Cronaca di Frosinone

Mercoledì 4 Luglio 2001
L’allarme del responsabile trasfusioni dell’ospedale di Frosinone: «La carenza di donazioni aumenta in questo periodo»
Estate, scatta l’emergenza sangue
Raccolte solo cinquemila sacche l’anno: la necessità è di ventimila

di MARCELLO GELFUSA

Donatori di sangue cercasi: in provincia di Frosinone, a fronte di un fabbisogno annuo di ventimila sacche, ogni anno se ne riescono a reperire soltanto cinquemila. A lanciare l’allarme sulla carenza di sangue e plasma è il dottor Angelo Ceccarelli, responsabile del servizio immuno-trasfusionale presso l'ospedale Umberto I del capoluogo. «La già di per sé cronica carenza di donazioni - constata Ceccarelli -, aumenta sensibilmente durante l’estate; quando si registra una netta riduzione del numero dei donatori, con conseguenti ed immaginabili disagi per le strutture ospedaliere che invece, proprio in questo periodo, si trovano spesso ad affrontare situazioni di emergenza». Emergenza, che in Ciociaria (come del resto in molte altre province del centro-sud, ove la cultura della donazione del sangue non è ancora talmente radicata da consentire l'autosufficienza) si riesce a tamponare solo grazie al surplus di donazioni proveniente dai centri del nord Italia. Ultimamente poi, con l'apertura del reparto di ematologia presso l'ospedale di Frosinone, la richiesta di sangue è ancora aumentata. L'ideale, sarebbe che nel Frusinate le donazioni quadruplicassero. «Ma già se raddoppiassero - afferma Ceccarelli -, saremmo a buon punto».
Ma cosa fare per invogliare la gente a donare la preziosa linfa? Innanzitutto è bene specificare che il sangue è un "prodotto" naturale, spontaneo, non riproducibile artificialmente, indispensabile alla vita; che è una fonte di energia rinnovabile ed è quindi possibile privarsi di una parte di esso senza avere danni, perché l'organismo lo reintegra prontamente. Donare sangue volontariamente e con consapevolezza rappresenta un gesto importante: vuol dire infatti rendere concreta la propria disponibilità verso gli altri ed anche verso se stessi, poiché così facendo si alimenta un "patrimonio" collettivo di cui ciascuno può usufruire al momento del bisogno. Donare sangue periodicamente garantisce inoltre al donatore un controllo costante del proprio stato di salute, attraverso le visite sanitarie e gli accurati esami di laboratorio. Il donatore ha così la possibilità di conoscere il proprio organismo e di vivere con maggiore tranquillità, sapendo che una buona diagnosi precoce gli eviterà l'aggravarsi di disturbi latenti.
«L'Italia - conclude il dottor Ceccarelli - importa gran parte degli emoderivati di cui ha bisogno, con una elevata spesa per il Servizio sanitario nazionale ed un maggior rischio di trasmissione di malattie, poiché il sangue da cui essi sono ottenuti non sempre proviene da donatori volontari, periodici ed attentamente controllati. Dobbiamo quindi renderci progressivamente autosufficienti, per ridurre i costi ma soprattutto per una maggiore garanzia sulla origine e qualità del sangue».