei servizi sociali. Il Lazio, al contrario, insieme ad altre regioni dello Stivale, è in forte ritardo.
L'andamento delle spese regionali per l'assistenza, intanto, quali interventi a sostegno delle fasce più deboli della popolazione come anziani, minori, tossicodipendenti, handicap, evidenzia, nel periodo 1996- 2000 un aumento delle risorse complessive programmate: da 3603 a 4543 miliardi con un incremento del 26 per cento. L'incidenza della spesa per l'assistenza sulla spesa totale è passata dall'1,9 per cento del '96 al 2 per cento dello scorso anno; la spesa pro- capite da 156 mila a 184 mila lire. Anche in questo caso notevoli sono gli squilibri tra regione e regione. Ma questa volta non c'è il solito divario tra Nord e Sud, quanto piuttosto le enormi differenze tra regioni a statuto ordinario e quelle a statuto speciale.
A guidare la classifica delle regioni che spendono di più per l'assistenza sociale è la Valle D'Aosta che dal 1996 al 2000 ha innalzato il tetto di spesa da 906 mila a 977 mila lire. Anche la nostra regione ha aumentato la spesa assistenziale dal '96 allo scorso anno, passando dalle 36 mila lire pro- capite del '96 alle 58 mila lire nel 2000. Ha subito, invece, un andamento altalenante la spesa per l'assistenza nella regione Lazio. Dai 188 miliardi del '96 si è scesi ai 173 del '97, è aumentata di nuovo anche se di poco nel '98 con 181 miliardi, fino a giungere ai 211 miliardi del '99 ed ai 306 del 2000. Sono questi i primi risultati dell'indagine sul welfare regionale realizzata dall'Osservatorio dello Spi- Cgil che sarà presentata il prossimo 30 maggio a Roma. Soltanto in pochi casi le regioni hanno realizzato misure di welfare efficaci e di indirizzo per gli enti locali.
La vicina Umbria, ad esempio, insieme alla Basilicata hanno approvato lo scorso anno piani sociali orientati a fissare indirizzi per la realizzazione dei piani di zona e del sistema integrato dei servizi. Secondo il segretario generale dello Spi- Cgil, Raffaele Minelli, il vero problema dei ritardi delle regioni è che le norme programmatiche in vigore sono distanti dai principi della riforma. Per quanto concerne poi il divario tra i due sistemi regionali a statuto ordinario e speciale ciò è la conseguenza di un sistema istituzionale oramai anacronistico che ha sommerso di trasferimenti statali le cinque regioni speciali. Tra le regioni ordinarie a segnare il passo con i livelli di spesa sono anche Marche(25 mila lire pro- capite), Umbria (27 mila lire) ed Abruzzo (31 mila lire). La nostra regione insieme alla Lombardia hanno elevato e di molto i propri tetti di spesa proprio nel corso del Duemila. Dal '96 al 2000, la spesa per l'assistenza nel Lazio è, difatti, lievitata eccessivamente, passando dai 188 miliardi ai 306 miliardi.
C'è, infine, da considerare come questi 306 miliardi spesi nel Duemila rappresentino l'1.4 per cento di incidenza sul totale delle spese, una buona percentuale se paragonata a quelle di altre regioni del centro Italia, come Umbria e Toscana che, invece, registrano un'incidenza rispettivamente dello 0,8 e dello 0,9 per cento.